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10 libri per capire la Resistenza

Cos'è stata la Liberazione? La letteratura ci aiuta a capirlo

22 minuti di lettura

Il 25 aprile, giorno della festa della liberazione dal nazifascismo, è una ricorrenza che andrebbe sentita sempre di scottante attualità, in particolare da parte di chi, nato alla fine del secolo scorso o all’inizio di questo, potrebbe aver sentito parlare della Resistenza solo dai libri di scuola. È importante che l’ideale della lotta partigiana non muoia mai. Le nuove generazioni sono chiamate a prendere il testimone da chi ha combattuto per la libertà e la democrazia, senza mai darle per scontate. Al solito, la letteratura si rivela un dialogo sempre attuale e capace di raccontarci, a distanza di decenni, cos’è stata la Resistenza e chi erano i partigiani. Potevamo essere noi: è forse questo che dovremmo sempre tenere a mente. Abbiamo quindi scelto dieci libri da leggere per ricordare e onorare il 25 aprile, Festa della Liberazione.

«Una questione privata» di Beppe Fenoglio

Uno dei libri chiave sulla Resistenza italiana è senz’altro Una questione privata di Beppe Fenoglio, pubblicata postuma nel 1963, pochi mesi dopo la morte dell’autore. Al centro del romanzo vi è un giovane partigiano, Milton, che va alla disperata ricerca di Giorgio, un ragazzo impegnato nella Resistenza in un altro gruppo partigiano, per capire cosa c’è stato realmente tra lui e Fulvia, di cui Milton è da sempre innamorato. La sua ricerca si scontrerà con un grande ostacolo: Milton apprende che Giorgio è stato preso in ostaggio dai fascisti. Dovrà, a questo punto, catturare a sua volta un fascista, per proporre ai carcerieri di Giorgio uno scambio di ostaggi.

libri su resistenza e 25 aprile

Una questione privata è un romanzo magnetico, e non solo per il ritmo serrato della narrazione. Fenoglio mostra come la Storia si è impossessata delle vite di ragazzi normalissimi, intenti a vivere le palpitazioni del primo amore e ballare sulle note di Over the Rainbow prima che la guerra spazzasse via tutto. I partigiani non vengono mostrati come figure distanti, bensì come ventenni in cui i loro coetanei di oggi finiscono per riconoscersi. I partigiani potevamo essere noi. Un altro elemento che contribuisce a creare il mito di Una questione privata è il suo finale aperto: non è ancora chiaro se sia stata una scelta di Fenoglio, o se semplicemente questi sia morto prima di terminare il libro. Ciò che è certo è che Italo Calvino aveva ragione quando definì Una questione privata il romanzo che tutti gli scrittori che avevano vissuto la Resistenza avrebbero voluto scrivere.

Francesca Cerutti

«Il sentiero dei nidi di ragno» di Italo Calvino

Nell’ottobre del 1947, Cesare Pavese pubblicava sull’Unità la sua recensione de Il sentiero dei nidi di ragno, definendolo come «il più bel racconto che abbiamo sinora sull’esperienza partigiana, nessuno sarà troppo commosso. Non ce ne sono stati altri. Diremo allora che l’astuzia di Calvino, scoiattolo della penna, è stata questa, di arrampicarsi sulle piante, più per gioco che per paura, e osservare la vita partigiana come una favola di bosco, clamorosa, variopinta, diversa».

Il romanzo, uno dei libri più belli sulla Resistenza, narra la storia del piccolo Pin, un bambino ligure costretto a confrontarsi con il mondo dei grandi e con la cruda realtà storica che lo circonda: la lotta partigiana. Il ragazzino, troppo grande rispetto ai coetanei, ma anche troppo piccolo per stare con gli adulti, cerca di farsi scudo nella quotidianità con l’unica arma a sua disposizione: la strafottenza, una corazza apparente, che sfodera per non soccombere alla violenza che lo circonda. Pin riesce a sfuggire dalla realtà solo nel suo nascondiglio “magico”, un rifugio lontano e protetto da quegli incomprensibili problemi dei grandi, troppo presi dalle donne e dalle armi: il sentiero dei nidi di ragno. Tuttavia, questa tana non è destinata a rimanere segreta e il bambino dovrà fare i conti con la verità. Ma forse, in mezzo a tutti quegli indecifrabili adulti, c’è qualcuno degno della sua amicizia, un «Grande Amico» pronto a proteggerlo nella sua calda e sicura mano. Calvino regala ai lettori un racconto di piccoli gesti mossi da un’autentica umanità, unica caratteristica in grado di innalzare l’uomo al vero eroismo.

Costanza Valdina

«La casa in collina» di Cesare Pavese

La casa in collina è probabilmente uno dei testi più autobiografici di Cesare Pavese. Infatti, già dalla trama stessa possiamo trovare analogie con la vita dell’autore: il protagonista del romanzo è Corrado, un professore di Torino che si rifugia in collina e non partecipa alla Resistenza, come farà lo stesso Pavese. Con un contrappunto particolare nella narrazione Pavese alterna schemi opposti, contrapponendo infatti la città, luogo di guerra, e la campagna, apparentemente luogo sicuro ma poi anche questo travolto dalla violenza. E allora si oppongono anche la vita e la morte, l’azione e la non-azione, la contemplazione e l’attività. L’intellettuale e l’uomo in generale si trova dentro questi dissidi che sono prima di tutto interiori: la guerra è il grimaldello mediante il quale Pavese penetra nelle porte di una crisi esistenziale che non è solo di Corrado, ma anche prima di tutto sua.

libri su resistenza e 25 aprile

Dei suoi tormenti e paure sentiamo profondamente un’eco forte, ma a tratti anche tenue, che lascia spazio ad una riflessione più ampia. Ben presto tali tormenti sono diventati il culmine di una crisi che non è solo sua, ma simbolo di un male universale.

Ora che ho visto cos’è la guerra, cos’è la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: – E dei caduti che facciamo? Perché sono morti? – Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero.

Silvia Argento

«L’Agnese va a morire» di Renata Viganò

Tratto da un’esperienza in parte autobiografica, L’Agnese va a morire è considerato unanimemente il capolavoro di Renata Viganò. Oltre ad essere uno dei libri classici per capire la Resistenza italiana, risulta un testo fondamentale per comprendere l’importanza delle donne in questo decisivo momento storico. Agnese è una lavandaia possente, non più giovane, sposata con il debilitato Palita. Il marito, nonostante la malattia, è molto attivo da un punto di vista politico e altamente contrario all’occupazione nazista che sta affliggendo il Paese. Purtroppo, l’uomo viene catturato dai tedeschi e ucciso. Da questo trauma comincia a snodarsi la vera e propria vicenda del romanzo che vedrà Agnese protagonista della Resistenza, tanto da risultare indispensabile alle comunicazioni dei partigiani delle Valli di Comacchio.

libri su resistenza e 25 aprile

Come si evince dal titolo, il libro si conclude con il sacrificio della donna, che nel 1949 – data di pubblicazione – destò non poche polemiche. L’ambiente postbellico, forse, non era ancora pienamente capace di recepire un’opera di questa portata; tuttavia, il successo arrivò comunque grazie con l’assegnazione del Premio Viareggio. Come scrive Sebastiano Vassalli: «Del resto è fin troppo evidente che Agnese non è solo un personaggio letterario, è un simbolo di qualcosa di più grande e di più importante […]. Agnese esce in pratica dalla realtà per diventare incarnazione di un mito destinato a compiersi con la sua morte». Nel proseguire con la narrazione, la guerra diviene sempre più un pretesto per descrivere lo stato d’animo della protagonista, eroina di una dramma contemporaneo contrassegnato da – sempre per riprendere il Vassalli – «umiltà, semplicità e abnegazione».

Lorenzo Gafforini

«Il falso e vero verde» di Salvatore Quasimodo

Nella carrellata sui libri che trattano della Resistenza, c’è posto anche per i versi. Il falso e il vero verde è una raccolta di quattordici poesie di Salvatore Quasimodo, uscita nel 1956. La silloge è incentrata sul tema del ruolo del poeta nella società contemporanea, che avrebbe in questo senso la responsabilità «di cambiare il mondo». Di conseguenza, sulla scorta di questa logica, il poeta è definito tale quando non rinuncia alla sua presenza nella società e non si esime dall’impegno politico. Dietro questo sentimento di Quasimodo c’è il ricordo dell’epoca appena trascorsa e del silenzio a cui i poeti e gli intellettuali dovettero attenersi a causa del fascismo.

Un altro tema ricorrente è quello del dolore, in particolare per i morti della Resistenza, a cui il poeta dedica alcune delle pagine più intense della raccolta, quelle della poesia Ai quindici di piazzale Loreto, dedicata ai partigiani uccisi nel 1944 in piazzale Loreto a Milano. Gli ultimi tre versi sono tra i più intensi della poesia italiana del Novecento, e andrebbero gridati con forza in questo giorno di libertà:

La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe;
la morte non dà ombra quando è vita.

Vladislav Karaneuski

«I ventitré giorni della città di Alba» di Beppe Fenoglio

Pubblicato per la prima volta nella collana dei Gettoni Einaudi – diretta da Elio Vittorini – nel 1952, I ventitré giorni della città di Alba di Beppe Fenoglio, composto da dodici racconti brevi, è uno dei libri che affrontano la Resistenza, a cui lo stesso autore prese parte lottando nelle Langhe prima tra i garibaldini e poi tra i badogliani dopo il suo periodo di leva a Ceva, in Piemonte.

libri su resistenza e 25 aprile

Questi racconti, che originariamente dovevano titolarsi Racconti barbari, sono ambientati nelle Langhe piemontesi, descritte nelle parole di Vittorini come un «paesaggio morale» con un «sapore e un gusto barbarico». Il paesaggio langarolo appare, infatti, solitario e crudo, e trasmette la primitività dei suoi protagonisti, le cui vicende sono crude e volte alla sopravvivenza materiale. I personaggi, scevri di ogni alone celebrativo a cui siamo abituati leggendo le storie di partigiani, sono descritti come antieroi che aspirano alla libertà individuale, arrivando a tradire i propri compagni, e che all’iniziale entusiasmo della guerra sostituiscono un crescente sbandamento e delusione nei confronti della Resistenza.

Con toni ironici e umoristici, I ventitré giorni della città di Alba costituisce la controstoria della Resistenza partigiana: una storia fatta di eroi, ma anche di antieroi allo sbando, giovani sognatori subito rassegnati che combattono per esaudire un desiderio di libertà e normalità al costo di tradire i propri ideali.

Alberto Paolo Palumbo

«Uomini e no» di Elio Vittorini

Uomini e no è il capolavoro di Elio Vittorini sulla Resistenza. Un romanzo unico nel suo genere in quanto, a differenza di altri grandi autori che hanno trattato la Resistenza ambientando i propri libri nelle campagne, qui domina la città di Milano. Il protagonista è Enne 2, un uomo di cui non conosciamo il nome, che ha la stessa data di nascita di Vittorini e non certo per caso. Sappiamo ciò che prova in ogni momento in quanto, in un’ottica di profondo sperimentalismo stilistico e narrativo, l’autore inserisce nel breve romanzo anche paragrafi in corsivo in cui di fatto dialoga lui stesso con Enne 2. Attraverso queste meditazioni surreali, ma allo stesso tempo con profondo realismo, Vittorini mostra la lotta per la liberazione dal fascismo, una liberazione non solo politica, ma anche culturale e intellettuale: la lotta per il diritto dell’uomo di essere libero e felice nel rapporto con se stesso e con gli altri.

Tutto questo sullo sfondo di una città viva e poetica. Come spiega in un articolo su “L’Epoca”, Vittorini osserva la Sicilia da Milano e Milano dalla Sicilia. La conoscenza della città è dunque il primo grande fattore che ha reso eterna quest’opera, di cui riconosciamo i vari luoghi che, come in un film, la scrittura vittoriniana ricostruisce e rende eterni dentro di noi.

Silvia Argento

«Diario partigiano» di Ada Gobetti

Schietto, arso, completo. Il Diario partigiano di Ada Gobetti è oggi uno dei libri più onesti sulla Resistenza e sulla lotta di Liberazione, derivato com’è da appunti cifrati, scritti tra il 1943 e 1945 e successivamente rielaborati senza sublimazione, restituendo agli eventi un carattere piano, solcato da strie d’inevitabile accelerazione. La Resistenza italiana è qui colta al centro della sua umanità, spogliata dalla retorica che ne vizia il racconto, che fa di vicende complesse una storia «da monumento e da banda» (G. Fofi). Destinato, pur nel silenzio dell’intento, alle giovani generazioni, Diario partigiano rammenta le azioni più eroiche e le imprese non riuscite, gli accadimenti minuti e i piccoli – naturali – momenti di crisi.

libri su resistenza e 25 aprile

La sensibilità dell’autrice – tanto più forte nel ricordo dei compagni – restituisce un quadro totale, in cui ai “capi” dell’antifascismo si affiancano le figure “ignote”, uomini e donne tornati nei ranghi della quotidianità. Contraria all’elogio smodato, teso viepiù a uno svuotamento di senso, Gobetti dichiara che la validità della Resistenza sta «nel fatto che in essa non poteva esistere conformismo: situazioni sempre nuove imponevano soluzioni sempre nuove, e questo bisogna farlo capire ai giovani. […] Se sapremo analizzare spregiudicatamente quel periodo […] daremo loro la possibilità di una scelta. Ritroveranno quella stessa carica che avevamo noi».

Ginevra Amadio

«Il partigiano Johnny» di Beppe Fenoglio

Il partigiano Johnny è uno dei romanzi più significativi del Neorealismo italiano, nonché uno dei più importanti libri del Novecento che tratti la tematica della Resistenza. Johnny, chiamato così dagli amici a causa del suo amore per la letteratura inglese, è un giovane sottoufficiale italiano, che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 decide di prendere parte alla lotta partigiana. Si unisce prima ai partigiani comunisti, di cui critica la poca organizzazione, poi, riuscendo a sfuggire ad un rastrellamento fatto al gruppo dai nazifascisti, si unisce ai badogliani. A seguire, una serie di peripezie e di guerriglie che vedono Johnny protagonista.

Particolarmente interessante è la lingua usata da Fenoglio, il “fenglese”, un misto tra inglese, italiano e lessemi inglesi italianizzati. Una caratteristica espressionista che emerge peculiarmente nella prima stesura, ma che per ragioni editoriali verrà un po’ limitata nella seconda. Nel personaggio del partigiano Johnny, inoltre, individuiamo una chiara proiezione dell’autore, che nutriva anch’egli un grande amore per la lingua e la letteratura inglese.

Vladislav Karaneuski

«Dizionario del partigiano anonimo», in «Storie della Resistenza»

L’antologia Storie della Resistenza, pubblicata da Sellerio nel 2013, raccoglie svariate testimonianze di questo periodo. Alcune portano la firma di autori noti, come Carlo Levi, Nuto Revelli, Guido Piovene, mentre altre ridanno dignità ad autori misconosciuti, ma che non per questo non possono offrire un contributo meritevole di essere riscoperto. In effetti, il documento forse più significativo dell’intera raccolta viene proprio da un anonimo: si tratta del Dizionario del partigiano anonimo, un elenco in ordine alfabetico di parole che nella loro semplicità raccontano in modo spietato la realtà di chi scelse di impegnarsi nella lotta partigiana, in nome di un futuro di libertà che forse nemmeno avrebbe vissuto in prima persona.

libri su resistenza e 25 aprile

Vogliamo chiudere questo articolo sui libri dedicati alla Resistenza con alcune delle più toccanti definizioni del Dizionario del partigiano anonimo:

Casa – meglio non pensarci. Col tempo, non è poi tanto difficile.
Domani – si spera sempre che sia migliore. Che non ci siano da fare cinquanta chilometri per spostarsi da una valle all’altra. Che i tedeschi non sguinzaglino i loro cani. Che il freddo non sia troppo rigido. Che non manchi da mangiare. Che gli aerei degli alleati non ci scambino per “gli altri” (come è già avvenuto). Che sia finalmente l’ultimo giorno di questa storia.
Grano – c’è stato un giorno, indimenticabile, in cui ci siamo rivoltati sulla schiena, abbiamo osservato le spighe, i fiordalisi, i papaveri che tremavano alla brezza estiva e ci siamo accorti che continuavamo a vivere.

Francesca Cerutti

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Redazione

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