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Lo scomodo e “inutile”
potere della parola

6 minuti di lettura

«L’arte è produzione di oggetti di consumo»
(Eugenio Montale).

Al giorno d’oggi che ruolo riveste l’arte della parola nella società? La figura dell’artista in questione ha senz’altro subito un drastico cambiamento in tempi recenti, durante i quali si è sviluppato prevalentemente il “mercato dell’arte”. Egli fa dell’arte il desiderio di guadagno, sovrastando con arroganza la sua funzione originaria di validissimo mezzo di comunicazione; situazione, questa, all’ordine del giorno anche nei secoli precedenti (basti pensare al poeta-prostituta condannato da Charles Baudelaire)

L’arte della poesia e più in generale della letteratura è quindi legata ai tempi in cui vive, tanto che nel corso della storia ne è stata spesso la diretta espressione. Nel caso attuale, è proprio una “mercificazione” quella che l’arte della parola sta subendo, incapace di trovare nuove forme di manifestazione se non strettamente legate al guadagno come precedentemente considerato. Ad influenzare questa pericolosa perdita di spazio non manca la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, che tendono a limitare ogni possibilità di riflessione.

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Fonte: jedasupport.altervista.org

Questo accade a partire da chi per primo si affaccia alla letteratura, i giovani, che sulla frequente onda di uno studio scolastico esageratamente intenso e maniacale dei testi, non fanno che disinteressarsene. Così si diffonde la convinzione che la letteratura sia qualcosa di inutile e superfluo dal momento che per molti non fornisce un profitto tangibile e va dunque trattata con indifferenza.

Di conseguenza è alla portata di tutti riuscire ad individuare ciò che è “utile”, pratico e che ci fornisce una immediata e magari temporanea soluzione, ma non che cosa è emozionante, coinvolgente o semplicemente bello. Sembra che la vita al giorno d’oggi sia regolata dalla strana costrizione ad avere un’imminente e continuo bisogno di trovare la più utile e rapida delle strategie in ogni frangente, escludendo così la letteratura dalle opzioni considerabili. Probabilmente essa si trova distante anni luce dalla banalità delle situazioni etichettate come “problemi” oggi, ma la sua importanza potrebbe celarsi proprio dietro a questo fatto: la letteratura non si limita ad informare riguardo una determinata situazione, ma l’anticipa, consente non di prevederla bensì in qualche modo di viverla prima che venga concesso di farlo.

Privata di tutto il suo splendore, l’arte della parola torna ad essere trattata unicamente in termini di vendite, eliminando l’amorevole preoccupazione verso ciò che di più bello essa potrebbe esprimere per lasciare la strada spianata all’interesse economico. Questo tipo di arte, però, non è una merce, «essa è uno di quei poteri immateriali non valutabili a peso che in qualche modo pesano» (Umberto Eco).

Relegare l’arte della parola ad un semplice prezzo è sintomo di un grave impoverimento sociale, sia sul fronte spirituale che su quello materiale. Anche dal più pratico punto di vista, infatti, la letteratura influisce sulla vita dell’uomo partendo dal fatto che «serve innanzitutto a educare i nostri sentimenti, che non abbiamo come dote naturale, ma come evento culturale» (Umberto Galimberti). Così essa innesca una reazione a catena tra la costruzione di un’idea che subito si tramuta in “evento” riscontrabile nella realtà.

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Restano comunque innumerevoli i suoi effetti riguardanti il miglioramento del linguaggio, l’ampliamento del lessico e il contributo che offre alla formazione del nostro spirito critico, rendendoci meno influenzabili e aiutando le nostre idee a divenire più fondate. Per non parlare della straordinaria opportunità che ci offre di allenare la competenza che distingue l’uomo dalla maggior parte degli altri esseri viventi: la possibilità di riflettere. L’apatia nei confronti dell’arte della parola uccide lo stimolo al raggiungimento di convinzioni sempre più personali e profonde ed è responsabile del dilagare a macchia d’olio di confusione e disinformazione.

Se la radice di questa indifferenza nei confronti dei benefici della, ahinoi, mercificata letteratura dovesse avere la sua totale origine nella figura del suo artista, lo scrittore, egli dovrebbe rivalutare l’importanza della sua posizione che gli consente di essere «accusatore di quella società malata che attenta alla dignità umana» (Luis Sepulveda) e alla dignità della sua arte.

Arianna Locatello

 

 

 

Arianna Locatello

Classe 1998, studia Filosofia all’Università di Verona, ma nutre un amore spassionato anche per la letteratura, la musica e la natura.
Di tanto in tanto strizza l’occhio ad un certo Martin Heidegger, ma ha venduto la sua anima ad un paio di ragazzacci venuti prima e dopo di lui.
Sogna di diventare un giorno l’essere pensante che è, servendosi di due mezzi: il viaggio e la scrittura.

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