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L’òbolo di Frammenti, per affrontare la quarantena con filosofia

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L’òbolo era una delle monete in uso prima in Grecia poi a Roma. Si diceva che Caronte, traghettatore degli Inferi, ne richiedesse il pagamento: un’òbolo, da lasciare sull’occhio del defunto, prima che questi venisse seppellito, per essere trasportati, una volta giunti nell’aldilà, da una parte all’altra del fiume Acheronte, che divideva il regno dei morti da quello dei vivi. Un servizio cheap, si direbbe, contando quanto lavoro avesse da svolgere Caronte. Ma l’òbolo è anche, così nel Medioevo e più oltre, l’offerta, solitamente poco rilevante, quindi più simbolica che effettuale, donata dal contadino, dal mugnaio, dal calzolaio alla Chiesa o a chi avesse bisogno di contributi pecuniari.

Inauguriamo su Frammenti, ogni giorno alle 18 a partire da domani (13 marzo), l’òbolo, un brevissimo elzeviro che vi offriamo senz’aspettarci alcun controdono, ma perché noi, come voi, abbisogniamo di qualcuno o qualcosa che ci tenga impegnati. Non risaliamo l’Acheronte (anzi, semmai, progressivamente, ce ne allontaniamo), né domandiamo grazia a Sua Santità – vogliamo solo tenerci compagnia, con qualche pensiero più o meno edificante. Ogni òbolo sarà dedicato ad una breve riflessione che, partendo da citazioni filosofiche, letterarie o spezzoni di brani conosciuti, possa accompagnarvi almeno un poco nell’arco della giornata, come un mantra, un pensiero sul quale ritornare, un motivo da ricucire. Da domani, ogni giorno, alle 18.


Immagine in copertina: Photo by Dennis Ottink on Unsplash

 

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Giovanni Fava

25 anni, studio Filosofia a Bologna. Perlopiù passeggio in montagna.