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«Lode all’Emilia,
la più filosovietica
tra le province
dell’impero americano»

4 minuti di lettura

Dai Cccp a Francesco Guccini, passando da Skiantos, Offlaga Disco Pax, Vasco Brondi e Lucio Dalla, tanti gli artisti che nei loro brani hanno raccontato l’Emilia Romagna tra ardore politico e disillusione post-industriale.

cccp

Partiamo con un pezzo storico: Emilia Paranoica, firmato Cccp – Fedeli alla linea. I Cccp sono uno dei gruppi new wave più importanti degli anni ’80, un’icona punk ancora oggi fortemente influente. Originari di Reggio Emilia con il loro “punk filo-sovietico” riescono a emanciparsi dai fantasmi anglofoni che sembravano in quegli anni impossessarsi della scena musicale italiana e danno vita a un cantautorato nuovo e di successo. La musica si impregna di ideologia rossa, sarcasmo, buoni sentimenti e soprattutto ossimori. Così parlano della loro musica i componenti della band alla presentazione dell’EP Ortodossia nel 1984:

«Nemici della casualità, ai punks da collezione vogliamo sbattere in faccia la possibilità del filosovietismo, alle mummie da sezione la possibilità del punk. Punk melodico? Come il melodico emiliano non è necessariamente liscio, così il punk non è necessariamente ruvido. Emiliano? Certo. Non a Londra, non a Berlino, non a New York. A Reggio, Parma, Modena, Sassuolo, a Fiorano, a Carpi. Non siamo forse i nipotini di Togliatti? Lode all’Emilia, la più filosovietica tra le province dell’impero americano»
(da Frigidaire, gennaio 1982)

L’Emilia si configura, quindi, come un bollino rosso che, tra tentativi di resistenza nel contesto occidentale filo-americano, inevitabilmente aderisce al mondo a cui s’illude di opporsi.

Emilia Paranoica è un brano di sette minuti che chiude l’EP del 1985 Compagni, cittadini, fratelli, partigiani. In questo punk melodico ma ossessivo, Giovanni Lindo Ferretti rappresenta uno spaccato di società decadente emiliana – ma non solo – il cui emblema è Settantasette, un punk di Sassuolo [«due, tre, quattro plegine; / chiedi a Settantasette se non sai come si fa»]. Tra ritmi martellanti e andamenti più lenti, i Cccp creano un’atmosfera di oppressione e descrivono un’Emilia che si trascina tra i circoli Arci in notti senza sonno e senza pace, nella snervante attesa che qualcosa di significativo, anche se incomprensibile, accada [«aspetto un’emozione sempre più indefinibile, / sempre più indefinibile»] al fine di rompere l’apatia della provincia annebbiata dall’alcool, mentre su altre terre il terrore imperversa [«brucia Tiro, Sidone / il roipnol fa un casino se mescolato all’alcool / bombardieri su Beirut / due, tre, quattro plegine…»].

Le atmosfere dell’Emilia-Romagna della fine degli anni ‘70 e ‘80 rivivono anche nei primi album degli Skiantos, una band di punk demenziale dai cui testi apparentemente banali si evince in realtà una satira pungente. Formatisi a metà degli anni Settanta, gli Skiantos sono legati alla prima ondata del Movimento del ’77, nato in Italia dai gruppi della sinistra extraparlamentare, e radicalizzatosi fortemente nella regione, soprattutto nel suo capoluogo Bologna. La loro musica anti-colta con testi nonsense diventa il manifesto del movimento di rivolta: «brucia le banche / bruciane tante / calpesta le piante. Se tu bruci una banca / il direttore poi si schianta / gli dai in testa anche una panca / e vedrai che poi la pianta».

Articolo pubblicato integralmente sul numero estivo della nostra rivista cartacea.
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Camilla Volpe

Public opinion, market&communication research | Lettere | Mountainaholic | Organic-friendly

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