Mary Shelley

«Mary Shelley»: 3 motivi per andare al cinema

Nel 2018 ricorrono i 200 anni dalla pubblicazione di Frankenstein, il capolavoro di una giovanissima Mary Shelley. Per l’occasione la vita dell’autrice inglese è stata portata al cinema con il film Mary Shelley. Un amore immortale (in inglese Mary Shelley): il ruolo della protagonista è affidato alla recitazione di Elle Fanning.

Mary Shelley
Locandina del film. Fonte: ucicinemas.it

La critica (italiana soprattutto, ma non solo) non è stata benevola per questo biopic diretto dalla prima regista donna dell’Arabia Saudita, Haifaa al-Mansour. Cercando di individuare i punti di forza e le debolezze del film, ecco 3 motivi per vederlo.

1. Fedeltà storica (o quasi)

Il film offre un fedele quadro della vita di Mary Shelley dal periodo precedente al suo incontro con Percy B. Shelley (suo futuro amante e marito) fino alla pubblicazione della seconda edizione di Frankenstein, in cui l’autrice abbandona finalmente l’anonimato.

Secondo alcuni la recitazione di Elle Fanning non rende giustizia al tormento del personaggio, ma proprio il fatto di proporre una Mary che vive con assoluta tranquillità (come di fatto è avvenuto) lo scandalo di essere amante di un uomo sposato ne sottolinea il carattere rivoluzionario. Fonte: santafenewmexican.com

Solo due le omissioni più importanti, strettamente legate alla nascita del capolavoro di Mary.

L’idea della sfida di scrittura, in cui si cimentano Percy Shelley, Lord Byron, John Polidori e Mary, deriva dalla lettura di Fantasmagoriana, una raccolta di storie dell’orrore; nel film l’idea della “gara” nasce dal nulla nella mente di Byron.

Ci capitarono per le mani alcuni volumi di storie spettrali tradotte dal tedesco in francese. […] “Ognuno di noi scriverà una storia di fantasmi”, disse Lord Byron ed accettammo la sua proposta.


(Mary Shelley, Prefazione alla seconda edizione di Frankenstein, 1831)

Mary Shelley
Mary Shelley (Elle Fanning), Percy Shelley (Douglas Booth) e Lord Byron (Tom Sturridge) a Villa Diodati. Fonte: mynewpaildpants.com

Altra mancanza che si fa sentire è quella dell’incubo, che avrebbe fornito a Mary lo spunto per la scrittura di Frankenstein.

Vidi l’orrenda figura di un uomo disteso, e poi, messo in funzione da qualche potente congegno.

(Mary Shelley, Prefazione alla seconda edizione di Frankenstein)

Una circostanza, quella del sogno, che compare brevemente sia nel trailer che nella colonna sonora, ma che è stata tagliata.

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C’è da spezzare però una lancia a favore di tale mancanza: parte della critica letteraria concorda sul fatto che la circostanza del sogno sia stata inventata a tavolino da una Mary Shelley ormai adulta, che nella seconda edizione del romanzo cerca di offrire al pubblico una giustificazione plausibile sul perchè una ragazza di 18 anni sia stata in grado di creare la storia del mostro di Victor Frankenstein. Una domanda, questa, che dopo 13 anni dalla prima edizione era ancora viva nel pubblico.

2. Attenzione ai dettagli

Uno degli aspetti più pregevoli del film è sicuramente l’attenzione ai dettagli.

Nella scena iniziale, Mary (appassionata di storie dell’orrore) legge di nascosto Il castello di Wolfenbach di Eliza Parsons, esempio del cosiddetto romanzo gotico. Una presenza di certo imprescindibile nelle letture dell’autrice, che inizierà un particolare filone di quel genere: la science fiction.

Mary Shelley
Attenzione al dettaglio anche in negativo. I personaggi di Shelley e Byron sono stati giustamente criticati per il trucco anacronistico: Douglas Booth come un Percy Shelley con il ciuffo fresco di hairstylist e Tom Sturridge come un Lord Byron con l’eyeliner. Fonte: twitter.com

Di fronte all’occhio indagatore del padre, il filosofo William Godwin, Mary nasconde le letture trasgressive e mostra di leggere (oltre alle opere del padre) i poeti “canonici”, primo tra tutti I racconti di Canterbury di Chaucer e The ballad of the ancient mariner di Coleridge.

Nel film, proprio Coleridge fa la sua fugace, ma fondamentale comparsa in casa Godwin. Mary infatti potè effettivamente conoscerlo di persona e sentire il componimento recitato dallo stesso Coleridge. Un elemento non trascurabile per la genesi di Frankenstein, ricco di riferimenti all’autore e alla Ballata nello specifico.

3. L’amore e l’arte di Mary Shelley

Gran parte della critica negativa ha sottolineato come il film affronti solo l’amore tra Mary e Percy, i cui continui bisticci sono stati paragonati a quelli di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello (fonte: Il Giornale). Altri hanno parlato di una commedia romantica per adolescenti in costume.

Mary Shelley
Fonte: pianetadonna.it

Il solo titolo Mary Shelley (come è nella versione originale) può essere indubbiamente fuorviante, ma è del tutto plausibile che si sia scelta una sezione della vita dell’autrice piuttosto che un’altra. Considerando che il film è nato per fare luce sulla nascita di Frankenstein, risulta naturale che siano state portate sul grande schermo le vicende precedenti alla sua scrittura e non quelle successive.

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La centralità dell’amore tra Mary e Percy non è motivato da una pura volontà di creare una commedia romantica in costume; errore che peraltro sarebbe stato facile commettere. L’amore tra Mary e Percy è sempre considerato in relazione a Frankenstein, come origine della solitudine e della sofferenza del mostro. Sebbene la scrittura (materialmente parlando) sia relegata negli ultimi minuti, la vera scrittura del romanzo avviene durante tutto il film perchè ogni evento viene letto alla luce del capolavoro; come di fatto è avvenuto.

Mary Shelley
Mary Shelley (Elle Fanning) con il manoscritto di Frankenstein. Fonte: screanWEEK

Dunque il film non affronta tutta la vita dell’autrice, ma la maggior parte dei film biografici non lo fanno. Alcuni esempi: Poeti dall’inferno descrive esclusivamente il rapporto tra Paul Verlaine e Arthur Rimbaud (Di Caprio), dedicando solo gli ultimi minuti alla vita dei due dopo la loro separazione. Changeling racconta la ricerca del figlio scomparso di Christine Collins (Angelina Jolie), tralasciando le vicende della vita della donna dopo la chiusura del caso. Saving Mr Banks, basato sulla vicenda dell’autrice di Mary Poppins (Emma Thompson) e sulla creazione dell’omonimo film, affronta l’infanzia dell’autrice tramite flashback e non va aldilà della sua esperienza con la Disney.

Questo accade non (solo) per precise scelte di regia, ma perchè l’anima di un film biografico è profondamente diversa da quella di un documentario. Un biopic non deve raccontare una vita, ma trasmetterne l’essenza.

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Sofia Fabrizi

Studentessa di Lettere Moderne presso l'Università di Siena di età sconosciuta ai più (non è gentile chiedere ad una signora). Pubblica approfondimenti di letteratura italiana e straniera nel blog della casa editrice Caravaggio Editore e racconta i grandi del passato nel suo blog personale "Gli appunti di Hermione" (disponibile nelle icone social qui sopra). Coordina la rubrica di Letteratura di questa rivista e nel tempo libero ha anche una vita sociale. John Keats è il suo fidanzato segreto, ma rimanga tra noi: lui non lo sa.