Tra massoneria e templari,
un furto di quadri esoterici:
mistero in stile Dan Brown

Ci siamo occupati in passato di sottrazioni di opere d’arte importanti, come quella avvenuta alla Pinacoteca di Verona dove, nello scorso novembre, sono stati trafugati 17 capolavori del Tintoretto, Rubens, Mantegna e altri, per un valore stimato tra i 10 e 15 milioni di euro. Il 22 gennaio scorso il furto non ha riguardato un luogo famoso, tanto meno opere di valore artistico rilevante: nella chiesa di San Lorenzo a Saliceto, paese delle Langhe in provincia di Cuneo, sono state rubate 13 tele della Via Crucis, di pittore ignoto, risalenti all’epoca napoleonica. La peculiarità di questo ciclo di quadri è la presenza di una simbologia esoterica, simbologia di cui la chiesa è colma, sia all’interno sia all’esterno, quasi come fosse un libro di pietra.

La facciata di San Lorenzo (Fonte Wikipedia)

La facciata di San Lorenzo (Fonte Wikipedia)

Costruita nel 1490, in stile rinascimentale, la chiesa di San Lorenzo presenta, tra i numerosissimi simboli della facciata frontale, il Bafometto, idolo pagano associato a Satana; la rana alata legata al culto di Heket, la dea egiziana del parto e, come anfibio, simbolo dell’alchimia tra l’elemento dell’aria e quello dell’acqua; Ermete Trismegisto, che mai dovrebbe essere associato a una chiesa cristiana, custode dei misteri e dei segreti, paragonato ad antiche divinità, che unisce il mito di Ermes, dio greco del logos e della comunicazione, e quello di Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria.

All’interno, tra le varie opere, un’Ultima cena particolare, con Giovanni rappresentato con sembianze femminili, come fosse la Maddalena.

Oltre alla presenza di questa chiesa non convenzionale, nelle colline che circondano l’abitato di Saliceto sono state scavate nell’arenaria delle gallerie che hanno ispirato molte leggende. Quella più interessante vuole che la zona salicetese vedesse, nel Medioevo, cruenti scontri tra saraceni e templari. Pare che il principe saraceno Abdul Amin morisse e fosse sepolto proprio a Saliceto insieme ad un inestimabile tesoro, talmente prezioso che gli operai che scavarono la sua tomba fossero loro stessi uccisi e seppelliti insieme al principe perché non rivelassero il luogo della sepoltura.

Leggende a parte, è più probabile che la creazione delle gallerie fosse per rifornimento idrico, come confermato da gruppi di speleologi che in passato sono intervenuti per esplorazioni professionali sulle cavità artificiali e naturali della zona.

Inoltre, ai tanti segreti della chiesa e del circondario, si aggiunge il giallo: il parroco don Fenoglio, colui che aveva voluto in San Lorenzo la Via Crucis rubata a gennaio, fu assassinato nel 1875, delitto che restò irrisolto.

Che ci sia un fondo di verità sulla possibile presenza templare nella zona o che si tratti solo di miti ideati ad arte per creare un alone di mistero intorno a Saliceto e alla Valbormida, di sicuro il clamore mediatico su queste terre di confine tra Piemonte e Liguria c’è stato ed è tuttora vivo.

Nel 2015, sono cominciate le riprese di un film, che ancora è in lavorazione, e che vede il comune langarolo come una delle location principali. The broken key, diretto da Louis Nero, è un thriller esoterico che vedrà, tra gli altri, attori del calibro di Rutger Hauer e Kabir Bedi.

Ma Saliceto e i suoi segreti sono già finiti sotto i riflettori nel 2011 nella trasmissione Mistero. All’epoca, il conduttore Marco Berry si avvalse della collaborazione del professor Giorgio Baietti, noto scrittore e ricercatore, che si è reso disponibile per una intervista.

Giorgio Baietti e Marco Berry in un fotogramma della puntata di Mistero girata in Valbormida

Giorgio Baietti e Marco Berry in un fotogramma della puntata di Mistero girata in Valbormida

Innanzitutto, grazie Professore. Nel 2003, ha pubblicato il libro L’enigma di Rennes-le-Château. Lei è uno dei massimi esperti sul misterioso paesino francese dove, a fine ‘800, il parroco Bérenger Saunière pare avesse trovato un tesoro di inestimabile valore, e che fu fonte di ispirazione per molti autori, tra cui Dan Brown per Il Codice Da Vinci. Ci sono delle similitudini tra la chiesa di San Lorenzo e quella di Santa Maria Maddalena a Rennes-le-Château?

Sono due chiese particolari e di grande fascino. Entrambe custodiscono un grande segreto e in entrambe la Via Crucis è posta al contrario rispetto ad altre chiese, ossia, dove c’è la prima Stazione, qui abbiamo l’ultima, in senso antiorario rispetto all’altare. La Via Crucis di Saliceto era qualcosa di stupefacente, bellissima dal punto di vista cromatico e di misteriosi significati. Ad esempio, vi era presente la dea Minerva e un nano che portava degli attrezzi ed erano posti in primo piano, come se loro, e non Gesù, fossero i protagonisti. Un nano che porta degli attrezzi si può identificare con l’Apprendista del grado massonico e Minerva è la dea della conoscenza… anche a Rennes-le-Château la Massoneria è una presenza tangibile. Un particolare che ho scoperto proprio io era nella penultima Stazione, la tredicesima, quella con la deposizione del Cristo: nell’iscrizione INRI, la N è girata al contrario, proprio come a Rennes-le-Château! La ragione per questa scelta è incerta, secondo uno scrittore catalano, la N rovesciata significherebbe “nascondiglio”.

Via Crucis, XIII Stazione, particolare della N rovesciata

Via Crucis, XIII Stazione, particolare della N rovesciata

Quali sono le caratteristiche delle tele della Via Crucis e in che cosa si differenziano da quelle di ogni altra chiesa?

Ogni Stazione aveva un particolare bizzarro, dei personaggi che, normalmente, non ci dovrebbero essere. Tra tutte, la tredicesima e la quattordicesima erano veramente straordinarie. Nella penultima Stazione, oltre alla N rovesciata, c’era Giuseppe d’Arimatea con sei dita nella mano e i chiodi e la corona di spine stazionavano a una decina di centimetri dal suolo, come se volassero.

Via Crucis, XIII Stazione

Via Crucis, XIII Stazione

L’ultima, la quattordicesima, poi, aveva un particolare davvero inquietante: Gesù Cristo era invecchiato di molti anni rispetto al quadro precedente, invecchiato e dimagrito, e i suoi capelli fluenti erano quasi scomparsi a testimonianza di questo passaggio di tempo. Perché l’anonimo pittore aveva sottolineato questo? Non dimentichiamo che i dipinti avevano duecento anni, risalivano ai primi dell’Ottocento, epoca in cui non si scherzava certo sull’ortodossia religiosa.

Via Crucis, XIV Stazione

Via Crucis, XIV Stazione

Le tele erano state fortemente volute in chiesa da don Giovan Battista Fenoglio, il parroco ucciso la notte del suo compleanno nel 1875 e di cui, particolare non secondario, non si è mai conosciuto l’assassino né tantomeno il movente.

Secondo lei, chi può avere interesse a rubarle? C’è un mercato per questo genere di opere o potrebbe essere un furto su commissione di un collezionista? Si è fatto un’idea?

Ero a Manerbio (Brescia) ad una presentazione del mio libro Buio come il vetro quando sono stato informato del fatto. È stata una notizia terribile che mai avrei voluto sentire! Quei dipinti erano ormai parte delle mie conferenze e un punto fermo nelle visite che ho organizzato a Saliceto. Lo scorso anno, al ritorno da un viaggio a Rennes-le-Château insieme ad un gruppo di marchigiani, li ho portati a visitare i tre “Paesi del mistero” della Val Bormida e ricordo ancora oggi lo stupore e il grandissimo interesse per Saliceto e per questa Via Crucis originalissima e unica nel suo genere. È stato un gesto davvero esecrabile sotto tutti i punti di vista! Io non ho idea di chi possa essere stato, ma spero ardentemente che, chiunque lo abbia fatto, ritorni sui suoi passi e restituisca il maltolto. Lo so, è un sogno ma non posso pensare di non vedere più in questa magnifica chiesa un tassello così importante. Che il sogno diventi realtà… Saliceto lo merita davvero!

Giorgio Baietti

Giorgio Baietti

Ha citato il suo ultimo libro, Buio come il vetro, uscito lo scorso novembre, ambientato anche a Saliceto. Di cosa parla?

È un romanzo che parte da un fatto realmente accaduto: un patto tra Templari e monaci di Lerins per realizzare un laboratorio del vetro ad Altare. Su questo si innesta il mio romanzo ambientato nel 1991 ma che tocca anche alcuni periodi storici come il 1500 e la fine dell’Ottocento. Le località interessate sono Altare, Cengio e Saliceto. Quest’ultima località, poi, ha un ruolo importantissimo nella vicenda, fondamentale per lo sviluppo della trama. Una storia vera e incredibile allo stesso tempo, la realtà e la fantasia si fondono. Il protagonista è un vetro miracoloso che dal Medioevo arriva ai giorni nostri, passando per le mani di un cardinale amico di Leonardo da Vinci che per nasconderlo fa costruire una chiesa bizzarra e piena di simboli alchemici e dove, nell’Ottocento, un parroco sarà assassinato perché, forse, aveva capito qualcosa di troppo. E il mistero avvolge la straordinaria e improvvisa ricchezza di un altro parroco che, nello stesso periodo, a pochi chilometri di distanza, costruisce un piccolo impero in un paese in cui, dal Medioevo, si fabbrica proprio il vetro. Poi il buio e il silenzio coprono tutto, fino ai giorni nostri…

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Lorena Nasi

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