Servono pochi elementi sul palco per portare in scena una storia potente e reale. Lo dimostra Mattia Favaro con il suo MS. I due aggettivi non sono casuali: la drammaturgia di Favaro e l’interpretazione di Massimo Scola colpiscono lo spettatore duri e puri, senza virtuosismi lirici.
Giochi di parole e di ritmi
Il monologo cammina in bilico tra il gioco e la cruda verità. Le parole del protagonista sono inframmezzate da sequenze numeriche che scandiscono il ritmo serrato della recitazione; allo stesso tempo il protagonista non lascia spazio ad allusioni o a giochi di parole: gli atti omosessuali sono chiamati per nome e descritti nella loro tangibilità.
Massimo Scola interpreta un ragazzo omosessuale che abita nella provincia veneta. Fin da bambino la sua omosessualità gli ha condizionato la vita nel bene e nel male. Ha imparato presto a riconoscere l’ipocrisia degli uomini etero che chiedevano atti sessuali in segreto, senza mai ammettere di apprezzare i piaceri con altri uomini. Un giorno poi il protagonista conosce Il Loris, primo vero e grande amore della sua vita e da lì sembra che tutto possa funzionare, ma il destino ha sempre altri piani. Tra il lavoro al bar che lentamente si trasforma in qualcosa di più oscuro, la fugacità di Loris e i malaffari della provincia il protagonista affonda lentamente nello squallore dove arrivano pochi raggi di luce.
Amare il personaggio
Ciò che più piace del testo di Mattia Favaro è l’equilibrio perfetto tra asciutta concretezza e profonda poeticità. Non lascia mai la verosimiglianza della storia, ma allo stesso tempo sa creare momenti di grande liricità grazie anche al contrasto che si crea tra ciò che vive il ragazzo e i sentimenti che prova verso Loris. La scenografia è essenziale (un tavolo in ferro e casse frigo per le bottiglie), a servizio delle azioni sceniche che arrivano ad accogliere lo spettatore nel bar anche offrendo spritz in platea. E sarà proprio quella rottura della quarta parete così conviviale che si rivelerà un’arma a doppio taglio per l’osservatore.
La direzione dell’attore è magistrale e ruota attorno a gesti sia quotidiani che simbolici anche di grande impatto energetico e visivo, ma rimane strettamente legata allo stile testuale, non è mai superflua.
Uscire da teatro cambiati
MS di Mattia Favaro non lascia indifferenti. Il monologo ritrae un personaggio a tutto tondo così concreto che per forza di cose porterà il pubblico ad empatizzare con lui, o a comprenderne la storia fino alla fine. Sono la potenza delle parole e i dettagli della storia che rendono questo spettacolo una breve ma intensa esperienza di teatro che quasi ricorda quello della crudeltà di Artaud.

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