Milano riscopre il “suo” Adolfo Wildt,
in mostra alla GAM fino a febbraio

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È in mostra, fino al 14 febbraio, nella “sua” Milano, Adolfo Wildt (1868-1931), di cui sono esposte nei locali della Galleria d’Arte Moderna oltre cinquanta sculture in gesso, marmo e bronzo, insieme a dieci disegni e a opere di altri autori, lì per mettere in atto un confronto con la produzione di Wildt.

«Wildt necessitava di un suo posto anche a Milano, dopo essere stato celebrato al Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi: l’importanza del suo talento è evidente non solo nell’influenza che ha avuto sulla produzione di altri artisti, ma anche nelle numerose tracce della sua opera sparse per la città, ad esempio all’università Statale e in alcuni palazzi privati», ha affermato l’assessore alla cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno, presente alla conferenza stampa di presentazione giovedì 26 novembre, che ha poi sottolineato l’importanza di approcciarsi in modo critico a Wildt e alla sua produzione, con una mostra a lui dedicata.

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Da sinistra: Fernando Mazzocco, Paola Zatti, Filippo del Corno, Beatrice Avanzi, Ophelie Ferlier

Sei le sezioni che scandiscono il percorso, sviluppato in modo cronologico e per vasi di evoluzione artistica. Sotto l’ala dei maestri comprende le opere eseguite tra il 1885 e il 1906, quando comincia la sua carriera artistica rivolta al naturalismo dopo gli studi svolti all’Accademia di Brera. Segue La poesia del chiaroscuro, che copre l’arco di tempo dal 1906 al 1915, in cui Wildt rimette in discussione la propria arte, anche a seguito di un crollo depressivo che lo indirizza verso stilemi più tormentati, che guardano all’indagine psicologica. La famiglia mistica, invece, raccoglie le opere dal 1915 al 1918, che presentano una iconografia nuova, più spirituale, che si risolve in una rappresentazione maggiormente arcaica e semplificata. L’asceta del marmo (1918-1922) mostra un’estetica fatta di forme ormai epurate, di linee semplificate: di qui la rappresentazione di santi e di concetti immateriali come l’anima e le ombre. L’architettura delle forme (1922-1926) mette in luce la prossimità di Wildt al regime fascista e il cosiddetto ritorno all’ordine: si prediligono qui monumenti e ritratti orientati alla rappresentazione dell’archetipo, piuttosto al realismo. Milano, gli amici e gli allievi. Fontana e Melotti, infine, riguarda il lavoro degli allievi di Wildt presso la sua scuola di marmo fondata nel 1922; sebbene poi le carriere artistiche dei due prendano direzioni diverse, la matrice del maestro appare chiara in entrambi.

«Questa mostra intende togliere quella patina di oblio che si è riversata su Wildt quando ha iniziato ad essere considerato come solo autore di regime; questo che proponiamo è un percorso ragionato per cogliere la genialità di questo autore, peraltro pressoché autodidatta, fatta esclusione della formazione a Brera», ha spiegato il curatore della mostra, Fernando Mazzocca.

Per info e costi: http://www.gam-milano.com/it/mostre-ed-eventi/mostre-in-corso/

 

 

 

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