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L’uomo di oggi secondo Colapesce e Dimartino

7 minuti di lettura

I mortali² è il titolo del nuovo album di Colapesce e Dimartino, versione ampliata rispetto all’omonima uscita del 2020 e ora composta da venti tracce distribuite su due CD. Nel primo troviamo le dieci canzoni dell’album originale più due inediti: il tormentone Musica leggerissima e la title track I mortali. Il secondo CD è invece composto da alcune rivisitazioni di vecchi brani di Colapesce (Copperfield, Totale e Amore sociale) e di Dimartino (Non siamo gli alberi, I calendari e Decadenza e panna), cui si aggiungono Nati per vivere/Born to live (adattamento in italiano di Born to live di Marianne Faithfull) e Povera Patria (cover del brano di Franco Battiato, già cantata al Festival di Sanremo).

Album I mortali2, con Musica Leggerissima
Fonte: mondadoristore.it

La mortalità “leggerissima” dell’uomo

In un’intervista rilasciata a Riflessioni.it, il filosofo Umberto Galimberti spiegava come, anche avendo due parole per dire uomo (aner e anthropos), i greci antichi utilizzassero sempre la parola brotos, “mortale”. Per i greci, infatti, l’uomo era innanzitutto colui che, in contrapposizione agli dèi, era destinato a morire. Anche per i due cantanti siciliani (la Sicilia non è stata in fondo Magna Grecia?) l’uomo è innanzitutto “il mortale” ed è sull’onda emotiva di questa consapevolezza che si sviluppa tutto il disco. Una delle canzoni più belle dell’album, Majorana, inizia infatti proprio con alcuni versi che richiamano la concezione greca dell’uomo e raccontano di un amore adolescenziale vissuto all’ombra delle colonne del Tempio di Ercole di Agrigento:

Welcome
Saluti da Agrigento anche a te
I greci lo sapevano già
Che figa l’immortalità

Anche la canzone I Mortali ribadisce con forza questa nostra condizione:

Augh
Siamo una tribù
Io e te
Siamo mortali
Senza le ali, senza le ali

Cos’è che ci fa credere
Che ci sarà un pianeta o un aldilà?
Ma intanto resto qua
Felice accanto a te, ma a volte no
Perché siamo mortali
Senza le ali, senza le ali

Qui l’angoscia di fronte alla mortalità dell’uomo si scioglie in un carpe diem in cui i cantautori ci invitano a godere l’attimo nel dubbio (o nella certezza?) di ciò che ci sarà dopo. Un altro splendido brano è sicuramente Luna Araba (cantato insieme alla conterranea Carmen Consoli) il quale racconta la bellezza dell’estate siciliana, bellezza che, però, fa da potente richiamo a ciò che in noi è animale e istintuale. Questa canzone, che sia come sonorità sia come temi ricorda alcune canzoni di Battiato, recita:

È un istinto primordiale
cercare di stare bene

Una luna araba ci prende
E ci trascina dentro l’acqua trasparente
La sua luce è ferma lì da sempre
Fosforescente non si lascia indietro niente
Dove sei rimasta ad aspettarmi tu
Sicuro c’era il mare
Una luna araba ci prende
E non ci lascia andare
E non ci lascia andare

Già la celebre canzone di Battiato L’Animale raccontava di un uomo in preda ai suoi istinti; eppure quarant’anni dopo della drammaticità, con cui il cantante catanese ammetteva che «l’animale che ci portiamo dentro non ci fa vivere felici mai», sembra non esserci più niente. Gli uomini raccontati da Colapesce e Dimartino si abbandonano alla loro animalità tranquillamente, senza quasi farci più caso, trascinati dalla bellezza della Luna e delle acque trasparenti.

La contemporaneità in «Musica leggerissima»

Ma veniamo alla hit di Sanremo, Musica leggerissima – sicuramente il brano, indipendentemente dal suo successo commerciale, più riuscito del disco –, la quale riesce a esprimere, a nostro avviso, nella maniera più compiuta il messaggio dell’intero album:

Metti un po’ di musica leggera
Perché ho voglia di niente
Anzi leggerissima
Parole senza mistero
Allegre ma non troppo

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In Musica leggerissima, il duo siciliano racconta l’uomo contemporaneo finalmente consapevole della sua condizione mortale e animale, condizione a cui deve rassegnarsi e che deve provare, per quanto può, a “portare” con leggerezza. Ma è davvero possibile vivere con leggerezza di fronte alla consapevolezza di una vita transitoria e priva di qualsiasi significato trascendente? Probabilmente no, non è possibile vivere la nostra condizione senza angoscia, e allora (ed è questa la provocazione del duo) una musica leggera non basta più a farci stare bene, serve una musica “leggerissima“. Una musica in cui sia possibile dimenticarsi. E se neanche una musica “leggerissima” bastasse a coprire il «silenzio assordante» e a «non cadere dentro al buco nero [che è] ad un passo da noi», allora perché non aiutare la musica con un balletto, goffo forse, ma di sicuro catartico? E a questo punto diventa chiaro anche il senso del sottotitolo del disco Allegro, ma non troppo, che non riguarda, evidentemente, la velocità esecutiva, ma proprio l’album e la verità in esso contenuta, più che cantata, sussurrata dai due autori:

Rimane in sottofondo
Dentro ai supermercati
La cantano i soldati
I figli alcolizzati
I preti progressisti
La senti nei quartieri
Assolati
Che rimbomba leggera
Si annida nei pensieri
In palestra
Tiene in piedi una festa
Anche di merda
Ripensi alla tua vita
Alle cose che hai lasciato
Cadere nello spazio
Della tua indifferenza
Animale

Consiglio finale: se non lo avete ancora ascoltato, recuperate il brano di Colapesce Niente più (cover dell’omonimo brano di Léo Ferré) contenuto nell’album del 2013 Un meraviglioso declino, è splendido.

Luigi Sepe Cicala

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