Di boschi e di stelle: quando la natura entra nella letteratura

Paesaggi mozzafiato si sono insinuati tra una riga e l’altra, facendosi strada tra rami d’inchiostro e cieli di cellulosa. Dalle brughiere dello Yorkshire delle sorelle Brontë alle Langhe di Cesare Pavese, arrivando alle cime innevate del più recente Paolo Cognetti, la natura si è ritagliata – e continua a farlo tutt’oggi – un ampio spazio all’interno della letteratura. L’ambiente ha assunto un ruolo centrale nel Romanticismo, l’età del sublime, dell’orrendo che affascina.

Tra gli autori che in letteratura si sono più occupati della natura, nonostante le sue perenni condanne, Giacomo Leopardi condivide molto della corrente romantica, dalla poetica agli atteggiamenti abbracciati: «O natura, o natura / perché non rendi poi / quel che prometti allor? Perché ditanto / inganni i figli tuoi?»

La natura che scorre dalla sua penna è spesso maligna, fonte di illusioni e forza suprema, incurante dell’uomo. Non fa sconti a nessuno, si preoccupa esclusivamente di rispettare un ciclo vitale, meccanico, senza impedire al dolore di raggiungere l’individuo, in quanto esso è solo una componente del grande meccanismo vitale.

Tuttavia, non è sempre stata questa la visione dell’autore: inizialmente, infatti, Leopardi guardava alla natura in modo benevolo perché, nonostante essa ponesse spesso l’essere umano di fronte a difficoltà e sofferenze, aveva dotato l’uomo dell’immaginazione che gli permetteva di evadere dalla realtà infelice per abbandonarsi ad un mondo interiore. La natura benigna del pessimismo storico leopardiano diventerà presto matrigna, con l’accentuarsi nel poeta della concezione meccanicistica del mondo.

Photo by Shawn Appel on Unsplash

«Immaginavi tu forse che il mondo fosse stato fatto per causa vostra? […] Non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei».

È la natura a parlare, nel Dialogo della natura con un islandese, operetta morale nella quale la concezione pessimistica dell’autore è ben visibile. Pessimismo storico e cosmico si spengono con la Ginestra, in cui Leopardi invita gli uomini a compiere una lotta titanica con la natura, enunciandone la malignità, lotta che avrà fine solo con la morte.

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L’essere umano continua ad essere rilevante nella poetica trascendentalista di Ralph Waldo Emerson, incentrata sulla figura dell’amante della natura, che ha ancora i sensi interni ed esterni in accordo tra loro. Relazione non scontata ma che, anzi, tende a venire meno con l’abbandono dell’infanzia: insieme ai denti da latte l’adulto perde quello spirito che caratterizza i bambini, in cui saggezza e semplicità si mescolano diventando un tutt’uno. «Le stelle risvegliano una certa reverenza perché, pur essendo sempre presenti, sono sempre inaccessibili; tutti gli oggetti naturali fanno un’impressione simile».

La natura, quindi, viene vista come inavvicinabile, non solo per certe sue caratteristiche, ma anche – e soprattutto – per l’animo del suo osservatore. Al tempo stesso, però, l’intellettuale viene educato dalla natura, oltre che dai libri e dall’azione. Dietro la varietà delle forme naturali, si celano infatti le stesse leggi fondanti che governano la mente umana: la disciplina dalla quale la natura è regolata è una preziosa fonte d’insegnamento per l’uomo.

Henry David Thoreau, uno dei primi nomi che ci balzano alla mente quando parliamo del rapporto tra letteratura e natura, continua a parlarci tutt’oggi tramite Walden, il diario di un uomo che decide di vivere appartato per due anni, sulle sponde del lago Walden Pond. Non in un luogo remoto, ma piuttosto in un luogo protetto; non fuori dal mondo ma abbastanza lontano da non sentirne più il rumore. «Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto».

natura bosco
Photo by Sebastian Unrau on Unsplash

Walden non è un eremita delle foreste, ma una persona che desidera riscoprire il contatto con la natura, non negando la vita in città ma cercando un equilibrio sostenibile tra natura e cultura che permetta di non cadere nell’inciviltà. Thoreau non è un ecologista alla maniera contemporanea, ma un disobbediente civile, come si dichiara egli stesso. La difesa della natura è strettamente connessa alla riflessione politica, come si percepisce dal suo saggio Resistere, in cui scrive che la politica “morbida” non è politica e sottolinea la necessità di riforme concrete per migliorare la civiltà, e non solo per sopravvivere al suo interno.

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Parlare dell’ambiente per parlare dell’uomo, ammirare il contenitore per affacciarsi oltre la soglia e far cadere l’occhio sul contenuto. Così, boschi, oceani e manti di neve non sono solo i fondali davanti ai quali avviene la scena, ma diventano il riflesso dei personaggi stessi. La letteratura, ancora una volta, scava nel profondo del mondo circostante arrivando dritta al cuore e all’anima di chi legge.

Maria Ducoli

Immagine di copertina: Photo by Tim Foster on Unsplash

 


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