Le opere di Fabrizio Romano, quando scienza ed arte si incontrano

Entrare nella sua tabaccheria a Bragno – frazione di Cairo Montenotte (Savona) – è decisamente una sorpresa. Non è un negozio “normale”: ti ritrovi all’interno di un mondo nuovo, una vera e propria piccola art gallery con opere appese e appoggiate in ogni dove. Quelli di Fabrizio Romano non sono quadri tradizionali, si potrebbero definire come sperimentazione e scienza applicate all’arte. Lui le chiama opere meccano-siderurgiche e metal-mecchimiche e sono realizzate attraverso le più svariate tecniche in cui sono fondamentali le conoscenze della fisica, della chimica e della meccanica.

Fabrizio Romano
Neutron star, 55 cm x 89 cm, Meccano-siderurgico. 86 cavetti in ottone, 172 chiodi in ottone, piombo fuso a terra, acrilico su tavola. Questo quadro vinse il concorso “La tela del mese” nel gennaio 2019 sul portale web ‘Pittura e dintorni’ ed è stato esposto alla ‘Fabbrica del Vapore’ di Milano dal 1 al 15 luglio 2019 © Fabrizio Romano

Alterazioni entropiche, lavaggi chimici, riduzioni e lavorazioni meccaniche, lamine di acciaio e ottone, fusione di metalli, trucioli e inserti, cavetti, chiodi, sfere. Insomma materiali e processi di realizzazione che di per sé poco avrebbero a che fare con l’arte ma che diventano parte integrante di scenari onirici, al cui centro c’è lo spazio, la grandezza dell’universo con i suoi corpi celesti, davanti al quale l’essere umano non può che sentirsi piccolo e fragile.

Fabrizio Romano
Black hole, 40×66 cm, Meccano-siderurgico. 42 cavetti in ottone, 126 chiodi in ottone, acrilico su tavola © Fabrizio Romano

«Che cos’è l’uomo nella natura? Un nulla in confronto all’infinito, un tutto in confronto al nulla, un qualcosa di mezzo tra nulla e tutto. Infinitamente lontano dal poter comprendere gli estremi, la fine delle cose e il loro principio sono invincibilmente legati in un segreto impenetrabile per lui, che è ugualmente incapace di scorgere il nulla da cui egli è tratto, e l’infinito da cui è inghiottito».
Pensieri, Blaise Pascal (1623 – 1662).

Incontriamo Fabrizio nella sua rivendita, che è anche l’anticamera del suo laboratorio creativo.

Grazie Fabrizio per la tua disponibilità. Prima di tutto, quando e come hai cominciato questo tuo percorso artistico?

Grazie a te e alla redazione di Frammenti per il vostro interesse verso il mio lavoro. Ho cominciato due anni e mezzo fa, è stato un percorso ambiguo, strano. È partito tutto da un aforisma di Adriano Sofri, scrittore, giornalista, ex leader di Lotta Continua, scritto durante la detenzione per l’omicidio Calabresi: «I decenni volano, sono certi pomeriggi che non passano mai». Quando l’ho letto, mi ha innescato un concatenarsi di pensieri, dovevo trovare un’attività che mi aiutasse a far passare quei “certi pomeriggi”. Ho iniziato a lavorare il legno dopo aver visto su Youtube i video di Dave Watkins, pensionato IBM dell’Arizona e scultore.

Fabrizio Romano
Particolare di lavorazione © Fabrizio Romano

Poi una sera, mi sono fermato a guardare su Orler TV, canale della omonima galleria d’arte veneziana, uno speciale sul Maestro Alfonso Fratteggiani Bianchi, noto per i suoi monocromi, che sono diversi da tutti quelli fatti nella storia dell’arte. Conoscendo le alterazioni cromatiche che l’aggiunta di caseina o dell’olio alla polvere di pigmento provocano al colore, ha cercato una superficie in grado di trattenere il pigmento puro, trovando nella pietra serena, un’arenaria che presenta la giusta porosità, il perfetto supporto. Le sue opere, in una certa situazione di luce e di ambientazione, mi hanno colpito molto emotivamente. Il giorno dopo sono venuto in negozio e ho iniziato a pensare al monocromo, ma partendo dalla mia formazione meccanica e chimica, sono arrivato a considerare il piombo fuso e il suo utilizzo in un contesto pittorico. Da lì è partito tutto.

Fabrizio Romano
Alpha eclipse, Meccano-siderurgico, particolare di lavorazione © Fabrizio Romano

Prima dell’arte, la tua passione è la scienza. Come hai trovato l’ispirazione per fonderle insieme?

Adoro leggere libri sulla scienza, sulla fisica, sulla cosmologia, sui grandi misteri dell’universo. Lawrence Krauss, Jeremy Bernstein, Luca Amendola, Margherita Hack, Paul Davies, Stephen Hawking sono i miei autori di riferimento. Non avendo studi artistici, ho preso spunto dalle visioni che questi libri mi ispirano aggiungendo l’esperienza maturata in 13 anni di lavoro alle macchine utensili, tornio, fresa. Senza una base artistica è come se questa tecnica me la fossi inventata, ho scritto tutto partendo da un foglio bianco. Molte persone dicono che le mie opere sono originali…  probabilmente la forza dell’ignoranza, in questo caso, ha funzionato bene e non è sempre un limite. Albert Einstein asseriva che l’immaginazione è più importante della conoscenza; per quello che riguarda il mio percorso, forse aveva ragione.

Fabrizio Romano
Convergences, 50×80 cm, Metalmecchimico senza utilizzo di pigmenti colorati su lamina di acciaio inox Aisi 304 mediante alterazioni entropiche, lavaggi chimici, abduzioni chimiche, riduzioni meccaniche. 42 cavetti in acciaio inox Aisi 304, 58 cavetti in ottone, 200 chiodi in ottone, inserto in ottone pigmentato chimicamente, ancoraggio su tavola © Fabrizio Romano

«Il mondo dei Quanti è il più bel trip che l’umanità si sia mai fatto».
Fabrizio Romano

Ho due tipologie di soggetti preferiti. Da una parte panorami cosmici che danno l’idea di una stella, una galassia, un corpo celeste, l’universo riconoscibile. Altri sono onirici, astratti, ispirati al mondo dei Quanti, dove ognuno può vedere cosa vuole, ma difficilmente arriverà mai ad interpretare il mio pensiero.

Fabrizio Romano
“Max Plank’s Dream” © Fabrizio Romano

Questo quadro è intitolato Max Plank’s dream ed è dedicato al fisico tedesco iniziatore della meccanica quantistica con i suoi studi sugli scambi di energia nei processi di assorbimento ed emissione delle radiazioni elettromagnetiche.

Fabrizio Romano
Naked Singularity © Fabrizio Romano

Nell’opera Singolarità nuda, protagonista è quel punto fisico e matematico ove si verifica una curvatura spazio/tempo infinita dovuta alla grande forza di gravità presente. Da esso potrebbe scaturire ogni evento possibile, come ad esempio un universo completamente differente dal nostro. Da qui l’idea per il quadro. Ma questo è un concetto puramente teorico, la nostra esperienza ci ha mostrato, per ora, quello che la natura ci lascia intendere: un buco nero, dove la singolarità viene celata da un “alone” sulla superficie – il raggio di Schwarzschild – dal quale il tempo si ferma, quindi lo spettro della frequenza luminosa viene completamente appiattito e la luce non è più visibile.

Fabrizio Romano
Quantum – Heisenberg’s Dream, 55×88 cm. 33 sfere in bronzo, 31 sfere in acciaio al cromo molibdeno, 38 cavetti in ottone, 84 chiodi in ottone, trucioli in bronzo, 2 inserti in ottone (il primo a sinistra in basso levigato con tela smeriglio P-100 su rullo, il secondo in alto a destra pigmentato chimicamente), 2 inserti in acciaio (sfrido da lattine vernici pigmentati chimicamente, quello sotto distorto meccanicamente), 1 inserto in acciaio inox (Aisi 304) ricavato da fusione taglio al plasma, silicone, acrilico su tavola © Fabrizio Romano

Ovviamente anche la matematica ha notevole importanza. Le dimensioni dei miei quadri ultimamente si rifanno al numero aureo, o sezione aurea: 1,618, che sarebbe il rapporto della sequenza dei numeri di Fibonacci (0, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, ecc.), la famosa “proporzione divina”, perché danno già una visione di bellezza, una dimensione armonica delle cose.

Fabrizio Romano
Quantum, the vision of all, 54×88 cm, Meccano-siderurgico. 21 cavetti in acciaio inox Aisi 304, 42 chiodi in ottone, inserto in ottone pigmentato chimicamente, trucioli in bronzo, 102 sfere in acciaio al cromo molibdeno, acrilico su tavola © Fabrizio Romano

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Quando scegli i materiali e la tecnica da usare, hai già ben chiaro il risultato che vuoi ottenere e in quanto tempo riesci a produrre un’opera?

Ho una visione di quello che voglio fare che mi può arrivare come un flash, il colpo di fulmine, oppure mi metto a pensare come sistemare cavetti, sferette, piombo. Se faccio un quadro meccano-siderurgico, con piombo e cavetti, è abbastanza veloce. Il discorso della meccanica parte da un presupposto di disegno tecnico che devo realizzare a parte affinché tutti i fori siano nella giusta posizione. Invece di usare pennello e colori, uso goniometro, righe, compassi. La pittura è veloce ma la posa meccanica poi è il processo più lungo che può durare uno, due o tre giorni, dipende dalla complessità del lavoro.

Fabrizio Romano
Quantum, the vision of all, particolare © Fabrizio Romano

Per quanto riguarda invece quelli metal-mecchimici, su lamina di ottone o acciaio, il discorso è più complesso in quanto certe reazioni non avvengono immediatamente sull’ottone e neanche sull’acciaio, in particolare. Il risultato su ottone lo vedo il giorno dopo, e riesco ad ottenere, in 5 o 6 giorni, un 98% del prodotto finito. Il 100% lo vedo dopo 2 o 3 mesi perché poi il quadro continua a cambiare leggermente, sembra che aumenti i contrasti come luminanza e crominanza su una fotografia quando la lavori al computer. Come il barbera, se sta lì ad invecchiare migliora. Sull’acciaio inossidabile è ancora diverso, certi processi richiedono anche un paio di mesi. Li lascio in composta chimica perché intacchi il metallo.

Magnetar, 50×80 cm, Metalmecchimico senza utilizzo di pigmenti colorati su lamina di ottone con lavorazioni meccaniche di foratura, inserto in acciaio al carbonio lavorato meccanicamente © Fabrizio Romaon

In alcuni quadri, hai inserito elementi che, toccandoli, producono suoni. Come ti è venuta l’idea e quanta importanza ha la musica nella tua vita?

La musica nella mia vita è preponderante da quando sono piccolo. A 7 anni provai a suonare la chitarra ma ero negato, mentre, al contrario, mio fratello si rivelò portato. Però sono appassionato, sono collezionista di dischi in vinile, ho 1.200 vinili, 500 cd e poi le vecchie cassette. Il fatto che ci siano elementi che suonano è stata semplicemente fortuna. Non era un aspetto cercato anche se il cavetto funziona un po’ come la corda di una chitarra: quando la tiri suona. Pensando al manico degli strumenti a corda, le corde stesse, per emettere suoni, non devono toccare il manico. La posa dei cavetti sulla tavola dovrebbe avere questa caratteristica, per cui non immaginavo che potessero suonare. La mia ricerca era invece concentrata sulla dinamica, sulla cinetica del quadro perché, a seconda di come ti ci metti davanti, la riflessione della luce sui cavetti cambia. Identica reazione se lo lasci appeso in un posto illuminato dal sole, durante la giornata il soggetto assume degli aspetti diversi. Un giorno però, casualmente, ci passai il dito sopra, fu in quel momento che mi accorsi, con stupore, del suono emesso.

Out of the dark, Metalmecchimico su ottone, particolare di lavorazione © Fabrizio Romano

Negli scorsi mesi, hai avuto la possibilità di esporre a Venezia per la Biennale a Palazzo Zenobio nella mostra a cura del critico e storico d’arte Dott. Giorgio Gregorio Grasso, che ti ha voluto anche a Milano alla Fabbrica del Vapore. Come hai vissuto queste esperienze?

Come vivere in Matrix, un’altra vita, l’esperienza sensoriale di una persona estranea. Mi sono occorse un paio di settimane per metabolizzare il tutto dopo Venezia. Alla Fabbrica del Vapore purtroppo non sono potuto andare, ma sapere il mio quadro appeso su quelle pareti è stato immenso lo stesso. Il Dott. Giorgio Gregorio Grasso è il portavoce, il paladino di questa rivoluzione nel mondo artistico, ma in realtà il primo invito per la Biennale, e precisamente “Lo stato dell’arte al tempo della 58ª Biennale di Venezia”, l’ho avuto dalla critica e storica d’arte Dott.ssa Giada Eva Elisa Tarantino. Per la Fabbrica del Vapore, sempre organizzata dal Dott. Giorgio Gregorio Grasso, ho avuto il contatto tramite la critica e storica d’arte Dott.ssa Maria Palladino. Entrambe sono strette collaboratrici del Dott. Giorgio Grasso.

Particolare in acciaio inox Aisi 316 ottenuto da goccia fusa caduta a terra da taglio al plasma © Fabrizio Romano

Conobbi virtualmente, poi personalmente a Venezia, la Dott.ssa Giada in quanto fu lei a scovarmi nei meandri di internet. Essere andato a toccare le corde di una persona così ad alto livello è stato indescrivibile, avevo in circolo un mix di adrenalina, beta endorfine e dopamina… difficile descrivere tali emozioni. Quando ho iniziato questa bellissima avventura “artistica” – non mi definisco artista, bensì artigiano – ho improntato tutto senza nessuna presunzione di sorta, ho dato vita ad una forte esigenza personale, per cui mai mi sarei aspettato attenzioni di così alto rango. La Dott.ssa Maria Palladino la conobbi, insieme al Dott. Grasso, direttamente a Palazzo Zenobio. Sarebbe mio desiderio, in questa sede, ringraziare una volta ancora queste tre magnifiche persone.

Fabrizio Romano a Palazzo Zenobio di Venezia il 15-05-2019 con la critica e storica d’arte Dott.ssa
Giada Eva Elisa Tarantino, la madre di Fabrizio, Ada, e il fratello, Paolo.

Prossimi impegni e progetti?

Per ora esporrò in una mostra collettiva all’interno del castello di Saliceto (Cuneo) durante i festeggiamenti di San Lorenzo dal 2 all’11 agosto 2019. Non escludo però, e ci spero, in altri inviti da parte di quel prezioso team che ho appena nominato. Relativamente ai miei progetti, ne ho uno nuovo: vorrei cercare di rappresentare lo skyline di alcune città, utilizzando come supporto sempre lamiere di acciaio inox, ma questa volta con superficie lappata e sempre, spero, senza uso di pigmenti colorati… Mi ci vorrà un bel po’ di tempo!

Convergences, particolare © Fabrizio Romano



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Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.
Lorena Nasi
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