Orgasmo Charlotte Gainsbourg

Di orgasmi simulati
e liberazione della donna

Il più famoso resta sempre e solo lui. Il più inaspettato, il più imbarazzante, quello che ci ha fatto desiderare di ordinare «quello che ha preso la signorina». L’orgasmo di Meg Ryan davanti a un incredulo Billy Crystal ha reso la Sally presentata a Harry nel film di Rob Reiner rappresentazione perfetta di quello che, in campo sessuale, appare da sempre un amletico dubbio maschile, capace di trasformare l’essere o non essere in un ancor più rovente finge o non finge?

Già, perché il travolgente attimo di piacere consumato dalla Ryan in un ristorante affollato è, in tutto e per tutto, un orgasmo simulato e non solo perché il cinema, in quanto tale, richiede finzione. Qui siamo infatti dinnanzi a una sorta di messinscena riflettente, una simulazione nella finzione che ha proprio lo scopo di rappresentarla in quanto tale. Quello di Sally non è un orgasmo, ma nessuno se ne accorgerebbe se invece di essere seduta in una tavola calda fosse nuda e avvinghiata a un uomo tra lenzuola stropicciate.

Le donne sono bravissime a fingere, e da allora molti dei loro partner sono un po’ meno sicuri delle loro capacità amatorie. Al di là dell’ironia, appare chiaro che quello dell’improbabile e splendida coppia assortita da Reiner non è l’unico orgasmo simulato nella storia della settima arte, forse solo il più espressamente e volutamente ostentato come tale.

Gli altri, anche finti, si mascherano bene; dallo scandaloso e doloroso piacere di Nymphomaniac al sensualissimo e “assassino” godimento di Basic Instinct, i registi non hanno di certo risparmiato l’indugio sui particolari caldi degli amplessi da loro filmati. Il culmine del piacere rappresenta il momento più intenso dell’atto e, in quanto tale, deve essere reso bene. Poco importa se i dietro le quinte spesso hanno cancellato la magia del momento rivelando la meccanicità di adesivi per le parti intime e sudore spray. Quello che conta è ciò che vediamo al momento della proiezione, anche se consapevoli che tutti, almeno sul grande schermo (si spera…), fingono sempre un po’.

Orgasmo Charlotte Gainsbourg

Charlotte Gainsbourg in “Nymphomaniac” di Lars Von Trier
www.braindamaged.fr

Il primo tra gli orgasmi scenici, se così vogliamo chiamarli, fu filmato nel 1933. Il film era Estasi del cecoslovacco Gustav Machatý, con un’Hedy Kiesler protagonista che, secondo leggenda, turbò persino i sogni di Benito Mussolini. La pellicola, le cui scene d’amore sfiorano un erotismo puro e a tratti persino infantile, venne bollata come indecente e moralmente riprovevole. Troppo ardore, chiaramente, per il gusto dell’epoca.

Il piacere femminile era materia oscura per la pubblica piazza, dove all’uomo rude e spaccone faceva comodo una moglie e madre amorevole la quale, se non fosse per il dovere di dare figli alla Patria, poteva sembrare quasi asessuata. La Kiesler, allora diciottenne, dovette cambiare persino il cognome in Lamarr per poter andare avanti con la sua carriera e non decollò, nonostante le ottime doti d’attrice drammatica, perché costretta a fare i conti per sempre con la lettera scarlatta della poco di buono.

Sembra impossibile, oggi, immaginare tanto scandalo per una pratica del tutto naturale, che accompagna la storia dell’uomo – e della donna, appunto – dall’origine del mondo. Sembra assurdo soprattutto per chi, cresciuto a pane e Sex and The City, ha visto fare del sesso e della Grande Mela  –  o del sesso nella Grande Mela – argomento di conversazione prediletto di quattro intraprendenti donne single. E appare strano, e forse un po’ triste, nell’epoca in cui si attende bramanti l’uscita dell’ennesimo film a Sfumature Harmony che fa del BSDM “spiegato ai principianti” argomento centrale di un’ora e mezzo d’intrattenimento.

Eppure il piacere femminile faceva paura, forse perché non si aveva avuto ancora l’ardore di portarlo alla luce del sole, col bianco e nero delle immagini su schermo. Un po’ come le storie che si conoscono ma è meglio non rivelare, l’orgasmo urlato, a quel tempo, doveva restare nelle camere da letto. Esporlo in un cinema è stato come scoperchiare un gigantesco vaso, quello delle paure dell’uomo – e del regime – di vedere affermata la libertà della donna. Una rivoluzione era partita dal letto e, simulata o meno, ha comunque funzionato.

Ginevra Amadio
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