Parchi tecnologici e parchi scientifici: quali sono le differenze?

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La ricerca e l’innovazione hanno assunto un ruolo sempre più importante nello sviluppo economico e industriale, anche grazie alla nascita di strutture pensate per mettere in comunicazione imprese, università e centri di ricerca. Il mondo tech ha fatto progressi in tutti i campi durante il terzo millennio. Persino i settori dell’arte e dell’intrattenimento ne hanno tratto beneficio: la musica e i film iniziano a sfruttare l’AI, mentre tra i videogiochi più popolari o in un casinò online è perlopiù il comparto grafico ad aver conosciuto cambiamenti evidenti rispetto ai contenuti analoghi degli anni ’90.

In questo ambito di progresso si inseriscono i parchi tecnologici e i parchi scientifici, realtà che possono presentare caratteristiche simili ma che hanno funzioni prevalenti differenti. In entrambi i casi si tratta di luoghi nei quali ricerca, innovazione e attività imprenditoriali possono entrare in contatto, anche se il primo modello guarda maggiormente all’applicazione industriale e commerciale delle tecnologie, mentre il secondo mantiene un legame più stretto con la ricerca scientifica e il mondo accademico. Le due tipologie, inoltre, non sono sempre rigidamente separate e possono confluire in un’unica struttura definita parco scientifico-tecnologico.

I parchi tecnologici

Un parco tecnologico è generalmente un’area organizzata nella quale trovano spazio imprese ad alta tecnologia, centri di ricerca e, in alcuni casi, dipartimenti universitari, con l’obiettivo di favorire la collaborazione tra ricerca e attività produttive. La caratteristica che lo distingue maggiormente da un parco scientifico è proprio l’attenzione verso l’applicazione industriale e commerciale dei risultati ottenuti attraverso la ricerca. Queste strutture funzionano quindi come veri e propri aggregatori di innovazione. Al loro interno possono interagire aziende, università, incubatori e centri di ricerca pubblici e privati, creando condizioni favorevoli per il trasferimento tecnologico, la collaborazione scientifica e la nascita di nuove imprese. I servizi messi a disposizione possono comprendere anche laboratori condivisi, consulenza per ricerca e sviluppo, supporto alla brevettazione e programmi di incubazione o accelerazione.

Non esiste però un modello unico di parco tecnologico: le strutture possono differire per dimensioni, governance, settori di specializzazione e rapporto con il territorio. In Italia il sistema comprende oltre 40 parchi scientifici e tecnologici, distribuiti in diverse regioni e spesso inseriti nelle strategie locali dedicate all’innovazione e alla competitività. Tra gli esempi italiani si possono citare il NOI Techpark Südtirol-Alto Adige di Bolzano, dove le start up lavorano su molti progetti per il futuro. ComoNExT – Innovation Hub di Lomazzo, il Kilometro Rosso nell’area di Bergamo, l’Environment Park di Torino, il Parco scientifico e tecnologico Galileo di Padova e l’AREA Science Park di Trieste. Nel Lazio sono presenti inoltre il Tecnopolo e il ROAD – Rome Advanced District a Roma.

I parchi scientifici

Il parco scientifico presenta invece un rapporto ancora più stretto con università e centri di ricerca. Si tratta di un’area pianificata per favorire ricerca, innovazione e nascita di imprese ad alta intensità di conoscenza, con una componente accademica generalmente centrale nella governance o nella localizzazione della struttura. I parchi scientifici ospitano imprese innovative, laboratori, spin-off universitari e startup, favorendo la collaborazione tra ricerca pubblica e settore privato. Il loro obiettivo principale è facilitare il trasferimento tecnologico e la trasformazione dei risultati della ricerca in applicazioni commerciali e industriali.

Essi sono spesso associati a università o enti di ricerca, con cui mantengono relazioni strutturate di collaborazione scientifica, accesso a laboratori, programmi di incubazione e attività di sviluppo congiunto. Il primo esempio moderno è lo Stanford Research Park, creato nel 1951 in collaborazione con l’Università di Stanford. Questi parchi sono inoltre considerati infrastrutture dell’economia della conoscenza, perché contribuiscono a creare ecosistemi nei quali ricerca, imprese e istituzioni pubbliche collaborano allo sviluppo dell’innovazione.

Anche in Italia esistono numerose strutture che rientrano in questa logica e che, in molti casi, adottano una denominazione che unisce esplicitamente la componente scientifica e quella tecnologica. Tra gli esempi presenti sul territorio nazionale si trovano il Bioindustry Park Silvano Fumero in Piemonte, il Parco Tecnologico Padano di Lodi, il Parco scientifico e tecnologico VEGA di Venezia, il Parco scientifico e tecnologico Luigi Danieli di Udine e il Parco scientifico e tecnologico della Sicilia di Catania.

Redazione

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