fbpx
Placeholder Photo

Per un cinema di poesia:
Gabriele D’Annunzio
e la Settima Arte

6 minuti di lettura

Se per tanti letterati del primissimo Novecento il cinema è stato semplicemente un “aiuto” capace di sollevarli dalle ambasce economiche con l’offerta di approcci ritenuti di scarto, l’atteggiamento di Gabriele D’Annunzio nei confronti della nascente “settima arte” appare, invece, completamente diverso.

D’Annunzio ha fatto Cinema (soggetti mai realizzati, esperimenti con la macchina da prese e regie più o meno accreditate) e ha teorizzato sul Cinema, inserendo quest’ultimo all’interno delle sue coordinate poetico-ideologiche, per certi versi in qualche modo tributarie delle aperture futuriste e avanguardiste.

Egli considerò la «decima musa Kinesis» (come dirà ancora nel 1933 al figlio Gabriellino D’Annunzio per una progettata Figlia di Jorio) come la  realizzazione dell’opera d’arte totale (gesamtkunstwerk), wagnerianamente vagheggiata già in un’intervista del 1914 al Corriere della Sera concessa in vista dell’uscita nelle sale di Cabiria, il kolossal al quale il poeta ha lavorato al fianco del regista Giovanni Pastrone. Subito dopo, scrive un piccolo saggio Del cinematografo considerato come strumento di liberazione e come arte di trasfigurazione (rimasto inedito fino all’86). In esso “l’Imaginifico” elogiava la «virtù serpentina della pellicola» a fronte della «decadenza del teatro d’oggi» causata dalla «merce abominevole» venduta dai «trafficanti di drammaturgia» (il teatro prosastico e cosiddetto “borghese”). Ragion per cui proprio i poeti, secondo il Vate, dovrebbero rivolgersi al linguaggio muto del Cinema che risarcisce l’immaginazione con «l’estetica del movimento» e soprattutto con quelle possibilità illusionistiche offerte dai suoi trucchi che possono conseguire straordinarie metafore visive.

A rafforzare l’assunto D’Annunzio continuava raccontando di un suo esperimento alla Comerio film: una Metamorfosi ovidiana della quale ha realizzato solo pochi minuti.  In essa un braccio della ninfa Dafne mutava in fronda. Ma secondo D’Annunzio i soliti “mercanti” avrebbero impedito una siffatta direzione di sviluppo della nuova arte e l’avrebbero posta in concorrenza con il più vieto teatro drammatico (acuta e critica prefigurazione del successivo sviluppo verso il sonoro).

Non c’è dubbio che D’annunzio abbia attuato una sorta di “superregia” sia nei confronti della produzione del primo periodo alla Ambrosio Film (1911) sia nel secondo (1916-17) che soprattutto nei confronti della Itala Film e del grande regista Piero Fosco (nome dannunziano di Giovanni Pastrone) per Cabiria e per Il Fuoco (1915).

Nel ’14 fu girato Cabiria, kolossal italiano degno di essere accostato ai capolavori americani di David Wark Griffith, La Nascita di una nazione e Intolerance, che seguiranno a breve distanza.

Si incontrano, come fonti di ispirazione dell’intricata narrazione, Emilio Salgari, Gustave Flaubert e, addirittura Tito Livio. D’Annunzio cercò di accreditare la voce che lo voleva il principale elaboratore del soggetto e della sceneggiatura, ma si limitò a escogitare il nome della protagonista e a scrivere le didascalie.

Alcuni studiosi sostengono che sia creazione dannunziana anche il personaggio di Maciste, modellato sulla base di erculee figure della mitologia classica, ma tale opinione non è condivisa da tutti gli storici del cinema. Sono invece chiari i motivi che facevano convergere l’interesse del poeta per il cinema: il rapporto diretto con un vasto pubblico, per lui una massa da ammaliare e soggiogare dal punto di vista emozionale e intellettuale, come già aveva cercato di fare avvicinandosi al teatro. In realtà, però, di tanti soggetti pensati e in parte anche elaborati, poco o nulla fu realizzato effettivamente.

Non mancano infine film di epoca più recente che hanno tratto ispirazione dalla biografia o dall’opera del cosiddetto “inimitabile”: per primo Il delitto di Giovanni Episcopo di Alberto Lattuada. Nella trasposizione cinematografica del Maestro di Vigevano di Mastronardi, operata nel 1963 da Elio Petri, D’Annunzio gioca un ruolo non trascurabile. Nel 1976 è uno dei più grandi nomi del cinema italiano, Luchino Visconti, al suo ultimo film e prossimo alla morte, a cimentarsi con un romanzo dannunziano, realizzando L’innocente. Vi domina la torbida e sofferta relazione tra il freddo e sensuale dandy Tullio Hermil  (Giancarlo Giannini) e sua moglie Giuliana (Laura Antonelli).

Non certo tra i capolavori viscontiani, questo Innocente, ma di sicuro migliore rispetto al modesto “biopic” di Sergio Nasca, girato nel 1985.

Locandina italiana del film Cabiria
Locandina italiana del film Cabiria

 

 

 

Giuseppe Alletto

Giuseppe Alletto (Palermo, 13 Ottobre 1990), pittore, vive e opera a Bagheria, in provincia di Palermo. Dopo aver conseguito la maturità classica con il massimo dei voti, frequenta il corso di Storia dell’Arte presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo.
Ha tenuto le prime due mostre personali nel Dicembre 2008 e nel Maggio 2010 presso la sede della Biblioteca Comunale di Bagheria “Palazzo Aragona-Cutò”.
Nel Gennaio del 2013 ha tenuto una mostra personale presso il Polo Didattico dell’Università degli Studi di Palermo.
Nell’Ottobre del 2014 si è svolta una sua mostra personale dal titolo “VOCI dell’OLTRE”
presso la galleria “XXS apertoalcontemporaneo” di Palermo, a cura di Salvo Ferlito.

Ha partecipato a mostre collettive presso la galleria La Spadarina di Piacenza, Palacongressi di Agrigento, galleria “Il Trittico”di Roma, galleria Am Art di Bruxelles, Mondadori Multicenter di Palermo, galerie “Le Patio” di Cannes, Università degli Studi di Catania, Cappella “De Sleutelbrug" di Bruges, galleria Villa Casaurro di Bagheria, Kunstlerforum di Bonn, galleria “A Sud arte contemporanea” di Realmonte , galleria “Il Nuovo Cenacolo” di Palermo, Basilica SS. Apostoli di Roma, Museo Cerio di Capri, Palazzo Butera di Bagheria, Villa Malfitano-Whitaker di Palermo, Castello della contessa Adelaide in Val di Susa in occasione del Valsusa Film Festival, Museo MIIT di Torino, galleria Thuillier di Parigi, galleria Bobez di Palermo, Museo Civico “G.Sciortino” di Monreale, Bellange Gallery di Stoccolma, Castello Chiaramontano di Racalmuto, Galleria “Katané” di Catania, Palazzo Stella di Genova.

E’ presente sul numero di Marzo 2010 della rivista “ARTE Mondadori” e sul volume “Tra Forma e Figura” curato da Paolo Levi. Ha pubblicato le sue opere sulla rivista bimestrale “Effetto Arte” e sulla rivista “Arte Shop Magazine”. E' stato in copertina nel primo numero della nuova rivista "OverArt".
Sue opere fanno parte del corredo iconografico di volumi di poesia e saggistica di diversi autori.
Si sono interessati alla sua attività testate giornalistiche come “Il Giornale di Sicilia”, “Balarm”, “La Sicilia” e emittenti televisive come “Tele One” e “RAI 3 Sicilia”.

E’il vincitore dell’edizione del 2012 del premio Satura, per la sezione giovani.
E’ Socio Onorario dell’Accademia Internazionale Vesuviana di Napoli.
Una sua opera è entrata a far parte della collezione della Fondazione “Thule Cultura” di Palermo, che ospita opere di artisti quali Accardi, Caruso, Guccione, Munari, Provino.

Scrive articoli su Cultura, Arte e Cinema per riviste e blogs come “Il Settimanale di Bagheria” (Bagheria), “Cinema Sperimentale” (Palermo), “D’Ars” (Milano),
Espoarte (Savona), “Art / Texts / Pics” (Milano), “RivistaSegno” (Pescara), “ArtsLife” (Milano), “Juliet Art Magazine” (Trieste), “Il Fascino degli intellettuali” (Milano), “LoboDiLattice” (Milano).
Nel Dicembre 2013 è stato tra i relatori, con un intervento sul rapporto tra pittura e letteratura, nell’ambito della presentazione del nuovo saggio di Marco Scalabrino sugli autori siciliani contemporanei, svoltasi presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani.
E' in copertina nel numero di settembre 2012 della rivista "Arte Shop Magazine" e all'interno si trova un articolo redatto dall'artista stesso su alcuni temi relativi all’arte contemporanea.
Un suo breve saggio sui martirii e le esecuzioni capitali nella storia dell’Arte è stato inserito nel volume di prossima pubblicazione sul culto dei Decollati a Palermo e sulla pena di morte, a cura di Rita Cedrini e Marilena Volpes.

Si sono interessati alla sua opera pittorica, tra i tanti: Paolo Levi, Fiorenzo Carella, Piero Longo, Giovanni Lo Castro, Lia Ciatto, Salvo Ferlito, Alessandro Madonia, Salvatore Maurici, Franca Alaimo, Rita Pengo, Pippo Oddo, Francesco Mineo, Lina Maria Ugolini, Maria Patrizia Allotta, Enzo Buttitta, Marco Scalabrino, Maria Antonietta La Barbera, Alfonso Leto, Gianmario Lucini, Elio Giunta, Tommaso Romano, Arrigo Musti, Vito Mauro, Rossella Cerniglia, Salvatore Di Marco, Giuseppe Fumìa, Tommaso Serra, Nicola Romano, Riccardo Melotti, Ester Monachino, Gaetano Lo Manto, Maria Teresa Prestigiacomo, Flora Buttitta, Elisa Bergamino, Dante Cerilli .

3 Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.