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Raymond Carver sarebbe stato lo stesso senza il suo editor?

Il legame che lega autore e editor è un rapporto complesso: alcune volte temuto, altre volte osannato, ma che in alcuni casi si rivela assolutamente indispensabile. Emblematico è il caso del rapporto che legava il grande scrittore Raymond Carver al suo editor Gordon Jay Lish, scrittore anch’egli, con una personalità decisamente influente. In qualità di editor e direttore responsabile di riviste letterarie, Lish aiutò l’affermazione di diversi scrittori statunitensi, tra cui Carver e Richard Ford.

L’influenza di Gordon Lish su Raymond Carver

Per analizzare a fondo il rapporto che legò i due uomini, abbiamo scelto di parlare di Principianti: versione originale della seconda raccolta di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (1981). In quell’occasione Lish aveva tagliato più del 50% del testo in due fasi di correzione riga per riga, cambiando molti titoli e finali. Oggi possiamo leggere finalmente i racconti nella loro ricchezza e complessità e, grazie anche al carteggio tra i due, comprendere i motivi dell’influenza di Lish sul percorso letterario dell’autore.

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Partendo dal presupposto che, come ci ricorda anche Paolo Giordano nella prefazione del testo originale Pescare, bere, litigare e ballare (Einaudi, 2014), «ogni scrittore ha bisogno di un editor. Ne ha bisogno, perché l’obiettività è la prima delle virtù a scomparire quando ci si trova equidistanti fra le sponde lontanissime di un testo», la vera domanda che ognuno di noi si pone è: Carver sarebbe diventato lo stesso Carver che conosciamo oggi se non fosse stato per il suo editor?

Una strategia commerciale

Forte di un contratto letterario che consentiva all’editore la massima libertà sul testo dell’autore, Lish non concesse a Carver il libero arbitrio che ogni autore dovrebbe tuttavia mantenere nelle varie fasi dell’editing di un testo.

Detto questo, Lish era un uomo estremamente colto e soprattutto un bravissimo stratega editoriale. Il suo piano, che risulta evidente dalle continue mutilazioni e semplificazioni apportate al testo originale, era quello di lanciare Carver come il profeta del minimalismo o postminimalismo hemingwayano, portando all’osso i suoi racconti.

E questo stile asciutto, ma sicuramente efficace, è stato (ed è tuttora) utilizzato per la didattica e la formazione di tantissimi autori emergenti. Forse Lish aveva intuito che la vera potenza di Carver stava nella riproposizione dei meccanismi letterari che scavano la brutalità umana e le distorsioni dell’amore di coppia, tematiche esasperate dal tempo verbale. Non è un caso che Carver preferisca sempre il passato: racconta i fatti quando sono già successi e al protagonista non rimane altro che il rimpianto. In quest’ottica anche il titolo proposto da Lish (Di cosa parliamo quando parliamo d’amore) è sicuramente più azzeccato – anche da un punto di vista meramente commerciale – di quello scelto inizialmente dall’autore.

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Le correzioni di Gordon Lish al finale del racconto Principianti di Raymond Carver.

Carver è senza dubbio ossessionato dal momento in cui l’amore finisce d’esistere: spesso nei suoi racconti questo momento è enfatizzato dall’entrata in scena di una terza persona e, di conseguenza, dal tradimento che sancisce il punto di rottura definitivo. Lish è stato sicuramente indispensabile per dare a questo mutamento, seppur piccolo e quasi impalpabile, la ripetitività che definisce uno stile narrativo, caratterizzante dal punto di vista editoriale. All’editor va il merito di aver portato all’apice l’amore carveriano come oggi lo studiamo e lo intendiamo, anche se questo è costato quasi la salute mentale (già instabile, dovuta a un passato irrequieto e da alcolista) dell’autore stesso.

La riscoperta del Carver originale

Quindi, per rispondere alla domanda (se Carver sarebbe lo stesso il Carver che oggi conosciamo senza il suo editor), la risposta è: probabilmente no.

È anche vero però il contrario: oggi, grazie al minuzioso lavoro della Lilly Library dell’Indiana University e ai curatori dell’edizione originale, William L. Stull e Maureen P. Carroll dell’Hartford University (con il grande supporto e incoraggiamento della moglie di Carver, Tess Gallagher, alla quale il marito prometteva che un giorno avrebbe ripubblicato i racconti nella loro interezza), possiamo leggere l’autentico Carver e tutta la sua complessità. C’è da dire che il senso di disorientamento e il cinismo perseverante non vengono in ogni caso messi in discussione, neanche nella forma originale del racconto.

Ester Franzin


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Ester Franzin
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