«Un’altra cosa» di Raymond Carver, una piccola storia in potenza

Raymond Carver (1938-1988) o lo si ama o lo si odia. Chi si affaccia per la prima volta alla sua produzione non può che restare stupito dallo stile estremamente essenziale, se non scarno. Nei racconti di Carver non c’è spazio per nulla che sia superfluo, a livello di forma, così come di contenuti.

Raymond Carver. Da: raymondcarverreview.org

Forse, però, non è solo lo stile telegrafico a lasciare spiazzati i lettori – e provocare reazioni viscerali, o di amore o di odio, tertium non datur –, ma anche una costante dei racconti dello scrittore americano: le sue storie, se si vuole scomodare Aristotele, sono sempre “in potenza”. Sta sempre per succedere qualcosa, i personaggi sono sempre sul punto di dire qualcosa, ma alla fine niente si concretizza davvero.

Leggi anche:
Il fascino d’estate – I nostri consigli: «Cattedrale» di Raymond Carver

L’omaggio di Carver a chi non coglie l’attimo

È così anche in Un’altra cosa, un racconto brevissimo contenuto nella raccolta Da dove sto chiamando (acquista). La trama è molto semplice: una donna torna a casa, trova il compagno intento a litigare con la figlia e lo caccia di casa. In linea con lo stile carveriano, non vediamo davvero L.D. (questo il nome del protagonista) lasciare la casa e abbandonare compagna e figliastra. La storia termina prima. Termina, nello specifico, con quello che sembra un vero e proprio omaggio a chi non sa cogliere l’attimo:

L.D. si rimise la trousse sotto il braccio e raccolse di nuovo la valigia.
– Voglio solo dirvi un’altra cosa.
Ma non riuscì a pensare quale potesse essere.

Poche righe in cui si ritrova chiunque faccia parte di quell’esercito di persone sprovviste del dono della battuta pronta. Poche righe che rendono giustizia a questi individui, di solito bollati come perdenti nella vita reale. Chi non sa cogliere l’attimo – perché la frase giusta gli viene tre ore dopo – è riabilitato dallo scrittore delle storie in potenza e fatto diventare un eroe in cui possono riconoscersi in tanti.

La copertina di "Da dove sto chiamando" di Raymond Carver.

Un insolito viaggio sentimentale

C’è, però, una piccola stranezza nel racconto: una sorta di cronaca dei minuti che precedono la partenza di L.D., con tanto di elenco degli oggetti che ha intenzione di portare via da casa. Questa scelta stride con l’avversione dell’autore per ciò che è superfluo. Con una certa superficialità, ci si potrebbe chiedere qual è l’utilità di una simile lista. In realtà, si tratta di un elemento imprescindibile, perché accompagna il lettore nel viaggio sentimentale che precede sempre un addio: a chi non è mai capitato, subito prima di abbandonare un luogo che ha segnato un capitolo importante della sua vita, di passare in rassegna le cose più piccole (e in apparenza banali) che lo avevano caratterizzato? La riflessione sugli addii, nascosta fra le righe, è molto più profonda di quanto sembri in un primo momento. In perfetto stile carveriano.

Condividi: