Se un pomeriggio di inverno un fotografo…

Se un pomeriggio di inverno un fotografo prendesse la sua macchina fotografica, inforcasse l’automobile e si dirigesse, per dire, verso Lecco, vedrebbe, e non potrebbe non vedere, la Grigna bianca di neve. Allora, sono sicura che gli balzerebbe in mente quella volta in cui al liceo ha letto quell’ode di Orazio, aspettate..come faceva?! Ah, si.. “Vides ut alta stet nive candidum Soracte, nec iam sustineant onus silvae laborantes, geluque flumina constiterint acuto?…” . Il fotografo, però, scuoterebbe la testa per non farsi prendere dal ricordo dei suoi studi giovanili e continuerebbe a guidare fino al centro della città. Parcheggerebbe e, con la fotocamera al collo, si dirigerebbe attraverso la piazza piena di gente. Qualcuno, però, ad un tratto lo tirerebbe per la manica e.. altro ricordo, stavolta una satira.. “…arreptaque manu “quid agis, dulcissime rerum?” “suauiter, ut nunc est,” inquam, “et cupio omnia quae uis…”“. “Hey, amico! Scusa, 5 euro per l’associazione blablabla…”.

Il nostro fotografo, ora meno diffidente verso il conato di ricordi studenteschi, non saprebbe comunque come scrollarsi lo scocciatore, fin quando arriva un altro tizio che, infuriato per qualcosa, se la piglia con lui e gli crea il diversivo per allontanarsi,“…aduersarius et “quo tu turpissime?” magna inclamat uoce, et “licet antestari?””… Da lontano, poi, una volta al sicuro, scatterebbe una foto. Proseguirebbe poi tranquillo per le vie della città; nei bar, gruppi di amici bevono vino e ridono in compagnia, al caldo, vicino al caminetto scoppiettante di uno di quei bar chic dove tutto sembra messo li per caso, ma ogni cosa è studiata. Altro ricordo, “...Dissolve frigus ligna super foco large reponens atque henignius deprome quadrimum Sabina, o Thaliarche, merum diota…“, altro scatto. Il nostro continuerebbe la sua passeggiata: il fiotto di ricordi liceali, ormai, non sarebbe più un problema e li lascerebbe fluire liberamente. Imboccherebbe quindi una stradina secondaria: una ragazza si nasconde nella strombatura di un portone, come si fa d’estate quando si è in giro e scoppia un temporale e non si ha l’ombrello. Le chiederebbe se va tutto bene ma lei si porta l’indice davanti alle labbra serrate e gli indica di fare silenzio. Il nostro fotografo non capirebbe, ma starebbe al gioco. Schiaccia l’occhio alla ragazza, che emette un risolino, e continua per la strettoia, dove incrocia un ragazzo, giovanissimo, che evidentemente cerca qualcuno. Ricordo. “… nunc et latentis proditor intimo gratus puellae risus ab angulo…” 5. Le risa ora coinvolgono due perone, lui e lei, che si sono trovati. Il fotografo tornerebbe indietro un poco sulla viuzza, e scatterebbe. Un occhio all’ora, è tardi, ormai. Raggiungerebbe a questo punto la macchina e ritornerebbe a casa. Dopo averle messe su pc, riguarderebbe le foto. Con sorriso bonario, sposterebbe lo sguardo verso la mensola vicino al computer, verso la foto che ritrae lui e i suoi amici al liceo, quando si studiavano le satire e le odi di Orazio, quando sbavava per la ragazza della classe di fronte che non lo guardava nemmeno ma che ora è sua moglie. All’epoca non ci aveva creduto al fatto che il mondo classico non fosse lontano da quello attuale ma quel giorno, per caso, l’aveva scoperto: tipi situazioni paesaggi che ritornano, ora come allora, qui come laggiù. Il tempo e la tradizione come un continuum di tempi e tradizioni; forse allora è vero, penserebbe il fotografo, che, come ha letto ne “Il gattopardo”, perché tutto resti uguale è necessario che ogni cosa cambi. Tempi diversi, cultura diversa eppure uomini e situazioni sempre uguali. Allora forse è questa l’essenza del classico, qualcosa che si mantiene fedele ad un modello consolidato, un qualcosa che accade qui, accade ora, accade sempre.1.“Vedi come il Soratte si elevi candido per l’alta neve, e come i boschi affaticati non sostengano più il peso, e come i fiumi si siano fermati per l’acuto gelo?”

2.”afferratami la mano mi dice: “Come va, carissimo ?”. “Benissimo, finora – io dico – e ti auguro ogni bene”.”

3. ” l’avversario nella causa ed esclama a gran voce: “Dove vai, scellerato ? – e – Posso prenderti per testimone ?””

4.”Disciogli il freddo mettendo ampiamente la legna sopra il fuoco e tira fuori più benignamente il vino di 4 anni”

5.”il gradito riso traditore della fanciulla sfuggente dall’intimo angolo”

 

 

 

 

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