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Lady Godiva

Senza veli per il popolo: la leggenda di Lady Godiva tra arte e letteratura

7 minuti di lettura

In un’Inghilterra medievale, una donna senza veli sfila a cavallo per le strade deserte della città. Non indossa nulla, solo i suoi lunghi capelli che a malapena le coprono il corpo nudo. È Lady Godiva, moglie del conte Leofrico di Coventry, e il suo è un sacrificio coraggioso fatto per il popolo.

I sudditi infatti, già provati dalle tasse sempre più alte, sono costretti dal conte a pagare una nuova imposta. Godiva chiede al marito che venga abolita, ma lui – per gioco – risponde che accetterà a una sola condizione: a mezzogiorno la donna dovrà percorrere completamente nuda le vie di Coventry.

La proposta di Leofrico è in realtà una semplice provocazione, ma Godiva decide di accettare il patto senza lasciarsi intimidire. Per salvaguardare la dignità della moglie, il conte promulga un’ordinanza che obbliga il popolo a chiudere porte e finestre, così da non vedere la donna cavalcare per la città senza nulla addosso. Tuttavia, Peeping Tom, il sarto del paese, decide di disobbedire facendo un buco nelle imposte, da dove osserva invaghito la donna. Il suo nome si lega infatti al verbo inglese to peep, sbirciare, e Peeping Tom ancora oggi significa nell’inglese colloquiale guardone. L’azione ribelle di Tom è però punita dal cielo: dopo aver ammirato le grazie della donna diventa infatti cieco, abbagliato dalla sua bellezza.

Lady Godiva nell’arte

La storia è ormai una leggenda che appartiene al folklore inglese ed è stata tramandata in modo romanzato e con diverse varianti. L’avventura di Lady Godiva – un nome latinizzato, Godgifu nell’inglese antico, ovvero regalo di Dio – ha ispirato molte opere, come per esempio il celebre quadro di John Collier (1898). Il pittore ritrae la donna creando un forte contrasto tra lei e il cavallo: mentre l’animale è bardato con sontuosi panni rossi, Godiva è completamente nuda, coperta solo dai lunghi capelli. La donna ha il capo chino in segno di vergogna: mostrare il proprio corpo è un atto peccaminoso, in questo caso nobilitato dall’intento di aiutare il popolo. La nudità non è volgare ma elegante, composta, pudica.

John Collier, Lady Godiva (1898).
Olio su tela, 142,2  × 183 cm.
Herbert Art Gallery and Museum, Coventry

Tra gli altri esempi di artisti che furono ispirati dalla leggenda possiamo citare Edmund Blair Leighton, che nel 1892 rappresenta la donna vestita e con dei lunghi capelli biondi. Ryan Sullivan nel 1877 la dipinge invece sul suo cavallo bianco, pallida e dai capelli biondi, in una candida atmosfera da favola. Marshall Claxton nel 1850 la ritrae in modo più pudico, con un velo bianco che la copra mentre cerca di salire a cavallo. Anche John Thomas rappresenta la ragazza in una statua di grande bellezza conservata al Maidstone Museum del Kent. Nemmeno l’arte contemporanea ha dimenticato il sacrificio di Godiva, e continua a considerarla una viva fonte di ispirazione nelle occasioni più disparate.

John Thomas, Lady Godiva.
 Maidstone Museum, Kent.

Leggenda o realtà?

Leggenda o realtà? Pur essendo Godiva un personaggio storico reale, alcuni critici sostengono che la sfilata senza veli non ebbe in realtà mai luogo, ma sia una leggenda creata dai monaci benedettini dell’abbazia di St. Albans due secoli dopo la morte della ragazza, tuttavia nessuno conosce il motivo di questa insolita creazione.

Certamente la storia è ricca di contraddizioni, ma non va contro nessun principio religioso: la donna è una moglie obbediente, ma anche coraggiosa e interessata al benessere popolare. Pur attraversando la città completamente nuda, rimane casta, mentre l’unico abitante che osa ammirare la sua bellezza al naturale viene punito.

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Il ruolo di Peeping Tom nasce soltanto nel XVII secolo, e anche in questo caso c’è una morale: la curiosità di Tom è punita con la cecità o, in alcune versioni, con la morte. Il sarto incarna il desiderio del popolo di guardare la donna, diventando per primo parte della leggenda: per esempio Daniel Defoe in A Tour Thro’ the Whole Island of Great Britain (1724-27) parla proprio del personaggio coraggioso che osò guardare il corpo nudo della moglie del conte.

Non si tratta dell’unico caso letterario in cui il mito viene ripreso: anche la poesia di Alfred Tennyson Godiva racconta la storia della donna, in una versione più popolare e romantica.

Lady Godiva oggi

In fondo oggi, ammirando le opere che la leggenda ha ispirato, siamo noi stessi i Peeping Tom che guardano Lady Godiva proseguire lenta per le strade vuote, siamo noi i piccoli voyeur con gli occhi puntati sull’eroina inglese.

È proprio la tensione sessuale creata dal guardare senza autorizzazione a rappresentare uno degli elementi che rende questa bizzarra storia così popolare, sviluppando in modo rudimentale e con qualche secolo di anticipo alcune delle teorie di Sigmund Freud.

Godiva è un mito provocatorio ma al tempo stesso dalla forte morale, che ha influenzato artisti di ogni tipo e viene tutt’ora citata o rielaborata in film, canzoni, opere teatrali, da Don’t Stop Me Now dei Queen a My Girl degli Aerosmith, dal film Lady Godiva a The Mask, da Oriana Fallaci a Charles Bukowski, e molti altri ancora.

Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.

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