“Inumani”, l’ultima fatica dei
Tre Allegri Ragazzi Morti

A quattro anni dall’album Nel giardino dei fantasmi, lo scorso 11 marzo per l’etichetta La Tempesta Dischi è stato pubblicato l’attesissimo Inumani, l’ultima fatica del trio friulano Tre allegri ragazzi morti (TARM). È un lavoro sorprendente, frutto del talento di una band che pur restando sempre la stessa, si rinnova ogni volta: ogni album si veste di suoni diversi. Non necessariamente si evolvono, ma rinascono e a questo rinnovamento, certo, hanno dato un forte contributo le importanti e numerose collaborazioni, prima fra tutte quella con Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, simbolo di un universo pop apparentemente lontano da quello dell’indie rock con tinte reggae dei TARM ma perfettamente conciliabile con i loro suoni. E poi ancora Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica), Alessandro Alosi (Il Pan del Diavolo), Maria Antonietta e Alex Ingram, che hanno contribuito alla scrittura dei testi.

TARM

I TARM si sono formati nel 1994 a Pordenone e sono attualmente composti da Enrico Molteni (basso), Luca Masseroni (batteria e voce) e Davide Toffolo (voce e chitarra) che, oltre ad essere un musicista, è anche un fumettista di grande successo e per questo la band fin dai primi anni si è nascosta dietro alla sua matita: per non donare la loro immagine ai media, indossano sempre delle maschere a forma di teschio disegnate dal loro frontman e diventate simbolo dell’universo che le loro canzoni evocano. Inumani è l’ottavo album. Il titolo si rifà ad una specie immaginaria dei fumetti creata da Stan Lee e Jack Kirby e pubblicata dalla Marvel: i protagonisti della storia sono un gruppo di individui geneticamente superiori che vuole stare lontano dalla società. «E per questo − dice Toffolo − sviluppano poteri particolari: non c’è un solo mondo. Musicalmente e non solo. Questo disco segna la fine di una trilogia iniziata con un album intitolato Primitivi del futuro che ci portava ad esplorare suoni al di fuori del rock e quindi fuori dall’Occidente: il reggae, un mondo incredibile che guardavamo senza capirlo» (da un’intervista de la Repubblica). Quindi Inumani, nonostante le novità, si inserisce in un filone che i Tre Allegri Ragazzi Morti avevano inaugurato anni fa: come si diceva, i TARM rinascono sempre ma allo stesso tempo rimangono loro e non abbandonano mai i temi a cui sono più legati.

Il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album vede la partecipazioni di Jovanotti e si intitola In questa grande città (La prima cumbia), una ballata folk ispirata alla musica popolare colombiana e dedicata a Milano, la «capital ben vestida». È un brano dai suoni ipnotici e dal ritmo irresistibile, a cui il contributo di Cherubini conferisce valore.

«In questa grande città che tutto il mondo conosce
Qualcuno diventa ricco, qualcuno resta uguale
In questa grande città che tutto il mondo conosce
Qualcuno vuol farsi vedere, qualcuno si nasconde

E la chiamano così
Capital ben vestida».

Degno di nota è sicuramente Ruggero, brano così fluttuante in un’atmosfera spettrale e saturo di nostalgia da ricordare I Cacciatori (Nel giardino dei fantasmi, 2012), anche se con sonorità diverse.

«Ruggero corre nel prato,
È spensierato.
Saltando percorre gli orti,
I suoi amici morti.

E poi si guarda le mani
Tutto è cambiato.
Quanti anni son passati
Che gli vien da ridere.

Ruggero corre da ore
Non è mai stanco
Già il sole insegue la luna
E la sfortuna, la sua sfortuna

E poi si guarda le mani
È ancora forte.
Del mondo immaginato
Che cosa resterà?»

www.sherwood.it

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I riferimenti vagamente enigmatici di Libera, poi, tradiscono la collaborazione con Vasco Brondi: la prospettiva assunta è quella di un personaggio femminile (stratagemma non nuovo ai testi di Toffolo) che si combina ai temi di Le Luci della Centrale Elettrica, scorci in paesaggi di coscienze tormentate.

«Adesso sono libera
E se lo sono libero anche te
Dai tuoi combattimenti
Dal tuo impegno per realizzarti.
Vedi notti piccolissime, grandi mattine.

C’è un incendio in cielo e sulle colline.
Vedi gli alberi, le rondini hanno ragione
Per questo li stiamo a guardare.

E dal settimo piano mi chiedo
Come il pavimento possa reggere il peso
Delle promesse che ci facciamo».

Altro brano degno di nota è la ballata reggae scritta da Maria Antonietta Invece niente, dal ritmo spezzato e dal suono ipnotizzante.

«Quanti giorni tutti uguali
Sono stato io che li ho spesi male.
Sdraiato sulla schiena dicevo
Faccio gli esercizi per la bara

Parlavo troppo svelto
Pensavo troppo svelto
Credevo di sapere molte cose
E invece niente

Avrei dovuto congelarmi
Farmi spedire nello spazio interstellare
Sacrificarmi per non vedere il nostro oceano
che diventa un mare».

Ecco  le date del tour

tarm

Camilla Volpe
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