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Tra “porno che fanno russare” e amori saffici: l’erotismo al festival di Cannes

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Si è scritto molto negli ultimi giorni sul festival di Cannes, conclusosi domenica 24 maggio: i tre film italiani in concorso non sono riusciti ad aggiudicarsi nessun premio. Il festival ha visto “sfilare” i generi più disparati, e in particolare hanno fatto parlare molto di sé tre film a luci rossi presentati da tre registi differenti.

cannes love locandinaIl primo, il più atteso e quello che avrebbe dovuto essere più “estremo”, è Love di Gaspar Noé. Già regista del film Irreversibile (2002), in cui Monica Bellucci viene violentata in un sottopassaggio, Noé ha portato un nuovo (presunto) scandalo al cinema. La copertina non lascia dubbi sul tema del film: un pene in erezione senza alcuna censura o, nella versione più soft, tre bocche che si baciano. L’opera infatti non risparmia nulla: amplessi, nudità non censurate, sesso a tre o con transessuali, il tutto coronato da un’insolita scena in cui la penetrazione viene vista dall’interno. Tutto in 3D, per far sì che nessun particolare vada perduto.

Love però non regala esclusivamente oscenità gratuite: il protagonista (Karl Glusman), pur essendo sposato e padre di una bambina, è ancora innamorato della propria ex, Elettra (Aomi Buyock), e teorizza che il sesso senza amore sia in realtà un atto incompleto, non in grado di dare la vera felicità a chi lo pratica. C’è quindi anche una sfumatura romantica oltre alle scene molto dirette e – secondo molti giudizi – al limite della pornografia. Il regista lo definisce: «un melodramma contemporaneo che integra le molte scene d’amore e oltrepassa il crinale ridicolo che fa che un film normale non possa mai mostrare delle sequenze troppo erotiche nonostante il fatto che tutti adorino fare l’amore».

cannes loveAl pubblico di Cannes però il messaggio non è evidentemente arrivato. L’Huffington Post lo definisce infatti «il porno che fa russare». Il film è stato proiettato dopo la mezzanotte e una coda di ben tremila persone ha aspettato tra le transenne di ammirare il film più atteso, rivelatosi poi monotono e banale per quanto riguarda le varianti sessuali messe in scena. Anzi, come commenta appunto Stefania Ulivi per L’Huffington Post, il film strappa anche qualche risata: «L’utilità del 3D la scopri dopo un’ora buona di film, quando un’eiaculazione in primissimo piano (e in cinemascope) fa esplodere in sala una risata epocale: effetto doccia». Insomma, troppo spinto per essere un film “normale”, troppo poco fantasioso per collocarsi nel genere porno: Love non ha ben trovato la sua strada.

Molto diversa la reazione per Carol di Todd Haynes, che si è conquistato l’ovazione del pubblico e il premio come migliore attrice per Rooney Mara, vinto ex aequo con Emanuelle Bercot nel film Mon roi. Tratto dal romanzo The Price of Salt di Patricia Highsmith, l’opera mette in scena il conflitto di due giovani donne newyorkesi negli anni ‘50. Carol (Cate Blanchett) è sofisticata ed elegante, sta per separasi da un uomo con cui ha avuto una figlia e che la ama. Therese (Rooney Mara) è una commessa piuttosto timida che lavora in un centro commerciale di Manhattan. Le due si amano di un amore non convenzionale e proibito, fatto di sensazioni nuove e ai loro occhi spaventose. Le protagoniste temono quindi i giudizi della società e in effetti gli ostacoli da superare sono molti. Un film quindi molto introspettivo, di un erotismo leggero e di stampo sentimentale, che affronta un tema difficile, attuale e delicato quale è l’amore tra due donne. Un amore saffico e illecito, ma raffinato, tormentato, profondo.

cannes much lovedIl terzo film dal carattere erotico è Much Loved, di Nabil Ayouch, che affronta la questione della prostituzione a Marrakesh. Se il tema sembra apparentemente banale, Ayouch ha sottolineato come sia stato difficile per lui produrre questa pellicola, dato che la commissione cinema del Marocco ha respinto per ben due volte la sua richiesta di finanziamenti senza dare vere e proprie ragioni, ma quasi sicuramente a causa del tema trattato, ancora un grande tabù in molte società. Il regista ha quindi deciso di proseguire da solo per la sua strada: Much Loved si focalizza sulla vita di quattro prostitute, ispirandosi ai film degli anni ‘70 di Scorsese e Lumet. La sua intenzione è quella di mettere in discussione la società attraverso un punto di vista tagliente e diretto, creando dibattiti e nuove opinioni. La prostituzione viene analizzata sia dal lato economico sia da quello sentimentale, in modo realistico, senza proporre nessun tipo di giudizio, ma distruggendo molti di quei falsi miti legati alla professione più antica del mondo. Il cast, dato il budget molto basso, è formato da attori non professionisti che sono soliti vivere nelle zone ad alto tasso di prostituzione.

Il festival non ha quindi deluso da questo punto di vista: i tre film presentati si sono occupati di lati molto diversi dell’erotismo, accontentando così un pubblico molto vasto e dai gusti più disparati.

Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.

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