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riflessione storica sul rapporto tra umanità e montagne

Una riflessione storica sul rapporto tra l’umanità e le montagne

«Ut corpus celo paululum proximius fieret»
«Per portare il corpo un po’ più vicino al cielo»
(Petrarca, Familiares IV 1 a Dionigi de’ Roberti, meglio nota come Ascesa al monte Ventoso)

17 minuti di lettura

Da decenni tante comunità di montagna vivono una stasi demografica nei migliori dei casi o un’emorragia di capitale umano ed economico nei peggiori – seppur a ritmi più lenti rispetto al periodo precedente. L’unico ambito a mostrarsi in controtendenza sembra quello del turismo, in fase di evidente rilancio soprattutto da quando siamo stati costretti a visitare anche le località che avevamo dietro casa durante il primo anno di pandemia.

Dal 2020 moltissimi si sono avvicinati al mondo delle montagne per la prima volta, altrettanti le hanno riscoperte, e troppi lo hanno fatto con poca cautela e conoscenza dei propri limiti (è stato un anno tristemente da record per gli interventi del Soccorso Alpino). Questo generale clima di nuovo approccio è forse un’occasione irripetibile per sensibilizzare la popolazione su un patrimonio culturale e naturale senza pari, che rischia di essere perduto nel giro di poche generazioni se non si agirà attivamente per tutelarlo. Mentre pensiamo come proteggere tutto ciò davanti all’avanzata apparentemente inarrestabile della vita urbana, può essere utile ripercorrere le fasi dell’affascinante rapporto dell’umanità con queste silenziose spettatrici della nostra Storia.

Questo articolo si concentrerà sulle Alpi, in quanto catena montuosa più familiare e più viva nella cultura europea, nonché località esemplare per la nascita e lo sviluppo del turismo montano come lo conosciamo oggi. Tuttavia molti ragionamenti e processi storici possono essere applicati con poche variazioni ad ambienti simili in tutto il mondo.

Le testimonianze archeologiche che non sono state divorate dalle glaciazioni e dal perpetuo cambiamento del territorio naturale dimostrano che l’ambiente montano è sempre stato abitato dagli umani. A partire da Ötzi (soprannominato da alcuni il “primo alpinista”), vissuto verso la fine del Quarto millennio a.C., e per tutta l’Età del Bronzo, pressoché ogni valle alpina con le condizioni minime di sopravvivenza ha visto lo sviluppo di culture dalle caratteristiche uniche.

D’altronde perché allontanarsene? Le montagne fornivano protezione e un vantaggio strategico enorme su eventuali nemici a chi conoscesse bene il territorio. Valli e valichi erano passaggi obbligati su cui si potevano richiedere pedaggi, e proprio questo fu uno dei grandi motori che spinsero sempre a desiderare il controllo su di essi. Colture selezionate e pastorizia fornivano tutto il necessario alla sussistenza e a piccoli commerci con le comunità vicine; salire in quota abbandonando il fondovalle dove si trovava l’insediamento era un’attività legata anzitutto allo spostamento degli animali sui pascoli, al procacciamento di cibo, alla ricostruzione geografica del territorio circostante e alla dimensione spirituale. E queste stesse motivazioni hanno continuato in forme diverse a portare l’umanità verso l’alto.

Una vicenda del 327 a.C. p…

Daniele Rizzi

Nato nel '96, bisognoso di sole, montagne, musei e drink dai nomi bizzarri. Specializzato in storia economica, sociale e culturale del Medioevo, interessato a un po' troppe cose. Credo nel ruolo sociale dell'umanesimo e mi turba chi si prende sempre sul serio. Mi fermo sempre ad accarezzare i gatti per strada.

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