“Un amour de jeunesse”: la poesia triste del primo amore

Non è facile parlare del primo amore. O meglio, non è facile farlo con la grazia, il garbo e la delicatezza che questo momento richiede. Quando lo vediamo sullo schermo il primo amore è una sorta di onda di pazzia, di gioia di vivere, di felicità, di spensieratezza e di delirio di onnipotenza. Una cosa stupenda, insomma, che ha con sé solo il bello che sentimento e gioventù possono portare.

Eppure, il primo amore non è sempre e solo così. Un amor de jeunesse (“un amore di gioventù”), terzo lavoro del 2011 della regista francese Mia Hansen-Løve narra infatti la storia di Camille (Lola Créton), di quindici anni, e di Sullivan (Sebastian Urzendowsky), diciannovenne. Il loro è un amore sentito, vissuto mano nella mano negli inverni rigidi di Parigi, è un amore giovane, che si regge su dinamiche talvolta pazze, talaltra mature: lei gli tiene il muso perché ha passato il weekend tra una festa nei sobborghi e l’altra; lui esce di casa a comprare i preservativi per fare ancora una volta l’amore con lei.

Un amour de jeunesse

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Camille è giovane, insicura e, cosa decisamente pericolosa, ha proiettato tutta la sua esistenza su Sullivan, che ama di un amore immaturo e totalizzante, nonostante lui sia intenzionato a partire per il Sudamerica alla ricerca di sé, lontano dalla ragazza.

Camille brucia d’amore, piange, si dispera, impazzisce fino a tentare il suicidio: a nulla basta segnare con le puntine sulla cartina dell’America latina i vari luoghi che lui visita e nemmeno leggere le sempre più rade lettere che Sullivan le manda, fino alla loro definitiva rottura.

Un amour de jeunesse

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La ragazza cresce, di Sullivan più nessuna notizia, e si fidanza con Lorenz (Magne-Håvard Brekke), suo docente universitario alla facoltà di architettura, molto più grande di lei. La loro è una relazione felice, stabile, adulta, ma il destino è ovviamente sempre pronto a rimescolare le carte e riporta Sullivan sulla strada di Camille. Tra le strade della capitale francese esplode di nuovo la passione mai sopita tra i due ex amanti.

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Questa volta, però, la situazione è diversa: Camille è cresciuta, è matura, vive col suo compagno ed ha un lavoro soddisfacente, mentre Sullivan sembra essere rimasto, nonostante il tempo trascorso, il diciannovenne che era. Come già era accaduto in passato, è ancora Camille a subire i capricci dell’amato che, ancora, la desidera e la allontana, si avvicina e poi si tira indietro.

La chiusa, delicatissima, in cui Camille fa il bagno in un fiume, abbandonandosi alla corrente, forse mostra quello che può essere il destino emotivo della ragazza, finalmente svincolato dal passato e dal suo primo amore.

Non perdendo mai il suo fuoco, la regista allestisce un film nostalgico, nel quale ogni elemento, dalla luce alle inquadrature sugli sguardi durante i primi momenti d’amore tra i protagonisti, rimanda ad una sottesa tristezza che inevitabilmente fa da contraltare alla più pura delle felicità. La Hansen-Løve dà vita, con Un amour de jeunesse, ad un'”educazione sentimentale” complessa, viva, per nulla idealizzata, in cui tutti, nessuno escluso, si possono rivedere e grazie alla quale il pensiero va verso il primo amore, quello, appunto, della propria gioventù.

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