Venezia di mostra in mostra: il meglio del «Fuori Biennale»

Maggio 2019, tempo di Biennale. Venezia si anima di un’energia nuova, di un entusiasmo capace di coinvolgere chiunque, in una città che solo in apparenza sonnecchia sulle acque immutate della sua laguna. La più antica e prestigiosa esposizione d’arte contemporanea, però, non si esaurisce nei padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale. Tutti i palazzi, gli spazi e le dimore private rispondono all’appello, rivaleggiando nella possibilità di ospitare una mostra. Perché l’arte pervade davvero tutta la città, in tempo di Biennale. Tra eventi collaterali e altre rassegne in scena, da maggio a novembre, il Fuori Biennale vanta un programma ricchissimo, per il quale c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ecco, dunque, una selezione degli eventi migliori. Da non perdere.

Biennale
Alberto Burri, Rosso Plastica M3, 1961, Plastica, combustione su tela. Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri

1. Alberto Burri alla Fondazione Cini

L’Isola di San Giorgio Maggiore è un luogo irreale. Dal lato opposto del bacino di San Marco, osserva distaccata la frenesia di Venezia, immersa in una tranquillità appena interrotta dal passaggio dei vaporetti o da qualche turista in visita alla basilica. Proprio accanto all’edificio progettato da Andrea Palladio, la Fondazione Cini ha posto il proprio quartier generale, allestendo, come di consueto in periodo di Biennale, delle retrospettive dedicate ai grandi del contemporaneo italiano, ormai storicizzati. Quest’anno rende omaggio ad Alberto Burri, maestro dell’Informale, permettendo ai visitatori di ripercorrere l’evoluzione della sua carriera artistica attraverso 50 opere. Non mancheranno i celebri Sacchi, espressione del trauma della prigionia di guerra, in cui egli sperimenta l’unione di tecniche e materiali diversi: la iuta strappata e ricucita, legno, plastica fusa. Burri. La pittura, irriducibile presenza si propone, quindi, come un omaggio anticipato all’artista, del quale, nel 2020, ricorrerà il 25° anniversario della scomparsa.

Nacho Carbonell, Under a light tree, 2019

2. Dysfunctional alla Galleria Giorgio Franchetti

Chi l’ha detto che il Rinascimento e il contemporaneo non possono andare d’accordo? Dall’8 maggio, nel palazzo della Ca d’Oro, installazioni tridimensionali si dispiegano tra le opere del XV e XVI secolo collezionate nel primo Novecento dal barone Giorgio Franchetti, pur senza oscurarle, anzi, mettendole in risalto. Si può vivere, così, l’emozione di ammirare il San Sebastiano di Andrea Mantegna avvolto, in una sorta di carezza luminosa, dallo chandelier realizzato dal duo artistico Studio Drift oppure camminare sulla straordinaria pavimentazione ad opus sectile della corte del palazzo, affiancati dagli alberi di luce di Nacho Carbonell. La mostra muove da una serie di considerazioni: l’arte è ciò che scaturisce dall’incontro tra l’artista e il mondo ma troppo tempo è stato speso nel tentativo di tracciare una linea di confine tra il bello e il funzionale. A partire da questa verità, Dysfunctional analizza il rapporto tra creatività ed utilità, proponendo opere di art design che rispondono ad un ideale estetico ed ideologico e che, potenzialmente, nella realtà quotidiana potrebbero trovare un proprio spazio di utilizzo. 

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Biennale
La Tribuna di Palazzo Grimani

3. Classico e contemporaneo a Palazzo Grimani

Nel sestriere Castello, a pochi passi da Piazza San Marco, il Palazzo Grimani rappresenta il giusto compromesso tra chi predilige le espressioni del passato e chi, invece, è interessato alle ricerche artistiche più attuali. In concomitanza con la Biennale, infatti, l’antico palazzo, trasformato in museo solo dieci anni fa, offre una serie di esposizioni capaci di soddisfare i gusti di tutti. Con Meycelium, il pittore Sandro Kopp sbarca a Venezia proponendo al pubblico un centinaio di opere incentrate sul tema della comunicazione e della mediazione attraverso gli occhi. Ciascun quadro, di fatto, è il ritratto, impreziosito dalla foglia d’oro, degli occhi di soggetti diversi, nelle cui iridi si riflette il particolare luogo del mondo in cui è stato realizzato. Pittura Panorama è invece un omaggio al lavoro di Helen Frankenhalter la quale, negli anni ’50 e ’60, promosse la corrente del Color field. In aggiunta, fino al 19 luglio, la Galleria Gagosian di Roma integra questa ricerca con un’altra mostra dedicata alle opere della pittrice statunitense. Il terzo evento che coinvolge Palazzo Grimani è talmente eccezionale da durare due anni, fino al maggio 2021: Domus Grimani 1594 – 2019 celebra il ritorno a casa della collezione di statue classiche appartenuta a Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia. Il fulcro della mostra è la Tribuna, una sorta di tempietto chiuso su tre lati ed ispirato al Pantheon, in cui ritrovano il proprio posto gli antichi busti. Ulteriore particolarità, la versione italiana dell’audioguida è recitata da Isabella Rossellini mentre Jude Law ha prestato la propria voce per la versione inglese.

Pino Pascali, Gruppo di attrezzi agricoli, 1968

4. Pino Pascali: ritorno a Venezia

Il 1968 segna uno spartiacque: è l’anno della «Biennale poliziotta» investita dalla proteste, occupata in quanto, come denuncia il Comitato di Boicottaggio, «strumento di mistificazione della produzione artistica […] e controllo di una cultura riservata alla classe dominante». È l’anno del trionfo dell’Arte Cinetica e Programmata, nonostante in Italia sia già stata superata dall’Arte Povera. È l’anno del Gran Premio per la scultura a Pino Pascali, assegnato, però, per la prima volta postumo. Cinquantun anni dopo l’incidente mortale che non gli ha consentito di ritirare il premio della sua consacrazione, l’artista pugliese torna idealmente a Venezia con un’esposizione presso il Palazzo Cavanis lungo le Zattere. Pino Pascali. Dall’immagine alla forma accosta l’indagine fotografica dell’esponente dell’Arte Povera alla sua traduzione nel linguaggio scultoreo. L’occasione per scoprire come sono nate celebri opere come Gruppo di attrezzi agricoli o La ricostruzione della balena

5. Georg Baselitz alle Gallerie dell’Accademia

Tra gli eventi collaterali della Biennale, le Gallerie dell’Accademia ospitano Baselitz – Academyretrospettiva dedicata al pittore tedesco Georg Baselitz, il quale diviene così il primo artista vivente ad esporre nel grande tempio dell’arte veneziana. La mostra si focalizza sulla produzione pittorica di Baselitz, fortemente espressiva, dalle linee drammatiche, connotata dall’inconfondibile caratteristica del capovolgimento di corpi e volti. La chiave di lettura delle sue opere si rintraccia in una dichiarazione, capace di condensare il clima tedesco al termine della Seconda Guerra mondiale e l’avvilito spaesamento della popolazione: «Sono nato in un ordine distrutto, in un paesaggio distrutto, tra persone distrutte, in una società distrutta. Non ho voluto ristabilire un ordine. Ho visto abbastanza del cosiddetto ordine. Sono stato forzato a mettere tutto in discussione, a essere “naive”, a ricominciare di nuovo». E Georg Baselitz ricomincia dall’inversione, come l’inversione di rotta e di pensiero seguita dal proprio Paese all’indomani della guerra; come l’inversione di rotta e di pensiero di chi fugge da qualsiasi etichetta e si diverte a giocare con lo spettatore sui confini tra l’astratto e il figurativo. 

Jennifer Marie Collavo

Nata nel '96 ma del secolo sbagliato, cresciuta in una famiglia multiculturale e multilingue. Una laurea in Conservazione e gestione dei beni culturali ed un'insopprimibile passione per tutto ciò che è antico, polveroso ed enigmatico. Amo follemente i cipressi, Napoleone, la spumosa schiuma della birra e i viaggi on the road.
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