“Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad: tra biopolitica e carneficine coloniali

Racconto a cavallo di due secoli, Cuore di Tenebra (Heart of Darkness, 1899) di Joseph Conrad si colloca in un limbo narrativo a metà strada fra il romanzo e il trattato filosofico, raccontando, attraverso gli occhi dell’uomo moderno, gli orrori e le carneficine sulle cui ossa il mondo occidentale ha costruito tale modernità. Oscuro e profondo come l’Africa nera, Cuore di Tenebra è, paradossalmente, un faro che illumina tutte quelle verità che la coscienza collettiva nasconde nel buio.

Lo Spazio: la tenebra geografica e la paura dell’ignoto

Trascendendo da qualsiasi analisi ab ovo, Cuore di Tenebra è prima di tutto un racconto di avventura, ambientato nell’Africa coloniale di fine 1800. Le memorie del vecchio marinaio Marlow sono, almeno in superficie, la rievocazione di un uomo che in gioventù affrontò l’ignoto, vi si immerse e ne venne sconvolto a tal punto da uscirne come un uomo nuovo. A livello narrativo così come a livello storico, l’Africa rappresenta il primo strato della tenebra declamata nel titolo. Luogo ancora parzialmente inesplorato, l’Africa fu la meta prediletta dei grandi imperi coloniali (fra cui emerge quello belga), irrimediabilmente attratti dalla vastità di possibilità e progetti che il continente offriva.

È dunque a livello spaziale che si colloca il primo stato di oscurità che Conrad presenta al lettore, è la tenebra geografica di un mondo sconosciuto, il cui fascino è ormai perduto per l’odierna umanità. Selvaggia, primitiva, ricca di mistero antropologico, quello cioè di un’umanità ancora legata alla natura, l’Africa è la tenebra dell’ignoto, è la macchia senza nome sulla cartina geografica, è lo spazio che si trasforma in un’idea, offrendo al mondo un luogo concreto e reale in cui segregare le proprie paure.

Cuore di Tenebra

La Società: il colonialismo e la biopolitica

Così come Marlow si addentra nelle profondità della giungla congolese, così l’attento lettore di Conrad discende nei meandri arteriosi di questo Cuore, e dal suo involucro si disperde nel sangue. Sono infatti il sangue e la carneficina il segreto che Marlow incontrerà nel suo viaggio. Ma non la brutalità indigena, avvolta da leggende di cannibalismo e sacrifici umani, bensì la mostruosità dell’uomo europeo, del cosiddetto animale civilizzato. Ciò è magistralmente rappresentato da Conrad nel personaggio di Kurtz, forse una delle figure più enigmatiche ed interessanti della letteratura moderna.

Il colonello Kurtz infatti, durante il suo soggiorno africano, è vittima, se non carnefice, di una metamorfosi bestiale, in cui la sete di potere, il desiderio di ricchezza, il delirio di onnipotenza offerto da una terra senza legge e senza Dio, lo tramutano da uomo a bestia, ad assassino, a demone. Marlow dunque trova in Africa il cuore nero e marcio dell’Europa coloniale, della sua politica di falsa integrazione fatta di schiavismo e massacro, ed è qui che Conrad inserisce la sua aspra e rassegnata critica alla società contemporanea, che ha edificato sé stessa su valori fittizi e sui miseri resti delle sue carneficine.

Cuore di Tenebra

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L’Uomo: “L’Orrore, l’Orrore”

Si giunge infine al nucleo stesso del cuore, nella più profonda e terribile delle oscurità. Portavoce di questa nuova verità è la follia di Kurtz, non più il personaggio in sé, bensì quello che ne rimane, ovvero l’involucro vuoto e spaventato di ciò che un tempo era un uomo.

L’ultima oscurità, il vero Cuore di Tenebra, è quello che si nasconde in ogni uomo, nel suo essere, in potenza, un mostro. Ed è proprio questa consapevolezza a far impazzire Kurtz, resosi conto che qualsiasi uomo, se messo in una condizione di assoluta e totale libertà, tramuta sé stesso in un essere aberrante, un demonio che non uccide per sopravvivere, ma per il semplice piacere di poterlo fare senza dover pagare conseguenze, un mostro che violenta il principio stesso di umanità solo perché ciò lo fa sentire potente. È nel male più assoluto che l’uomo raggiunge il delirio, e solo nel male l’uomo può sentirsi Dio.

Cuore di Tenebra

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Cuore di Tenebra, definito racconto per la sua brevità, romanzo per l’intensità, è una verità imprescindibile per la società odierna e per qualsiasi individuo che voglia confrontarsi con la totalità dell’essere umano. Cuore di Tenebra non è un racconto del Passato, ma esso è il Presente e, molto probabilmente, il Futuro dell’animo umano, di quella tenebra eternamente sconosciuta, che solo Kurtz, per dirlo con le parole dello stesso Conrad, «aveva compreso e aveva giudicato: L’Orrore, l’Orrore».

 

Leggi anche: Apocalypse Now, in viaggio verso l’orrore

 

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Mi chiamo Giano Anna Maria, sono nata a Milano il 4 marzo 1993 e sono una studentessa di Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Milano. Fin da bambina ho sempre amato la musica, il colore, la forza profonda di ciò che è bello. Crescendo, ho voluto trasformare dei semplici sentimenti infantili in qualcosa di concreto, e ho cercato di far evolvere il semplice piacere in pura passione. Grazie ai libri, ho potuto conoscere mondi sempre nuovi e modi sempre più travolgenti di apprezzare l’arte in tutte le sue forme. E più conoscevo, più amavo questo mondo meraviglioso e potente. Finchè un giorno, la mia vita si trasformò grazie ad un incontro speciale, un incontro che ha reso l’arte il vero scopo della mia esistenza… quello con John Keats. Le sue parole hanno trasformato il mio modo di pensare e mi hanno aiutata a superare molti momenti difficili. Quindi, posso dire che l’arte in tutte le sue espressioni è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina, è ciò che guida i miei passi e che motiva le mie scelte. E’ il fine a cui ho scelto di dedicare tutti i miei sforzi, ed è il vero amore della mia vita.