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«Oriente Mudec»: il Giappone con gli occhi di un esploratore

Nel 2019 è del tutto inconcepibile immaginare che esista sul pianeta un lembo di terra su cui l’uomo non abbia posato lo sguardo. Ogni frontiera è stata esplorata, e il mondo conosciuto ha valicato i confini dell’atmosfera per far poggiare all’uomo i piedi sulla luna. È quindi arduo riuscire a proporre al pubblico una mostra con l’intento di presentargli una realtà inedita, ma il progetto Oriente Mudec, inaugurato a Milano l’1 ottobre, sembra riuscire nell’intento. Attraverso un’analisi storica, politica e culturale, le esposizioni Quando il Giappone scoprì l’Italia (1585 – 1890) e Impressioni d’Oriente, fanno immergere lo spettatore nel Giapponismo italiano che ha pervaso la nazione dal 1860 al 1900, proponendo una prospettiva del tutto nuova dell’Oriente e dei suoi tesori. Il progetto è infatti concepito come un confronto fra la cultura orientale e il suo influsso creativo sull’arte occidentale – il risultato è la nascita di un Nuovo Mondo.

Oriente Mudec
Galileo Chini (1873-1956) Manifattura “L’arte della Ceramica”
Pannello con pesci, 1900 circa
Maiolica policroma, cm 28 x 56
Collezione privata, in comodato presso Chini Museo, Borgo San Lorenzo
PHOTOCREDIT: ©studionoferini

L’esplorazione e l’incontro

Quando il Giappone scoprì l’Italia (1585 – 1890) è il primo blocco del percorso Oriente Mudec, ripercorrendo gli albori dell’esplorazione della terra del Sol Levante attraverso opere della collezione Passalacqua. È il 1585 quando l’Italia intraprende un’azione diplomatica con il Giappone, svincolandosi dall’immaginario di Marco Polo per immergersi in più pragmatiche manovre politiche. Ito Mancio, primo ambasciatore italiano in Giappone, è anche il primo dei due protagonisti di questa mostra: le fascinazioni e i resoconti dei suoi viaggi hanno ispirato i grandi artisti dell’epoca, tra cui Domenico Tintoretto che fece un ritratto di Mancio stesso. A lui segue il conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua, cui è dedicata la seconda sezione della mostra, che ben tre secoli dopo creerà sul lago di Como il Museo giapponese, una cornucopia di oggetti tipici, pezzi d’arredamento e utensili, opere d’arte e mobilio. Questa prima parte è il nucleo collezionistico del progetto, dove a essere mostrati sono i reperti, i souvenirs di viaggio di quegli uomini che hanno avuto il privilegio di definirsi esploratori.

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Oriente Mudec
Galileo Chini (1873-1956) Paravento “Turandot”, 1926 Olio su tela, cm 212 x 62 (ciascun pannello) Parma, collezione privata

L’amalgama e il nuovo

La seconda mostra, Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone, con un totale di 170 opere, ha una valenza diversa, e rappresenta l’amalgama delle due culture e il frutto nato da questa unione. Nel percorso di visita, lo spettatore può vedere non solo raffigurazioni originali di geishe, le donne-artiste giapponesi, ma anche il loro replicante: giovinette dai facili costumi che popolavano l’immaginario erotico dell’Ottocento. C’è il kimono di seta originale, in preziosi fili d’oro e con dettagli rosa cipria, a confronto con una vestaglia in velluto verde smeraldo con ricami dorati del grande couturier Mariano Fortuny. C’è l’Impressionismo, l’Art Déco, cere e smalti che danno vita ad un immaginario orientaleggiante, più che orientale.

Oriente Mudec
Gerolamo Induno (1825-1890) La giapponesina, 1880-85
Olio su tela, cm 45 x 34,8
Collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
PHOTOCREDIT: Photo Courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano

«Oriente Mudec»: il Giappone con gli occhi dell’Italia

Quella del Mudec è una missione che vuol fare provare ancora una volta la sensazione di inoltrarsi in una terra inesplorata, di conoscere una verità per molti ancora oscura: è il Giappone visto con gli occhi dell’Italia, un Paese che agli ambasciatori Cinquecenteschi appariva come incastonato in un idillio primitivo, agli albori della civiltà, ma in realtà portava sulle spalle il peso di una tradizione millenaria, ben più antica della nostra.

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Vincent van GoghRitratto di Père Tanguy, 1888, olio su tela, 92 x 75 cm. Parigi, musée Rodin

Aperte dal 1 ottobre 2019 al 10 febbraio 2020, le mostre di Oriente Mudec sono un sogno a occhi aperti per chi ama l’arte, per chi ama la bellezza, ma soprattutto per chi ama la cultura del viaggio.

Anna Maria Giano

Mi chiamo Giano Anna Maria, nata a Milano il 4 marzo 1993. Laureata Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Milano, mi sto specializzando in Letterature Comparate presso il Trinity College di Dublino.Fin da bambina ho sempre amato la musica, il colore, la forza profonda di ciò che è bello. Crescendo, ho voluto trasformare dei semplici sentimenti infantili in qualcosa di concreto, e ho cercato di far evolvere il semplice piacere in pura passione. Grazie ai libri, ho potuto conoscere mondi sempre nuovi e modi sempre più travolgenti di apprezzare l'arte in tutte le sue forme. E più conoscevo, più amavo questo mondo meraviglioso e potente. Finchè un giorno, la mia vita si trasformò grazie ad un incontro speciale, un incontro che ha reso l'arte il vero scopo della mia esistenza... quello con John Keats. Le sue parole hanno trasformato il mio modo di pensare e mi hanno aiutata a superare molti momenti difficili. Quindi, posso dire che l'arte in tutte le sue espressioni è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina, è ciò che guida i miei passi e che motiva le mie scelte. E' il fine a cui ho scelto di dedicare tutti i miei sforzi, ed è il vero amore della mia vita.
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