Una morte che diventa verso
Nel luglio del 1988, la cantante dei Velvet Underground, Nico, si trovava in vacanza a Ibiza con il figlio. Un giorno, prende la sua bicicletta ed esce per comprare della marijuana. Non tornerà più: cadrà da quella bicicletta e, rifiutata da diversi ospedali, morirà per un’emorragia celebrare. La sua storia è finita ora in un verso di una canzone del nuovo album di Tutti Fenomeni, Lunedì, che fa diventare l’isola di Formentera una duna di cenere, e fa accompagnare le sue parole dal synth e dal sassofono di Francesco Consaga.
Il citazionismo tipico di Giorgio Quarzo Guarascio (aka Tutti Fenomeni) è sempre qui. Non mancano nemmeno le battute caustiche e ironiche sulla vita e la società contemporanea, suo marchio di fabbrica. Questa volta, però, Guarascio toglie un po’ ai testi per dare alla musica e la differenza è notevole. Con Lunedì, Tutti Fenomeni parla di amore con un pizzico di cinismo in meno e qualche consapevolezza in più. Cerca di capire un po’ meglio chi è lui, ora. Tipico di chi tira le somme all’alba dei suoi trent’anni, ma anche, forse, di chi sceglie di intitolare il suo nuovo album come il giorno in cui va dall’analista. Tutti Fenomeni si affianca alla produzione di Giorgio Poi e decide, per la prima volta, di fare il cantante.
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Nuova voce, nuova produzione
Lunedì di Tutti Fenomeni è uscito il 23 gennaio per l’etichetta 42Records. È il suo terzo album in studio, ma il primo in cui la sua voce dialoga a pieno con le melodie, assecondandone il flusso e la direzione naturale. Il cambio di produzione, da Niccolò Contessa de I Cani per i primi due album (Merce Funebre, 2020; Privilegio Raro, 2022) a Giorgio Poi, è tangibile e decisivo. Guarascio parla sempre della società di oggi e ci dà una misura dell’aria opprimente che tira fuori, ma senza approdare nel nichilismo compiaciuto che aveva caratterizzato i suoi esordi. In Lunedì, l’approccio è decisamente più musicale, con derive a tratti indie-pop (Mao), e il risultato è un lavoro che vuole rivolgersi a più persone, senza per questo rinnegare se stesso o perdere la propria cifra. Tutti Fenomeni ha abbracciato la filosofia di Poi, che crede che non sia «questione di testo», ma «questione di musica» (Les jeux sont faits, 2025), ma lo ha fatto continuando a dettare le sue regole.
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Già dalla sua copertina, è possibile entrare un po’ nel Lunedì di questo artista. È il primo album in cui il cantautore romano ci mette la faccia. Il titolo restituisce quell’astrattezza tipica di tutte le singole parole inizialmente decontestualizzate. Guarascio l’ha definita «la monoparola ideale: è molto indie pur non essendo un francesismo o un termine inglese. E, appunto, rimane un po’ sulle scatole anche se poi sottintende anche tutto il resto». Lunedì è il giorno in cui il cantautore va dalla psicanalista, ma è anche il giorno in cui tutto ricomincia da capo: è «il giorno più borghese di tutti» perché «porta con sé l’illusione del cambiamento», ha detto.
Restare dentro al presente
Tutti Fenomeni passa dall’età adolescenziale cinica e senza via di uscita, che contraddistingueva Merce Funebre e Privilegio Raro, per accettare il rischio di diventare adulti. Non tenta di piacere a tutti, non vuole incidere «dischi brutti» per raggiungere questo obiettivo. Si interroga sul presente senza mettersi sulla difensiva ironica di chi guarda la realtà con criticismo distaccato. Guarascio si autodichiara un clown e si mostra molto più immerso in questa realtà di quanto voleva farci credere.
Così, la ricerca sulle relazioni e sull’amore sembra essere una via di scampo, con tutte le difficoltà e le contraddizioni che possono comportare. I due estremi dell’album, La ragazza di Vittorio e Love is not enough, incorniciano perfettamente questa trasformazione di Tutti Fenomeni. Il primo è un brano che sembra più legato alle sue origini, nonostante il suono sia decisamente più morbido e avvolgente dei ritmi cupi e taglienti dei primi album. Da qui inizia tutto un nuovo viaggio nella nuova maturità di Guarascio: canta di più, le melodie sono coinvolgenti e non mancano di potenza incisiva.
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Canticchiare il disagio
Tutti Fenomeni continua a sferrare i suoi colpi, ma dopo aver ascoltato Lunedì non si è poi così feriti. Regala pezzi come Col tuo nome, Piazzale degli Eroi e Vanagloria, che restano in mente tanto da canticchiarli per giorni e che schiaffano in faccia a tutti le contraddizioni del presente: «Non ho paura della morte, ho paura dell’inflazione», «La crisi economica non c’entra, la crisi siamo noi», «Perché ogni croce celtica, alla fine, sta parlando di noi», «È più facile accettare il tradimento che restare da soli». Ma alla fine Lunedì approda a Love is not enough, che è una liberazione, un grido di ricerca di un amore in senso assoluto. Love is the answer / Love is a dancer / Love is a gangster: Tutti Fenomeni canta e si lascia andare e ci fa pensare che, sotto sotto, sia lui l’ultimo dei romantici.
Da qualche parte tra il Big Bang e l’apocalisse c’è il nostro amore
E io lo troverò
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