Corpi rivoluzionari: l’eros a Cuba tra controllo e libertà

Articolo della newsletter n. 63 - Luglio/Agosto 2026
Start

Una delle più celebri fotografie della storia, quella di Ernesto “Che” Guevara, realizzata da Alberto Korda nel 1960, fa parte all’unanimità dell’immaginario comune. Tutti conoscono quel volto, i suoi capelli lunghi, la folta barba, il basco e lo sguardo fisso sull’orizzonte. L’icona è diventata così potente da aver superato perfino il suo stesso protagonista, diventando di fatto un’immagine “pop”, riprodotta su milioni di t-shirt, trasformata in poster da camera da letto, affiancata magari a quelli di idoli della musica o del cinema. Con il tempo, quindi, la foto di Che Guevara, si è trasformata da simbolo di una delle più cruente rivoluzioni del Novecento latinoamericano a oggetto erotico di massa. 

Ma cosa succedeva, in quel frangente storico, a Cuba? 

La nudità proibita e il mito dell’hombre nuevo 

È il gennaio del 1959: Fidel Castro prende L’Avana. Il suo non è solo un progetto politico, ma una vera e propria visione antropologica: l’hombre nuevo (ripreso da Che Guevara in un saggio del 1965) non è solo il cittadino modello, ma un corpo da riformare. Pertanto, conseguentemente a questo progetto, anche la sessualità diventa un comportamento da disciplinare, un desiderio da incanalare dal singolo alla collettività. Ovviamente, come in tutte le rivoluzioni, il piacere non è contemplato, piuttosto è un atteggiamento che va controllato e gestito, perché eccedente rispetto agli schemi dell’ordine politico e sociale. La sessualità, il gioco erotico fine a se stesso, erano combattuti e soppressi, perché appartenevano alla Cuba borghese e coloniale. La rivoluzione aveva promesso la liberazione da quel modello, ma è lapalissiano aggiungere che la repressione di quella cultura corrispondeva anche alla repressione dei corpi e all’inaugurazione di un nuovo corso molto più restrittivo e controllante.  

In questo contesto, la mascolinità aveva connotati precisi: eterosessuale, austera, vigorosa nel lavoro e nella lotta armata. Per l’uomo non era contemplato il flirt, né la “mollezza” del godimento sessuale. Il corpo maschile apparteneva allo Stato ed era solo e soltanto al servizio di esso. Il corpo della donna, di riflesso, era totalmente asservito a quello dell’uomo e funzionale alla riproduzione e alla continuazione della specie per generare nuove leve del regime. 

Le UMAP, le punizioni del corpo e la resistenza 

Tra il 1965 e il 1968, il governo cubano istituì le Unidades Militares de Avuda a la Producción (UMAP): in sintesi, campi di lavoro forzato realizzati per accogliere soggetti considerati devianti e dissidenti al regime, per lo più testimoni di Geova, intellettuali, omosessuali. 

Furono migliaia i gay internati, privati della libertà e sottoposti a programmi di rieducazione che contemplavano il lavoro fisico come strumento di “normalizzazione” delle devianze. Così il corpo queer diventa il corpo nemico giurato della rivoluzione. La questione non era un diretta minaccia violenta all’ordine pubblico, quanto più un pericolo in base a cosa quel corpo rappresentava e incarnava, l’antitesi all’ordine dell’hombre nuevo, come racconta Reinaldo Arenas, il più grande scrittore cubano dell’epoca, nella sua opera Prima che sia notte. Nel momento in cui la propaganda e il regime costruivano corpi “esemplari” e aderenti al modello proposto, lo scrittore proponeva la narrazione di un corpo che desiderava, soggetto stesso del suo desiderio e refrattario a ogni controllo. 

Nonostante le limitazioni imposte, però, il regime non è mai riuscito del tutto a cancellare “il corpo”, come protagonista, per esempio, del ballo. Danze come la salsa, la rumba, infatti, portano il corpo, e in particolar modo il bacino, a muoversi quasi in modo spontaneo e, quindi, incontrollabile. I balli afro-cubano inducono a una sessualità incarnata, reale, ma anche comunitaria, perché parte dell’identità stessa del Paese e del suo popolo. 

Nelle opere della scrittrice cubana Wendy Guerra, i corpi delle protagoniste femminili diventano politici, letteralmente dei campi di battaglia, perché desiderare in quel periodo storico, in quel contesto socio-culturale diventa un vero e proprio atto di resistenza, per rivendicare il proprio diritto a volere senza chiedere il permesso. 

Il corpo come “valuta” turistica

Nella storia di Cuba, però, c’è un’ultima torsione, decisamente amara e ancora, purtroppo, attuale. Dagli anni Novanta, periodo che coincise con l’esplosione del turismo di massa, il corpo cubano è diventato ve…

Antonia D'Eri Viesti

A proud millennial. Dopo il dottorato in semiotica e gender studies decide di dedicarsi solo alle sue passioni, la comunicazione e la scrittura.
Copywriter e formatrice.
La verità sta negli interstizi, sui margini e nei lati oscuri.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Guerra e pace: Cuba tra Mckinley e Kennedy

Novanta miglia d’acqua separano le isole Keys, in Florida, dalla…
cuba hemingway

L’isola come archetipo: Cuba e la costruzione del mito hemingwayano

Vi sono luoghi che, attraverso la penna immaginifica di grandi…