Mettiti in cammino. Sulle spalle uno zaino leggero, davanti agli occhi i profili aspri del Sirente e i boschi fitti della Marsica. Ma questo non è solo un viaggio tra i sentieri naturalistici dell’Appennino centrale. A ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), percorrere i passi del Poverello in Abruzzo significa seguire una straordinaria mappa fatta di pietra, oro e colore.
Tra il 1215 e il 1216, Francesco attraversò questa terra lasciando un’impronta indelebile. Nei secoli successivi, i suoi discepoli e i signori locali hanno trasformato quel ricordo in capolavori artistici. Viaggiare oggi significa scoprire come la rivoluzione spirituale umbra abbia trovato in Abruzzo una delle sue espressioni artistiche più alte e originali.

La prima tappa: l’armonia gotica di Tagliacozzo
Il nostro cammino dell’arte inizia a Tagliacozzo, porta d’accesso occidentale della Marsica. La Chiesa di San Francesco accoglie i pellegrini con una sobria eleganza, tipica degli ordini mendicanti. Ma il vero tesoro è il chiostro trecentesco, un’oasi di silenzio dove l’architettura invita alla meditazione. Varcando la soglia della chiesa, l’arte si trasforma in un racconto di storia e letteratura.
Questo luogo custodisce le spoglie del beato Tommaso da Celano, il primo biografo ufficiale di San Francesco. Grazie alle sue parole, artisti medievali di tutta Europa, incluso Giotto, hanno saputo come rappresentare il volto, i miracoli e le vesti del Santo. Visitare la sua tomba significa rendere omaggio alla “sorgente” dell’iconografia francescana.
La seconda tappa: Castelvecchio Subequo, la “Piccola Assisi”
Attraversate le montagne, il cammino scende nella Valle Subequana e raggiunge il suo culmine artistico a Castelvecchio Subequo. La Chiesa e Convento di San Francesco sono considerati, a pieno titolo, la “piccola Assisi d’Abruzzo”. Questo complesso è l’unico esempio nella regione di architettura mendicante a tre navate arrivato intatto fino a noi, impreziosito da capitelli gotici che fondono simboli sacri e motivi naturali. Visitare la Cappella dei Conti di Celano è un’esperienza che ti lascia senza parole.
Davanti ai tuoi occhi si apre un vero e proprio capolavoro: un ciclo di 28 scene affrescate che raccontano la vita di San Francesco, realizzato alla fine del Trecento da maestri della scuola giottesca. La struttura è una replica fedele della Basilica Superiore di Assisi. Mentre osservi gli affreschi, ti immergi in una narrazione visiva che emoziona, con la Predicazione agli uccelli e la Rinuncia ai beni che brillano di una luce calda e di una drammaticità tipicamente abruzzese. Nel coro della chiesa, frammenti ancora più antichi del tardo Duecento (come il Sogno di Innocenzo III) dimostrano che questo era un cantiere artistico vivo già a pochi anni dalla morte del Santo.
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La rivoluzione dello spazio e del colore giottesco
Dire che gli affreschi di Castelvecchio Subequo sono di “scuola giottesca” non significa solo che si ispirano a Giotto. Significa che i maestri che hanno dipinto la Cappella dei Conti di Celano avevano assimilato la più grande rivoluzione visiva del Medioevo. Prima di Giotto, la pittura sacra era bidimensionale, piatta e con sfondi dorati che cancellavano il mondo reale. Osservando da vicino il ciclo abruzzese della fine del Trecento, notiamo degli elementi chiave che stravolgono lo sguardo del fedele.
La scoperta dello spazio e della prospettiva intuitiva: Gli edifici e i palazzi dipinti sullo sfondo delle scene non sono più decorazioni geometriche. Hanno volume, profondità e finestre. L’artista abruzzese cerca di “bucare” la parete per creare una stanza reale in cui si muovono i personaggi.
L’umanizzazione del sacro, quel “pathos” che tanto colpisce: i volti di San Francesco e dei frati non sono semplici maschere senza espressione. Nei frammenti che sono sopravvissuti, si possono percepire emozioni come lo stupore, il dolore e la devozione. I loro corpi, avvolti nei pesanti sai di lana, sembrano avere un peso reale, e i gesti delle mani riescono a trasmettere sentimenti che chiunque può comprendere.
Una tavolozza di colori “terreni”: i tradizionali ori bizantini lasciano il posto ai colori della natura: i marroni delle rocce appenniniche, i verdi degli alberi che circondano la Predicazione agli uccelli e l’azzurro intenso del cielo, steso con il prezioso lapislazzuli. Il “giottismo” in Abruzzo è affascinante proprio per il suo stretto legame con la comunità. Gli artisti di questa regione hanno catturato la complessità spaziale di Giotto, che possiamo osservare ad Assisi e a Padova, e l’hanno unita a un linguaggio più diretto e concreto, che rispecchia la vita quotidiana nella Valle Subequana. Il risultato è un racconto visivo che coinvolge, dove il Cielo sembra scendere per interagire con le meravigliose montagne d’Abruzzo.
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I tesori dell’oreficeria sacra e le reliquie
Il nostro viaggio a Castelvecchio ci porta dalle imponenti pareti alle suggestive vetrine del Museo d’Arte Sacra, dove l’oreficeria sulmonese si distingue per la sua straordinaria bellezza. Qui possiamo ammirare il prezioso Reliquiario del Sangue delle Stimmate, un’opera gotica in argento sbalzato che custodisce una fialetta di cristallo contenente il sangue del Santo, un dono storico della nobile famiglia dei Conti di Celano. Insieme a questo, manufatti rari e croci reliquiario dimostrano come la povertà francescana fosse onorata con materiali pregiati, sapientemente lavorati dai maestri artigiani della Maiella.

Una devozione diffusa nell’Appennino
Il cammino dell’arte francescana non si esaurisce nelle grandi tappe, ma si frammenta in piccoli borghi e vallate. Poco lontano dal percorso principale, l’influenza della figura di Francesco si ritrova nei ritratti duecenteschi dell’Oratorio di San Pellegrino a Bominaco, dove l’arte bizantina inizia ad accogliere i nuovi santi occidentali, o tra le mura del possente Castello Piccolomini di Celano, dove il Museo d’Arte Sacra della Marsica conserva documenti e opere lignee che rievocano la celebre profezia di Francesco al conte Riccardo, scena immortalata persino ad Assisi.
Mettersi in viaggio
A ottocento anni da quella storia, il Cammino di San Francesco in Abruzzo non è una semplice escursione, ma un’esperienza culturale profonda. Ogni affresco scrostato dal tempo, ogni reliquia d’argento e ogni pietra squadrata dai frati raccontano la stessa cosa: il passaggio di un uomo che voleva cambiare il mondo con la povertà, e che ha finito per arricchire questa terra di una bellezza eterna.
Immagine in evidenza: Chiesa e convento di San Francesco, Castelvecchio Subequo. Foto: Kewerner – Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

