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Arte ottica: il «Tuffo nell’arcobaleno» di Alberto Biasi

Visitabile al Museo dell'Ara Pacis di Roma fino al 20 febbraio 2022, la mostra propone sessanta opere del più grande artista ottico-cinetico europeo, restituendo allo spettatore poliedriche impressioni percettive.

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Tuffo nell’arcobaleno è il titolo della mostra visitabile al Museo dell’Ara Pacis di Roma, fino al 20 febbraio 2022, dedicata al pittore e al maggiore artista ottico-cinetico europeo Alberto Biasi. E in un arcobaleno, in effetti, pare di tuffarsi, a guardar le sessanta opere in esposizione di questo straordinario genio creativo che, sapendo mettere in movimento luce e colore, restituisce allo spettatore poliedriche impressioni percettive.

L’esordio di Biasi con «Le Trame» 

Nato a Padova nel 1937, Alberto Biasi mette in pratica, a partire dal 1959, un tipo di arte volto soprattutto all’indagine e alla sperimentazione visiva, spinto anche dai nuovi impulsi dati dalla partecipazione al Gruppo N, formato, oltre a lui, da Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi. Il gruppo realizza opere con materiali poveri, ambienti interattivi e oggetti in movimento, inquadrandosi nel campo più generale dell’Arte Programmata e Cinetica in Italia, con l’obiettivo di incanalare in un nuovo linguaggio artistico le nuove scoperte scientifiche del Novecento.

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Fra le varie opere in mostra, si trovano così anche le prime sperimentazioni dell’artista, Le Trame. Si tratta di sovrapposizioni di materiali appartenenti alla stessa tipologia che, per il modo in cui vengono organizzati, riescono di volta in volta a restituire impressioni diverse. Un esempio interessante è Tre Trame, composta da cotone su telai di legno dipinti con vinilico; altri esemplari sono in garze di cotone, reti metalliche, oppure carta traforata.

Tre Trame, Alberto Biasi, 1960.

Gli Ambienti di Biasi: «Light Prism» o «Tuffo nell’arcobaleno»

A dare il nome all’esposizione è una particolare installazione realizzata dall’artista fra il 1962 e il 1969: in una stanza buia, sul pavimento, dei fasci di luce colorati sono proiettati da dei prismi in movimento, che vanno non tanto a essere parte della spazialità dell’ambiente, quanto più a formare la stessa, creando in tal modo un arcobaleno in continua rotazione.

alberto biasi tuffo nell'arcobaleno
Light prism o Tuffo nell’arcobaleno, 1962-1969, legno, prismi ottici, lampada, elettromotore.

Light prism – o Tuffo nell’arcobaleno – si inscrive più in generale nella categoria di lavori che Alberto Biasi definisce Ambienti, attraverso i quali egli tenta di rendere più partecipe lo spettatore, applicando il vero senso e significato della fruizione dell’opera d’arte. Una concezione, quella del coinvolgimento dell’osservatore, riscontrabile in molti ingegni dell’artista.

Le «Torsioni»

Sicuramente, la parte più interessante dell’intera esposizione sono le Torsioni: strisce di plastica bifacciali dai colori forti e contrastanti, che formano geometrie quadrate, triangolari, circolari o a rombo, in grado di creare effetti cangianti sempre diversi in base allo spostamento del punto di vista.

alberto biasi tuffo nell'arcobaleno
Dinamica visiva, acrilico e PVC su tavola,1965.
alberto biasi tuffo nell'arcobaleno
Occhio inquieto, acrilico e PVC su tavola, 1962-1963.

L’osservazione diventa allora occasione di interazione, non in senso passivo, ma anzi: ogni passo vuol dire cambiare prospettiva, e cambiare prospettiva vuol dire giocare con l’arte stessa che muta in base a come cambia la nostra posizione. L’opera quindi si muove insieme allo spettatore, che non potendo comprendere il meccanismo illusorio, non può far altro che restarne affascinato e divertirsi, quasi come si trattasse di un gioco magnetico per certo.

La mostra merita allora di essere visitata non solo perché permette di scoprire e imparare moltissimo su Alberto Biasi e sull’arte ottico-cinetica in generale, ma anche e soprattutto per gli stimoli creativi che riesce a offrire. Un’esposizione in cui si ha la possibilità di essere parte attiva di ingranaggi difficili da comprendere attraverso la lettura, ma assolutamente e fluidamente godibili dal vivo, perché si sa, non esiste ragione che concorra nella percezione di ciò che emoziona.

 

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Chiara Esposito

Sono di Napoli, laureata in Archeologia, Storia dell'arte e Scienze del patrimonio culturale. Sono giornalista pubblicista, mi piace scrivere e ho tanta voglia di farlo

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