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L’allarme dei cambiamenti climatici

Un doveroso «mea culpa»

La responsabilità umana sui cambiamenti climatici è innegabile. A sottolinearlo è, tra gli altri, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che utilizza questo termine per indicare esclusivamente i mutamenti provocati dall’uomo, distinguendoli dal naturale processo di variabilità del clima.  

Le relazioni della paleoclimatologia, la scienza che studia il passato climatico della Terra, dimostrano che nel corso dei secoli il clima terrestre ha subito costanti mutamenti, attraversando, più o meno ciclicamente, fasi di riscaldamento e di raffreddamento. I fattori che influenzano il clima sono infatti in lenta ma continua trasformazione ed è quindi naturale che il clima stesso non sia mai totalmente statico.

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Aumento delle temperature

Dalla metà del XX secolo il naturale processo di variazione del clima ha iniziato a palesare sempre più frequentemente episodi di irregolarità e anomalie, imputabili per lo più all’alterazione dell’effetto serra e al conseguente fenomeno del surriscaldamento globale. Nel V Rapporto dell’IPCC si legge che «l’influenza dell’uomo sui cambiamenti climatici è indiscutibile».

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A provocare l’alterazione dell’effetto serra, è stato l’inquinamento atmosferico dovuto alle enormi quantità di anidride carbonica e altri gas immesse nell’aria dalle attività industriali.

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L’eccesso di CO₂, rende l’atmosfera terrestre una sorta di barriera che trattiene al suo interno il calore solare altrimenti disperso nello spazio, provocando un rapido surriscaldamento globale – nonché l’innalzamento del livello dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai e i mutamenti del bioritmo degli organismi animali e vegetali.

Secondo il IV Rapporto dell’IPCC, a partire dalla rivoluzione industriale la temperatura globale media è aumentata di 0,8°C.

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wired.it

Il caso dell’Italia

Particolarmente allarmante è la situazione italiana. In base agli studi condotti dall’ISAC – Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima – negli ultimi due secoli le temperature medie annuali sono aumentate in modo costante di circa 1,7°C (pari a 0,8°C per secolo).

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Ma negli ultimi 50 anni si è verificato un notevole, quanto preoccupante, incremento delle temperature, che sono cresciute di circa 1,4°C (pari a circa 2,8°C per secolo),con conseguenze disastrose.

Come ha rilevato l’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (ISPRA), negli ultimi decenni le anomalie climatiche sono molto più frequenti in tutte le regioni del Bel Paese: le recenti alluvioni che hanno colpito le zone delle Dolomiti, la tromba d’aria di Salerno e l’acqua alta eccezionale che ha sommerso Venezia alla fine dello scorso ottobre, sono solo alcuni esempi.

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Dati di fatto, non solo parole

Il 23 novembre scorso, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottoscritto una dichiarazione insieme ad altri 15 capi di Stato e governo europei, con l’obbiettivo di elaborare il prima possibile una valida risposta alla crisi climatica globale.

«Agiamo insieme, in modo deciso e rapido» si legge nella dichiarazione, che sottolinea l’urgenza di una mobilitazione collettiva, in cui alle politiche messe in atto dai governi e dalle aziende per ridurre le emissioni di gas serra in futuro, si affianchino strategie di adattamento che consentano una reazione immediata alla sfida dei cambiamenti climatici. Ma in che modo ognuno di noi può dare il suo contributo?

Attenzione all’ambiente

Il punto di partenza è sicuramente la scelta di una quotidianità volta all’eco-sostenibilità. L’Italian Climate Network nel 2015 ha redatto una lista con alcune linee-guida per uno stile di vita attento e rispettoso dell’ambiente, tutt’ora valide e degne di essere seguite.

Evitare gli sprechi energetici, ad esempio controllando l’utilizzo dell’illuminazione e del riscaldamento o non facendo un uso eccessivo di acqua calda, è il primo punto della lista per la riduzione delle emissioni di CO₂ e il miglioramento della qualità dell’aria.

Allo stesso modo si incoraggia a limitare il trasporto in auto: «camminate, usate la bicicletta, prendete il treno o i mezzi pubblici urbani, condividete la macchina con amici e colleghi», infatti gran parte dell’inquinamento atmosferico proviene dalle nostre automobili!

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Per chi può, l’installazione di impianti a energia rinnovabile – come pannelli solari, impianti fotovoltaici e pompe a calore – è una scelta non solo eco-sostenibile ma anche economica, perché consente un’efficienza energetica che riduce i consumi domestici e di conseguenza i costi delle bollette.   

Ultimo ma non per importanza, il riciclo. È fondamentale non solo fare la raccolta differenziata, secondo le regole e non con superficialità, ma impegnarsi anche a ridurre la produzione di rifiuti allungandola vita degli oggetti quotidiani, riutilizzandoli più volte o destinandoli a un uso alternativo prima di buttarli.

Una voce in più può fare la differenza

Uno stile di vita rispettoso dell’ambiente è condizione necessaria ma purtroppo non sufficiente per vincere la sfida dei cambiamenti climatici.

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Le decisioni più importanti restano nelle mani dei governi, che sfortunatamente non sempre sembrano avvertire l’urgenza di interventi immediati, ma accecati da interessi economici sostengono la deliberata rimozione del problema da parte di chi investe nei combustibili fossili e del nostro pianeta non sembra avere rispetto.

Come cittadini, ma ancor prima come esseri umani, abbiamo tutti il dovere di combattere questa diffusa indifferenza, perché è ormai evidente che fare finta di nulla rimandandone la risoluzione a occasioni future non è il modo di affrontare il problema dei cambiamenti climatici, ma la condanna a un punto di non ritorno in cui veder concretizzarsi lo scenario raccapricciante che dati e statistiche hanno da tempo prospettato.

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Aspettando la Marcia Mondiale per il Clima del prossimo 8 dicembre, ognuno di noi si impegni a far «risuonare l’allarme climatico» ora, che non è ancora troppo tardi. Perché non si tratta solo di rimediare a un errore passato, ma soprattutto di prevenire un enorme rischio per il futuro.

Virginia Labbozzetta

Classe 1996, Venezia, studentessa di Filosofia. Grande sognatrice, appassionata di musica e letteratura. Follemente innamorata della mia città, dei tramonti, di Tolstoj e dei viaggi improvvisati. A volte mi dicono che parlo troppo.
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