«Benvenuti a Marwen»: un mondo immaginario per esorcizzare il dolore

È uscito lo scorso 10 gennaio nelle sale cinematografiche italiane Benvenuti a Marwen di Robert Zemeckis, regista di film di successo come Forrest Gump e Chi ha incastrato Roger Rabbit?.

Benvenuti a Marwen

La locandina del film.

Tratto da una storia vera

Il film narra la storia vera di Mark Hoganchamp (Steve Carell), ex disegnatore americano che ha perso i ricordi e la capacità non solo di disegnare, ma anche di scrivere, a seguito di un brutale pestaggio. A detta di Hoganchamp, «gli sono stati cancellati i ricordi a calci».

L’unico modo che lui ha per provare a elaborare l’accaduto è il villaggio di Marwen, un mondo di fantasia popolato da svariati Barbie e Ken, riadattati dallo stesso Hoganchamp in modo che abbiano le fattezze sue e delle donne che gli sono vicine nella dura riabilitazione.

Benvenuti a Marwen

I personaggi del mondo di Marwen. Foto da mymovies.it

Tra il vecchio e il nuovo Mark

Il vecchio Mark Hoganchamp, di cui non è rimasta quasi più traccia dopo l’aggressione, disegnava soprattutto storie ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale. E, allo stesso modo, le avventure dei personaggi che popolano il mondo di Marwen vedono il tempo congelato all’epoca dell’occupazione nazista del Belgio.

Questo, però, non è solo un tentativo di trovare un punto di congiunzione fra il vecchio Mark, disegnatore brillante, e quello nuovo, che porta ancora i segni del pestaggio subito. Gli aggressori di Hoganchamp, infatti, erano degli estremisti di destra – uno perfino con una svastica tatuata sul braccio. L’ambientazione di Marwen è il personalissimo modo di Hoganchamp di elaborare il trauma.

Benvenuti a Marwen

Il vero Mark Hoganchamp con le sue bambole. Foto da: hotcorn.com

Ricordando Roger Rabbit

Fin dalla prima scena di Benvenuti a Marwen, non si può non capire che dietro la macchina da presa c’è lo stesso regista di Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Anche in questo film, a tecnica mista, convivono attori in carne e ossa e personaggi di animazione (le bambole abitanti di Marwen), questi ultimi ovviamente animati al computer grazie a una tecnologia impensabile nel 1988. Il risultato sembra un incontro fra il vecchio e il nuovo Zemeckis.

Tante tematiche, poca soddisfazione per il film

Il film ha il pregio di toccare in due ore tante tematiche diverse: prima fra tutte, la possibilità che dà l’arte di esorcizzare il dolore. Hoganchamp non sa più disegnare, ma rimane nonostante tutto un artista, e arriva a creare delle installazioni che sono delle vere e proprie opere d’arte. Benvenuti a Marwen è anche una condanna dell’odio verso chi appare “diverso”, odio che ancora oggi insanguina gli Stati Uniti (e non solo): la scintilla che ha fatto scattare l’aggressione a Hoganchamp è stata la sua confessione, da ubriaco, della propria passione per i tacchi alti.

Benvenuti a Marwen

Steve Carell in una scena del film. Foto da: comingsoon.com

Senza contare l’altra tematica cardine del film: l’importanza dei rapporti umani, che, se anche non salvano, alleviano la sofferenza. Ciononostante, il film – dati del box office alla mano – non sembra essere stato particolarmente gradito dal pubblico. Ai nostri lettori che ancora non lo hanno visto, consigliamo di dargli una possibilità: a nostro avviso, Benvenuti a Marwen è un film esteticamente bello che riesce a raccontare una storia toccante senza scadere nel patetico.

 


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