Black Mirror – Bandersnatch: da spettatori a (quasi) protagonisti

Dopo una quarta stagione che ha fatto parlare, gli ideatori di Black Mirror sono ricomparsi il 28 dicembre per un regalo di natale ai fans. Si tratta di Black Mirror – Bandersnatch, stavolta non l’episodio di una serie ma un vero e proprio film interattivo.

Black Mirror – Bandersnatch

1984, Inghilterra. Stefan Butler è un giovane programmatore intento a scrivere un nuovo videogioco interattivo, Bandersnatch, basato sull’omonimo libro di Jerome F. Davies. Nel libro -così come poi nel videogioco- è possibile guidare il personaggio principale scegliendone le azioni, e a seconda di come ci si muove si arriva ad un diverso finale.

Stefan propone la sua demo alla Tuckersoft, neonata società che vanta tra i suoi programmatori Colin Ritman, l’autore dei videogiochi più famosi dell’epoca.
Il direttore della società, accetta immediatamente la proposta di Stefan e da qui in poi sta al pubblico decidere come prosegue la storia.

Art by @thebutcherbilly

Una storia, cinque finali

Questo è un film interattivo in cui puoi decidere tu il corso della storia. Durante la visione, ci saranno dei momenti in cui verranno presentate delle scelte in fondo allo schermo. Per selezionarne una, clicca usando il mouse o il touchpad. Tieni il mouse o il touchpad a portata di mano!”

Ecco la spiegazione contenuta all’interno del film stesso – soltanto alla prima visione, perché un’altra piccola particolarità di Bandersnatch è proprio questa: anche le minime scelte influiscono, anche se di poco, sull’intero prodotto.
Nel corso della storia, il pubblico è portato prendere per il protagonista varie decisioni. Si parte con le prime, quasi ininfluenti – come la marca di cereali con cui fare colazione – che servono per mantenere viva l’attenzione ed abituare lo spettatore al modus del film. Man mano che si va avanti però le scelte diventano sempre più determinanti e modificano nettamente la trama.

Oltre la questione interattiva

La mera questione interattiva non è certo una novità, Netflix stesso aveva già sperimentato in questa direzione con il film di Minecraft e i giochi a scelte multiple di questo genere sono all’ordine del giorno da anni. Quello che però colpisce di Bandersnatch è il prodotto d’insieme, che coniuga una sceneggiatura interessante, una trama in perfetto stile Black Mirror e attori talentuosi come Fionn Whitehead (empatico protagonista che abbiamo già avuto il piacere di conoscere in Dunkirk) o Will Poulter, habituè della serie che recitò in The Revenant al fianco di Leonardo Dicaprio. Il tutto immerso in un tributo agli anni ’80 curato nei minimi dettagli.

Black Mirror cambia rotta

Già a partire dalla scorsa stagione di Black Mirror, il suo ideatore Charlie Broker sosteneva di voler cambiare rotta rispetto al passato. Dopotutto quando la serie televisiva fece il suo esordio con il primo, scandaloso episodio, lasciò negli spettatori un bagaglio di emozioni contrastanti che alla lunga è sempre più difficile replicare. E il rischio, quando si continua dritti per la stessa strada, è sempre quello di annoiare, o comunque di non essere così efficaci.
E’ forse questo il motivo che ha portato la serie a sperimentare nella direzione non più della classica trama distopica quanto piuttosto in un cambiamento nel modo di vedere il film. Che questo cambiamento sia un successo o un fallimento, il futuro del cinema e delle serie TV o semplicemente una parentesi interessante, questo lo scopriremo nei prossimi anni. Per ora però possiamo concentrarci sull’effetto che quest’innovazione ha avuto nello spettatore.

Da spettatore a protagonista

Di solito quando stiamo guardando un film, o una serie e qualcosa di terribile accade al protagonista, ci disperiamo per lui. Se qualcuno commette un’azione sbagliata lo accusiamo, prendiamo le distanze, giudichiamo. In Bandersnatch avviene l’esatto inverso: ad un certo punto della trama, quando è inevitabile che le cose vadano per il verso sbagliato, lo spettatore è pronto al peggio insieme a Stefan. E lo sostiene nelle sue azioni, che egli stesso sceglie. Certo, i cinque finali sono tutti diversi ed ognuno può, col senno di poi, sceglierne uno più affine alla sua visione della storia, ma comunque in tutti si arriva a desiderare per il protagonista quello che egli stesso desidera, ad ogni costo. Inoltre, il fatto di dover continuamente prendere decisioni rende difficile per il pubblico distrarsi dalla storia.

La risposta alle critiche

Bandersnatch è già stato accusato di essere interattivo soltanto “per finta dal momento che le decisioni prese dallo spettatore cambiano la storia solo fino ad un certo punto. Stefan stesso risponde a questa critica prevedibile all’interno del film, deliziosamente metacinematografico dall’inizio alla fine. In uno degli ending, quello forse più tragico, parlando con la propria psicologa le rivela che il suo errore nella creazione del videogioco era stato quello di dare troppa libertà al giocatore. Errore risolto togliendo molte delle strade possibili nel libro in modo da non trasformare il gioco in un labirinto impossibile da cui lui stesso non sarebbe riuscito ad uscire: in questo modo il giocatore avrebbe avuto l’illusione della scelta, ma la decisione finale sarebbe rimasta nelle mani del creatore. Sintesi perfetta anche del film stesso, che utilizza il nuovo strumento dell’interazione col pubblico proprio per affrontare in maniera originale il tema della libertà.


Easter egg e considerazioni

Criticabile o no, Bandersnatch resta un esperimento curato nei minimi dettagli e ben elaborato – lo dimostra anche l’easter egg segreto che permette di visitare il sito della Tuckersoft e giocare all’ultima creazione di Colin utilizzando un ZX Spectrum emulator (facilmente reperibile online).
Certo, il risultato finale può non piacere, ma è difficile non apprezzare la voglia di continuo cambiamento di Broker, che a dispetto di tutto e tutti continua a garantire un prodotto piacevole ed interessante, dal quale per gli affezionati resta impossibile separarsi.

Marta Mantero

Sulla carta c'è una ventitreenne laureata in scienze delle relazioni internazionali.
Sulla pelle ci sono i libri, la musica, il buon cinema e il mare mosso.
Nella pancia c'è il teatro.
Marta Mantero
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