Chi è Angèle, l’erede di Stromae che canta di riscatto, donne e potere

È normale che il suo nome oggi non vi dica niente. Vi sfidiamo però a cercarla online, perché oltralpe Angèle, cantautrice belga classe 1995, è un fenomeno virale e i suoi numeri lo dimostrano. Ogni canzone fa il pieno di like e visualizzazioni (la più celebre, Tout Oublier, conta 93 milioni di visualizzazioni su YouTube), i suoi canali social spopolano, il suo disco – l’unico per ora, si chiama Brol che in dialetto brabantino vuol dire “disordine” – è doppio disco di platino in Belgio e disco di diamante in Francia. 

È un fenomeno pop, Angèle, molto interessante. Ipnotica e divertente, provocatoria un po’ per scelta un po’ per necessità, ha mixato lo stile di Stromae (anche lui belga) alle istanze delle giovani millennials, riempendo uno spazio musicale di cui, a quanto pare, si sentiva l’esigenza. 

A pochi giorni che ci separano dall’uscita di Brol, la suite, re-edizione del fortunato album prevista per l’8 novembre, vi parliamo per la prima volta di Angèle Van Laeken e di come sia diventata – grazie alla canzone Balance ton quoi – la paladina del #metoo francese.

Angèle
da aficia.info

Canzoni di protesta

24 anni il prossimo 3 dicembre, frangetta bionda e fisico minuto, Angèle, è un’autrice, compositrice e interprete musicale belga. Figlia d’arte e sorella minore del rapper Roméo Elvis, ha mosso i suoi primi passi nella musica caricando video sui social nel 2016. 

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Un anno fa, il 5 ottobre 2018, 12 tracce hanno dato vita a Brol che in pochi mesi l’ha portata in vetta alle classiche di Belgio, Francia e Svizzera. Canta in francese, lo stesso francese arrabbiato e ironico del cantautore Stromae/Paul Van Haver, che ha 10 anni esatti in più della Van Laeken.
Nel 2010, il cantautore di Etterbeek, a 25 anni, era stato additato come l’enfant prodige dell’elettronica, invadendo le radio e le televisioni di tutto il mondo con il fortunato singolo Alors on danse, una critica sottile al mondo frenetico occidentale e alle storture della quotidianità. Poi era arrivato Racine Carrè, l’album dei record, quello di Papaoutai e Tous les mêmes, quello di Batard che recitava più o meno così:

«T’es de droite ou t’es de gauche?
T’es beauf ou bobo de Paris ? 
Sois t’es l’un ou soit t’es l’autre 
T’es un homme ou bien tu péris
Cultrice ou patéticienne 
Féministe ou la ferme 
Sois t’es macho, soit homo
Mais t’es phobe ou sexuel 
Mécréant ou terroriste
T’es veuch ou bien t’es barbu 
Conspirationniste, illuminati
Mythomaniste ou vendu?»

Adesso c’è Angèle, e viene dalla stessa formidable scuola. A dirlo è lei stessa in un’intervista rilasciata ad Elle nel 2018, in cui afferma che Stromae, ritiratosi nel 2016 all’apice della sua carriera, ha ispirato il suo modo di scrivere i testi.

Angèle
da YouTube

Ma nelle canzoni di Angèle c’è qualcosa in più: c’è il suo vissuto emotivo di giovane cantautrice in un’industria – quella del mondo dello spettacolo – troppo spesso ostile nei confronti delle donne.

«La gente mi dice sottovoce: per essere una bella ragazza non sei così stupida», recita in Balance ton quoi, canzone/critica contro la società occidentale maschilista e patriarcale. Il titolo della hit non è causale e nel mondo francofono ha un significato politico molto preciso: #Balancetonpork (letteralmente “denuncia il tuo maiale”), infatti, è stato l’hashtag usato in Francia dalle donne vittime di molestia durante il periodo del Me Too Movement

Angèle è ironica, divertente e tocca le giuste corde, senza scadere nella banalità o nei cliché. Nel video di Balance ton quoi, girato tra una finta aula di tribunale e un’utopica Accademia ‘Anti-sexism’, si parla di sesso, di molestie, di divario salariale tra uomini e donne. C’è l’ironia e la consapevolezza, la rabbia e il grottesco, il tutto accompagnato dalla voce super pop della cantautrice, impegnata in prima persona nel recitare la parte del giudice e dell’imputato, mentre esclama «tu sais très bien quand t’abuses».

Angèle, il volto di una generazione

Angèle è il volto al femminile di una generazione nuova, forse più consapevole, più arrabbiata, più bistrattata e per questo più in grado di alzare la testa. Parla di #metoo, ma anche di molto altro: sui suoi social c’è politica, moda, spettacoli e attivismo, da quello per la fondazione che sostiene ‘KickCancer‘, fino a quello per le rivendicazioni green dei Fridays For Future. Nei suoi testi spazio anche per l’amore, come quello omosessuale cantato in Ta reine, l’ultimo singolo, in cui racconta l’innamoramento tra due donne.

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«Un jour peut-être ça changera», canta senza sosta. E noi ci speriamo. E intanto facciamo una scommessa: che arriverà anche da questa parte delle Alpi. Intanto la data da segnare in agenda è l’8 novembre per l’uscita di Brol, la suite.

Agnese Zappalà

Classe 1993, brianzola di origini siciliane.
Ho studiato musica classica e scienze politiche.
Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping (esagerato).
Per Frammenti Rivista mi occupo di Politica e Attualità.
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