fbpx

“Cleopatra”: amore, viaggi e
conflitti generazionali nel
secondo lavoro dei The Lumineers

10 minuti di lettura

Cleopatra è il secondo album del gruppo folk contemporaneo The Lumineers che, dopo quattro anni dall’esordio con The Lumineers e il successo globale del singolo Oh, hey, avvalendosi della produzione di Simone Felice, ha registrato le tracce al The Clubhouse di Rhinebeck (New York). Il lavoro è uscito il 16 aprile 2016 e sarà seguito da un tour mondiale, con date anche italiane. Infatti il 20 luglio il gruppo si esibirà all’anfiteatro del Vittoriale, a Gordone Riviera (Brescia), il 21 luglio a Sesto al Regheen, in occasione di Sexto ‘N plagghed (Pordenone), il 25 novembre al Fabrique di Milano e il 26 novembre all’Estragon, a Bologna.

Il metodo di lavoro non è stato differente dal primo disco, come sostiene il vocalist Wesley Schultz nell’intervista per Soundsblog:

«Abbiamo voluto tenere lo stesso approccio che avemmo col primo album, registrando demo in una piccola casa che abbiamo affittato negli stessi sobborghi di Denver dove ci siamo trasferiti agli inizi. Il disco riflette ciò che ci è successo negli ultimi tre anni: abbiamo cercato di creare la migliore versione possibile di ogni canzone […]. C’è voluto un sacco di lavoro per farle funzionare insieme. È stata un’esperienza molto intensa e bella. Abbiamo combattuto molto, versato molte lacrime, ma abbiamo tirato fuori delle cose davvero incredibili, e alla fine siamo stati meglio. Ha trasformato il nostro rapporto».

The Lumineers
The Lumineers immagine tratta da: www.ew.com

Il trio, composto dal chitarrista e frontman Wesley Shultz, dal batterista Jeremiah Fraites e dalla violoncellista Neyla Pekarek, è la risposta made in USA ai Mumford and sons, cui spesso vengono contrapposti: semplici e scanzonati, si presentano sul palco con cappelli di paglia e camicie a fiori ricreando un’atmosfera bucolica da pub di provincia. La musica raccolta, semplice, priva di sovrastrutture o momenti rock, insieme alla scrittura lineare e con suggestioni romantiche, forma un binomio vincente che conquista soprattutto il pubblico giovanile.

Schultz si è occupato della stesura delle canzoni, mentre insieme agli altri due ha sistemato la musica, la melodia e la struttura: il risultato è un bel passo in avanti rispetto al lavoro di esordio, in linea con l’inclinazione narrativa dei testi del gruppo. Uno dei temi ricorrenti è il desiderio di crescere e di allontanarsi dalla famiglia, come in Sleep on the floor:

«Pack yourself a toothbrush dear
pack yourself a favourite blouse
take a withdrawl slip, take all of your savings out,
‘cause if we don’t leave this town
we might never make it out
I was not born to drown, baby come on».

Invece, in Gun song un figlio trova in casa la pistola appartenente al padre e comprende che il mondo, così come viene percepito dai ragazzi, non è quello che si percepisce quando si diventa adulti. Questa presa di coscienza instilla così un inevitabile processo di maturazione:

«I can’t believe what I found in daddy’s
sock drawer, sock drawer today
it was a pistol, a Smith & Wesson, holy, holy shit.

Things I knew when I was young
some were true and some were young
and one day, I pray, I’ll be more than my father’s son
but I don’t own a single gun».

Il brano Sick in the head, invece, parla del desiderio di liberarsi dagli schemi impostati dagli altri per seguire i propri sogni:

«People say I’m no good
write me off, oh yes they should
fuck’em they’re just sick in the head

They’re writing my history
think somebody should’ve asked me
everyone was safe in their beds
their beds
and I said
I won’t live, won’t live like them».

Alcuni brani come Angela o Ophelia sono ritratti femminili, che si avvicinano molto ai momenti dylaniani di alcuni testi di Francesco De Gregori, nel quale il tema centrale è costituito dalle ferite dolorose dell’amore giovanile. L’io lirico, anche se si è lasciato la ex alle spalle e ha una nuova fidanzata, ricorda con tenerezza Ophelia, il suo primo e tenero amore, che in passato dominava la sua mente e il suo cuore. Il brano è prevalentemente folk, dominato da chitarre acustiche, accompagnate da qualche passaggio di piano e percussioni:

«Ah, ah, I was young
I, I should’ve known better
and I can’t feel no remorse
and you don’t feel nothing back.

I, I got a new girlfriend here
feels like he’s on the top
and I don’t feel no remorse
and you can’t see past my blindness.

Oh, Ophelia,
You’ve been on my mind, girl, since the flood
oh, Ophelia,
heaven help the fool who falls in love».

 

Anche la ragazza in Angela è andata via, ha percorso per l’ultima volta la strada con la sua macchina lasciando il protagonista solo e smarrito senza l’unico amore che abbia mai provato veramente.

«When you left this town, with the windows down
and the wilderness inside
[…]
From the second time around
the only love I ever found
Oh, Angela it’s a long time coming
home at last».

La terza donna presente nell’album è Cleopatra, la tracklist, che parla forse del lato più doloroso dell’amore, quello mai vissuto, forse per codardia o perché lo si comprende quando ormai è troppo tardi, e rimpianto per il resto della vita:

«But I must admit it, that I would marry you in an istant
damn your wife, I’d be your mistress just to have you around.

But I was late for this, late for that, late for the love of my life
and when I die alone, when I die alone, when I die I’ll be on time».

Gale song  canta, invece, di quell’amore  costretto a finire a causa di una partenza forzata, nella speranza che si tratti di un arrivederci e non di un addio definitivo

«’Cause I don’t wanna go
but it’s time to leave
you’ll be on my mind, my destiny.

And I won’t fight in vain
I’ll love you just the same
I couldn’t know what’s in your mind
but I saw the pictures
you’re looking fine.

And there was a time when I stood in line
for love, for love, for love,
but I let you go, oh I let you go.

And he fell apart with his broken heart
and this blood, this blood, this blood
oh, it drains from my skin, it does».

Ma i The Lumineers con le loro canzoni, come Long way from home, vagheggiano anche di viaggi irrequieti e metaforici percorsi da individui angosciati, affetti da una grave malattia e quindi costretti a stare in ospedale. Le persone che li vegliano confermano al malato la loro vicinanza, ma egli è ben lontano, almeno con la mente, da quella stanza

«Held on to hope like a noose, like a rope
God and medicine take no mercy on him
poisoned his blood, and burned out his throat
enough is enough, he’s a long way from home.

Days of my youth wasted on a selfish fool
Who ran for the hills from the hand you were dealt
I flew far away, as far as I could go
your time is running out
and I’m a long way from home».

Di certo il secondo lavoro della band di Denver non ha innovazioni o sperimentazione del sound, fin troppo simile a quello d’esordio, e i temi portanti sono stati ampiamente trattati nelle canzoni precedenti, ma Cleopatra è il risultato di una profonda riflessione sul loro stile musicale, di una maggiore maturità e consapevolezza sulla direzione che in futuro continueranno a seguire, rimanendo fedeli a se stessi, perché sembra essere la strada giusta.

Nicole Erbetti

immagine tratta da: www.rollingstone.it

[jigoshop_category slug=”cartaceo” per_page=”8″ columns=”4″ pagination=”yes”]

[jigoshop_category slug=”pdf” per_page=”8″ columns=”4″ pagination=”yes”]

Redazione

Frammenti Rivista nasce nel 2017 come prodotto dell'associazione culturale "Il fascino degli intellettuali” con il proposito di ricucire i frammenti in cui è scissa la società d'oggi, priva di certezze e punti di riferimento. Quello di Frammenti Rivista è uno sguardo personale su un orizzonte comune, che vede nella cultura lo strumento privilegiato di emancipazione politica, sociale e intellettuale, tanto collettiva quanto individuale, nel tentativo di costruire un puzzle coerente del mondo attraverso una riflessione culturale che è fondamentalmente critica.

1 Comment

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.