Cosa si dice di «Chernobyl», la serie tv che è già capolavoro

Che il mondo di internet non conosca mezze misure è un fatto ormai (tristemente) appurato. La recente conclusione della serie record Game of Thrones è in tal senso esempio massimo di una modalità tutta digitale di approcciarsi al commento di un prodotto artistico come ad un oggetto verso cui indirizzare superlativi disinteressati al confronto e privi di sfumature. Eppure, raramente, può capitare che il tifo da stadio digitale, esercitato dal popolo del web tanto per la politica quanto per il cinema, possa applicare le proprie categorie estremizzanti con concezione di causa, definendo così “capolavoro” un prodotto che, forse, ci si avvicina. Sembra per lo meno il caso di Chernobyl, ultima serie targata Sky e HBO che dalla sua prima messa in onda in USA e UK ha raccolto ovazioni e complimenti in un coro straordinariamente unanime di critica e pubblico. Non si sono sprecati infatti commenti come «capolavoro», o «miglior serie di sempre», e persino «il nuovo Breaking Bad», a tal punto che attorno alla messa in onda italiana, programmata per lunedì 10 giugno, su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV, si è concentrata un’attenzione molto particolare.

Chernobyl

Eppure il dubbio permane: siamo davvero di fronte alla nuova frontiera della messa in scena seriale, o il tutto si rivelerà come l’ennesima dimostrazione che il mondo dei superlativi, del pubblico quanto della critica, è ormai semplice strumento retorico attorno cui gravitano le conversazioni online? La sola visione potrà fornire una risposta, nel frattempo però possiamo scoprire assieme le parole che la critica straniera ha speso sulla misteriosa serie dedicata ad una delle peggiori catastrofi mai provocate dall’uomo, la tragedia di Chernobyl. Sperando sempre e comunque che la critica sia ancora estranea ai facili commenti tipici dell’universo del web.

Chernobyl, quello che bisogna sapere

La miniserie, che nei suoi cinque episodi traccia i fatti relativi al disastro nucleare del 1986, viene lodata da Brian Tallerico sul sito rogerebert.com, punto di riferimento per la critica cinematografica e televisiva, per la sua capacità di «estrarre l’intrattenimento da qualcosa di così secco come la fisica dietro a una fusione nucleare», notando come il cast sia tra le più efficaci peculiarità della serie. Tra questo si annoverano infatti personalità come Jared Harris (The Crown, The Terror), Emily Watson e Stellan Skarsgard, certamente nomi sinonimo di qualità, soprattutto se diretti da Johan Renck, già regista di alcuni tra i più amati episodi di Breaking Bad.

Proprio sul pregevole lato registico sembrano esserci concentrati molti dei commentatori, i quali, da Tim Goodman dell’Hollywood Reporter a Lucy Mangan del The Guardian, condividono un commento incerto sul primo episodio, difficile da seguire ed esageratamente avvolto dalla fuliggine dell’esplosione nucleare, ma alquanto entusiasta per l’evoluzione tecnica e scenica che conduce sino al finale. Ed è infatti in quest’ultimo che il critico Tom Seymour riconosce il quesito centrale attorno cui gravita la miniserie, la domanda il cui peso sembra donare senso e valore all’intero progetto: «La verità dovrebbe sempre essere detta, indipendentemente dal suo costo? La verità vale la pena?», un invito alla riflessione sulle errate modalità con cui gli abitanti di Chernobyl vennero informati del disastro, ma anche un richiamo al contemporaneo.

Non resta quindi che attendere il primo episodio, scoprendo se il commento entusiasta del web, che ha portato la serie a totalizzare il più alto indice di gradimento per una serie tv su Rotten Tomatoas (battendo dunque Game of Thrones), e la sua rara armonia con la critica, siano stati validi segnali di un prodotto che potremmo ricordare in futuro come un capolavoro annunciato.




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Alessandro Cavaggioni

Appassionato di storie e parole. Amo il Cinema, da solo e in compagnia, amo il silenzio dopo una proiezione e la confusione di parole che esplode da lì a poche ore.
Un paio d'anni fa ho plasmato un altro me, "Il Paroliere matto". Una realtà di Caos in cui mi tuffo ogni qual volta io voglia esprimere qualcosa, sempre con più domande che risposte. Uno pseudonimo divenuto anche canale YouTube e pagina instagram.
Alessandro Cavaggioni
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