fbpx

Cosa significa Resistenza? Pasolini e «Salò o le 120 giornate di Sodoma»

//
9 minuti di lettura

Che cosa significa Resistenza? Nel dibattito culturale dell’Italia degli ultimi decenni, questo è per certo uno dei termini più dibattuti e politicizzati. Resistenza è altresì un termine contraddittorio, o almeno difficile da scorgere, nel film Salò o le 120 giornate di Sodoma, diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1975.

«Salò» trama

Salò racconta la storia di un gruppo di gerarchi fascisti della Repubblica di Salò che, sul finir della guerra, prelevano un gruppo di giovani, uomini e donne, per portarli in un palazzo. Essi diventano loro prigionieri e devono sottostare a un codice di comportamento stabilito dai gerarchi stessi. Il film fu uno scandalo, che ne compromise la diffusione. Salò ha infatti al centro una serie infinita di sevizie, torture e violenze sessuali; ma anche brutture alquanto riluttanti (famoso l’episodio di coprofagia) che Pasolini rappresenta esplicitamente, senza alcuna censura. Queste scene ne rendono la visione (quasi) insostenibile per un qualsiasi spettatore appartenente alla morale più tradizionale o, si potrebbe dire, conformista, un effetto cercato e portato agli estremi.

salò

Salò è l’ultimo film di Pasolini e rappresenta il culmine di un periodo abbastanza tetro nella vita dell’intellettuale. L’energia vitale e la ricerca di una realtà alternativa attraverso il mezzo cinematografico, che aveva caratterizzato film come Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972) Il fiore delle mille e una notte (1974), viene disconosciuta dalla famosa Abiura della Trilogia della vita. In essa, Pasolini sottolinea la totale deformazione dell’umanità contemporanea per opera del sistema capitalistico e del suo corollario, vale a dire la logica consumistica.

Tuttavia, tra il sangue, le feci e le urla delle vittime di questo film, il regista non smette di incorporare in queste figure martoriate il seme di una resistenza contro la logica cui i gerarchi vorrebbero sottometterli. Ed è interessante notare che questa resistenza emerge ad un livello materiale, pristino o primitivo se si vuole: nel corpo stesso e nelle pulsioni che in esso hanno origine.

Leggi anche:
«Il fiore delle mille e una notte»: un mondo erotico e spontaneo:

La resistenza individuale

Il codice secondo il quale i gerarchi regolano le attività interne al palazzo è molto semplice: i prigionieri devono essere pronti a soddisfare qualsiasi tipo di piacere sia loro imposto. Portato ai suoi estremi, questo principio deforma e trasforma l’individualità delle vittime sia in senso materiale sia in senso psicologico. In altre parole, il significato del loro corpo e della loro individualità, dei loro desideri e volontà soggettive, secondo i gerarchi “libertini,” vorrebbe essere strettamente determinato da questo codice. Non c’è spazio di interpretazione. Le vittime non sono semplicemente ridotte ad oggetti, bensì sono ancor più sminuiti. I giovani diventano significanti di un significato che ha un senso solo all’interno di un determinato codice (il palazzo stesso, nell’allegoria del film) e nessun altro al di fuori di esso.

salò

Eppure, questo non è del tutto vero, perché i prigionieri riescono a resistere a questa logica. Si costruiscono degli spazi di intimità “altra”: un’alterità in cui il loro corpo e il loro desiderio assumono un senso individuale in netta contrapposizione col determinismo dei libertini. Nell’ultimo capitolo del film, il cosiddetto Girone del Sangue, tre scene rivelano queste forme di resistenza. Nel primo caso, una ragazza tiene la foto di un giovane sotto il cuscino, un ragazzo di cui è presumibilmente innamorata. Nel secondo, due ragazze sono scoperte essere amanti, mentre nell’ultimo caso un ragazzo, Ezio, ha una relazione con una delle serve nere della villa.

Certo, tutte queste forme di resistenza sono scoperte da un gerarca che prontamente minaccia di uccidere le vittime. Inoltre, nei primi due casi sono le vittime stesse che denunciano i compagni e fanno scoprire al libertino gli episodi successivi. Eppure, nonostante l’incombenza della delazione, i corpi e le pulsioni sessuali, questi personaggi si stanno ribellando all’estrema imposizione deterministica che vorrebbe deformare la loro completa identità. In questi casi, le vittime usano il legame sentimentale (o comunque l’atto sessuale) come atto d’espressione di una propria individualità. Vogliono affermare il loro corpo come qualcosa di “altro” dal mero strumento di piacere al servizio dei gerarchi.

salò

L’espressione della soggettività

Come Wu Ming 1 ha scritto su Giap:

Nella villa c’è sempre, accanto allo spazio delle performances sadiche rigidamente coreografate (della riduzione degli umani a pura mandria nuda) anche uno spazio di resistenza – anzi, della Resistenza – e della cospirazione. La cospirazione è scoperta e repressa dal branco,  ma un pugno chiuso levato al cielo [la posizione in cui Ezio rimane prima di essere ucciso, ndr] lascia interdetti i dominatori e apre uno «“squarcio” non previsto. [1]

Nell’ultimo Pasolini, nonostante il pessimismo e l’insostenibile consapevolezza della contraddizione immanente a se stesso – di intellettuale comunista appartenente alla borghesia letteraria – la Resistenza non si ferma. La violenza, il sangue e le feci, espressioni carnali esagerate, sono gli strumenti con cui il regista vuole creare questi “squarci” nella morale borghese e conformista, che deforma la percezione del corpo umano e pretende di determinarne i significati. È nel corpo stesso, spoglio di questo moralismo bigotto, che gli esseri umani possono trovare espressione della loro soggettività.

Leggi anche:
La (vera) austerità: Pasolini e Berlinguer

Certo, Pasolini non sta puntando a un’utopica esistenza “al di fuori” dell’inglobante logica capitalista. Con Salò egli punta a un’esistenza consapevole all’interno di essa, in uno spazio dove alcune forme di comportamento possono minare tale logica dall’interno e diffondere lo spirito critico fondamentale per questo livello di consapevolezza.

salò

«Salò»: resistenza come pratica quotidiana

È importante sottolineare che fascismo e comunismo sono da interpretare come componenti allegoriche e non come riferimenti a una banale contrapposizione partitica. Pasolini costruisce un’allegoria degli effetti del consumismo sugli esseri umani immergendola in un contesto storico, quello della dittatura. Qui il senso di un’esistenza asfittica era simile (con notevoli – ed imbarazzanti – implicazioni per la memoria storica italiana che spesso tende a dimenticare certi atteggiamenti criminali di quel periodo).

Leggi anche:
Inattuale sempre attuale: Pier Paolo Pasolini e la critica alla modernità

Infatti, la Resistenza non è soltanto un fenomeno storico collocato in un preciso spazio temporale stampato sui libri di storia. La Resistenza è una pratica quotidiana che di quel periodo storico, così come delle resistenze del passato, può alimentarsi per creare un senso critico e una consapevolezza oggi più necessarie che mai.

Note:

[1] Branco ’75: Unire quel che appare diviso: Salò e Amici miei, note per una visione comparata, 21/04/2010, Giap (http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=114).

Paolo Saporito

 


Segui Frammenti Rivista anche su Facebook, Instagram e Spotify, e iscriviti alla nostra Newsletter

Sì, lo sappiamo. Te lo chiedono già tutti. Però è vero: anche se tu lo leggi gratis, fare un giornale online ha dei costi. Frammenti Rivista è edita da una piccola associazione culturale no profit, Il fascino degli intellettuali. Non abbiamo grandi editori alle spalle. Non abbiamo pubblicità. Per questo te lo chiediamo: se ti piace quello che facciamo, puoi iscriverti al FR Club o sostenerci con una donazione. Libera, a tua scelta. Anche solo 1 euro per noi è molto importante, per poter continuare a essere indipendenti, con la sola forza dei nostri lettori alle spalle.

Redazione

Frammenti Rivista nasce nel 2017 come prodotto dell'associazione culturale "Il fascino degli intellettuali” con il proposito di ricucire i frammenti in cui è scissa la società d'oggi, priva di certezze e punti di riferimento. Quello di Frammenti Rivista è uno sguardo personale su un orizzonte comune, che vede nella cultura lo strumento privilegiato di emancipazione politica, sociale e intellettuale, tanto collettiva quanto individuale, nel tentativo di costruire un puzzle coerente del mondo attraverso una riflessione culturale che è fondamentalmente critica.

2 Comments

  1. […] Che cosa significa Resistenza? Nel dibattito culturale dell’Italia degli ultimi decenni, questo è per certo uno dei termini più dibattuti, contraddittori e politicizzati, non solo a causa della sua risonanza storica nel nostro paese. Resistenza è altresì un termine contraddittorio, o almeno difficile da scorgere, nel film Salò o le 120 giornate di Sodoma, diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1975. Continua a leggere… […]

  2. […] Cosa significa Resistenza? Pasolini e “Salò o le 120 giornate di Sodoma” – Che cosa significa Resistenza? Nel dibattito culturale dell’Italia degli ultimi decenni, questo è per certo uno dei termini più dibattuti, contraddittori e politicizzati, non solo a causa della sua risonanza storica nel nostro paese. Resistenza è altresì un termine contraddittorio, o almeno difficile da scorgere, nel film Salò o le 120 giornate di Sodoma, diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1975. Leggi tutto […]

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.