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Il Titanic del Medioevo: il disastro della White Ship

Il 25 novembre 1120 ci fu il disastro più tragico della storia marittima inglese. Che cosa accadde quella notte e che cosa comportò per il regno?

12 minuti di lettura

La notte del 25 novembre 1120, al largo delle coste del Cotenin, una penisola nel canale della Manica, una nave normanna fece naufragio. Tra le vittime del disastro non c’era solo un gruppo considerevole di nobili, ma anche l’erede del sovrano inglese Henry I, il principe William Ætheling. Considerato come il Titanic del Medioevo, il naufragio della White Ship non solo colpì i cronachisti dell’epoca, ma dettò irrimediabilmente il destino della corona inglese e della politica del Regno inglese negli anni a venire.

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Miniatura del XIII secolo sul disastro della White Ship (https://en.wikipedia.org/wiki/White_Ship#/media/File:BL_Royal_20_A.ii,_f._6v._Henry_I&_White_Ship.jpg)

Chi era William Ætheling?

William Ætheling (o Adelin) era nato intorno al 1103 in Inghilterra ed era l’erede legittimo del sovrano Henry I e Matilde di Scozia. Nonostante in realtà fosse il secondogenito, William era l’unico in grado di ereditare la corona. Henry I, infatti, aveva avuto solo due figli dal matrimonio regale: William e Matilde.

All’epoca del disastro della White Ship, William Ætheling aveva diciassette anni ed era considerato la gemma della dinastia che avrebbe regnato sull’Inghilterra. La sua sorte brillante non sembrava scritta solo nel suo nome. Infatti aveva ereditato quello del nonno, il celebre William il Conquistatore, ma anche l’appellativo anglo-sassone Ætheling per gli eredi al trono. Inoltre, nei carteggi ufficiali era già insignito del titolo di «rex designatus» ovvero già riconosciuto come co-sovrano al fianco del padre.

Il brillante destino di William sembrava far presagire grandi cose e aveva buoni motivi per festeggiare. Oltremanica erano state stabilite delle alleanze preziose che assicuravano il controllo su territori importanti. Primo fra tutti la regione del Maine, grazie al matrimonio con la giovane Matilde d’Angiò, ma anche il potere sul ducato di Normandia, grazie all’omaggio regale ricevuto dal sovrano Luis VI di Francia.

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Un ritratto del giovane WilliamÆtheling erede di Henry I al trono inglese (https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Adelin#/media/File:Vil%C3%A9m_syn.jpg)

La White Ship: il gioiello delle navi normanne

Per festeggiare il trionfo delle alleanze francesi e il brillante futuro che attendeva William, Henry I concedette al figlio di tornare vittorioso in patria sulla meravigliosa White Ship. Il vascello era considerato uno dei gioielli della carpenteria navale dell’epoca, sia per la sua imponente struttura sia per l’eleganza delle decorazioni nel legno chiaro. Poteva portare diverse centinaia di persone, una ciurma di cinquanta uomini e un carico imponente.

Nulla faceva presagire il disastro imminente poiché le condizioni meteorologiche erano favorevoli alla traversata. Secondo le cronache soffiava un vento da sud che avrebbe garantito un viaggio veloce verso l’Inghilterra. Anche la scelta del porto non era stata lasciata al caso: Barfleur, in Normandia, distava solo una decina d’ore di viaggio dalla costa inglese.

Le condizioni dei venti avevano fatto presagire così bene che quando il prete giunse per benedire con l’acqua santa la nave, questo venne scacciato dai passeggeri con risa e fischi. È difficile stabilire anche dalle cronache se qualcuno si fosse preoccupato di aver sfidato le furia divina. Sicuramente anche le remore dei più timorosi svanirono non appena cominciò a scorrere il vino, imbarcato per intrattenere gli ospiti.

Dettaglio da un manoscritto di una cronaca del disastro – miniatura del XIII secolo (https://it.wikipedia.org/wiki/Nave_Bianca#/media/File:WhiteShipSinking.jpg)

Il disastro navale al chiaro di Luna

Quando la nave ritirò le ancore per salpare verso l’Inghilterra era già notte inoltrata. Le condizioni del mare, la notte serena e la struttura della nave permettevano una navigazione veloce. Il cronista William di Malmesbury, monaco e storico britannico scrisse che «volava più veloce dell’ala di falco spezzando la superficie increspata degli abissi». Tuttavia non veloce abbastanza da uscire dal porto di Belfleur. Il viaggio venne interrotto dallo schianto contro una roccia all’imboccatura del porto.

La collisione provocò una falla nella nave che cominciò subito ad imbarcare acqua. Deve essere stata certamente una scena terrificante in cui gli ordini dei marinai si mescolavano alle grida di terrore dei passeggeri, molti dei quali sbalzati in acqua dall’impatto con lo scoglio. Possiamo immaginare l’accaduto attraverso il vivido resoconto del contemporaneo Orderico Vitale, un cronachista inglese, che descrive come:

I passeggeri e la ciurma alzarono grida di angoscia, ma le loro bocche presto vennero zittite dalle onde gonfie e tutti perirono insieme.

Nel caos del disastro sicuramente la priorità fu quella di mettere in salvo su una scialuppa il principe William. Il giovane si sarebbe salvato con molta probabilità, se non avesse sentito le urla di una delle sorelle. Diede l’ordine di tornare indietro per salvarla, ma la scelta si rivelò fatale. Insieme a lei altri naufraghi cercarono di salire, finendo per far rovesciare la barca.

I cadaveri dei naufraghi vennero recuperati nei giorni seguenti dalle navi di pescatori accorse la mattina dopo, ma non venne mai recuperato quello del principe. Secondo i resoconti si salvò solo un giovane, un macellaio della ciurma, che si era tenuto stretto all’albero maestro.

Errore umano, terribile fatalità o un complotto?

È davvero difficile stabilire quale sia stata la causa effettiva del disastro della White Ship e gli storici ne hanno ampliamente discusso. I cronisti medievali videro il fatto come una manifestazione dell’ira dell’Onnipotente di fronte all’arroganza umana. Gli storici contemporanei, invece, propendono per l’errore umano causato dall’ubriachezza della ciurma e dei passeggeri.

La medievalista americana Victoria Chandler, docente di storia al Georgia College, ha avanzato la teoria dell’omicidio di massa per un complotto. Secondo la sua teoria, è possibile che qualcuno avesse volutamente indirizzato la nave verso lo scoglio. Ha avanzato anche dei possibili artefici del complotto, tra cui anche evidenti prove che porterebbero a Stephen di Bois. Il nobile, imparentato con il casato reale, era infatti sulla nave in principio, ma aveva chiesto di scendere prima della partenza accusando problemi di stomaco. Questa teoria sarebbe ulteriormente avvalorata dalle pretese sul trono inglese, mostrate da Stephen, in seguito alla morte di Henry I.

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Miniatura raffigurante Henry I del XIII secolo (https://it.wikisource.org/wiki/Autore:Enrico_I_d%27Inghilterra)

Il dolore del re e i nuovi piani per il trono

Il re accolse con profondo dolore la notizia del disastro. Il disastro della White Ship non fu solo la tragedia familiare di un padre di fronte alla morte di tre figli, ma anche una catastrofe politica per il regno. Infatti, con la morte di William Ætheling, la corona si trovava privata del suo legittimo erede, ma anche la rete di alleanze stabilite in Francia perdeva valore. Tutti i piani e gli sforzi di Henry I, per proteggere i suoi possedimenti e assicurare le alleanze, andarono in fumo.

Henry I fece qualcosa di inaspettato. Nonostante avesse la possibilità di risposarsi e mettere al mondo un altro erede, decise di puntare sulla figlia Matilde. Nel 1126 la designò suo successore e la incoronò regina, legittimando così il futuro nipote al trono.

In realtà la situazione si complicò molto più di quanto Henry I avesse potuto mai prevedere. Nel 1139 Stephen di Bois, cugino del defunto principe, reclamò la legittimità al trono con un’armata contro Matilde. Tra i due si accese un lungo scontro, passato alla storia come “the Anarchy” per la violenza degli scontri che coinvolsero anche i baroni e la popolazione. Le tensioni si risolsero solo nel 1153 con il Trattato di Wallingford in cui venne stabilito che il figlio di Matilde, Henry II Plantageneto, sarebbe succeduto a Stephen alla sua morte.

Un cataclisma sull’intera nazione

Il disastro della White Ship è considerato ancora oggi il momento più tragico della storia marittima inglese, molto più del celebre Titanic nel 1912. Gli storici sono unanimi che la gravità per portata di vittime in quello avvenuto nel XX secolo superi largamente il naufragio della White Ship; tuttavia, non può superare la gravità e le ripercussioni che ha scatenato su un’intera nazione. Nella notte del 25 novembre 1120 non si sono spezzate solamente molte giovani vite, ma si è infranto anche il sogno di un re di garantire, attraverso il figlio, un regno sicuro e con validi alleati. Nel naufragio della White Ship non è stata spazzata via solo una famiglia reale, ma anche il futuro di stabilità di un intero regno per molti anni.

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Per saperne di più:

V. Chandler, “The Wreck of the White Ship: A Mass Murder Revealed?”The Final argument. The imprint of violence on society in medieval and early modern Europe, eds. Kagay, Donald J., and Villalon, L. J. Andrew, Woodbridge: Boydell, 1998

D. Jones, The Plantagenets – The Kings who made England, W. Collins, London, 2012

C. Spencer, The White Ship, W. Collins, London, 2020

Eleonora Fioletti

Classe 1993. Nata tra le nebbie della pianura bresciana, ma con la testa tra le cime delle montagne. Laureata in Filologia moderna presso l'Università Cattolica, si è appassionata ai manoscritti polverosi e alle fonti storiche. Nel tempo libero colleziona auricolari annodati, segnalibri improbabili, eterni esprit de l’escalier, citazioni nerd e disneyane da usare in caso di necessità.

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