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Dolceacqua (Imperia)

Abbiamo chiesto ai collaboratori di Frammenti Rivista di raccontarci i propri luoghi del cuore. L’obiettivo? Costruire una mappa delle bellezze del nostro Paese, viste con gli occhi di chi, questi luoghi, li ama davvero.

4 minuti di lettura

Negli ultimi chilometri d’Italia, poco prima che la Liguria diventi Costa Azzurra, c’è una valle, la Val Nervia, che prende il nome dal torrente che l’attraversa. Il fiume, prima di gettarsi nelle turbolente acque del Mar Ligure, si snoda per poco più di 28km tra le Alpi Marittime nell’entroterra di Ventimiglia – quella città di confine in cui Ugo Foscolo fece scrivere a Jacopo Ortis una delle sue lettere più belle – e, quando il mare è ormai vicino, ecco sorgere il borgo di Dolceacqua. Il Nervia divide il paese in due metà esatte: da una parte la più moderna, sulla riva sinistra; dall’altra il borgo di origini medioevali.

Secondo alcune fonti, già in epoca romana era presente un insediamento in quella che è poi diventata Dolceacqua. È tuttavia nel XII secolo che i Conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo di un castello, noto come il Castello dei Doria in virtù del fatto che, nel secolo successivo, la costruzione fu acquistata da Orberto Doria. I suoi discendenti poi ampliarono la magione, fino a farle acquisire l’attuale fisionomia. Il plesso sovrasta il borgo, che a sua volta s’inerpica sul fianco del Monte Rebuffao, in un’arzigogolata matassa di strette e ripide viuzze scure.

Alla parte antica di Dolceacqua si può accedere tramite due ponti, uno carrabile che, situato poco prima del paese, conduce a numerosi parcheggi, e uno esclusivamente pedonale, risalente al XV secolo e oggetto, insieme al castello, di alcune opere firmate Claude Monet. Il pittore francese capitò per la prima volta nella Riviera di Ponente nel 1883, accompagnato da Pierre-Auguste Renoir, e s’innamorò da subito dei paesaggi liguri. Nei suoi soggiorni rivieraschi esplorò anche l’entroterra, spingendosi fino a scoprire la Val Nervia e la bellezza ivi nascosta. Rimase in particolare colpito dal ponte di Dolceacqua, che definì «un gioiello di leggerezza».

Appena attraversato il ponte, si è subito immersi nel fitto reticolo di caruggi del borgo antico, dove si trovano ateliers di artisti e botteghe specializzate nella vendita di prodotti tipici locali, nonché degli immancabili souvenirs per i turisti più maniacali. Non mancano però nemmeno le cantine, dove è possibile degustare l’ottimo Rossese, vino rosso tipico della valle. Proseguendo il cammino tra le viuzze si arriva finalmente in cima al borgo, al castello, che è possibile visitare (a pagamento).

Insomma, l’estremo Ponente ligure non è solo mare, non è solo il caos di Sanremo, di Bordighera o di Ventimiglia. Per chi non si accontenta del turismo da spiaggia, l’entroterra di questo tratto di Riviera offre l’occasione per svariati itinerari nel verde alla scoperta dei tanti piccoli borghi incastonati fra le scoscese montagne, alcuni dei quali, come Dolceacqua, considerati tra i più belli d’Italia. Una fuga dalla frenesia, un salto indietro nei secoli per una vacanza di relax e cultura respirando l’odore della storia.

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Foto di Michele Castelnovo ©

Michele Castelnovo

Classe 1992. Nato e cresciuto tra Lecco e provincia. Toglietemi tutto ma non le mie montagne e il mio lago. Laureato in Filosofia. Giornalista pubblicista. Direttore di Frammenti Rivista. Mi prendo terribilmente poco sul serio.

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