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Edwin Morgan: l’amore è il più misterioso dei venti che soffiano

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9 minuti di lettura

Edwin Morgan nasce nel 1920 a Glasgow, dove trascorre la maggior parte della sua vita, fino alla morte nel 2010. Poeta, drammaturgo, professore di letteratura inglese e traduttore (tra i grandi nomi a cui ha lavorato c’è perfino il nostro Eugenio Montale), lo scrittore è stato una delle personalità più sfaccettate del panorama culturale scozzese.

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Innovativo e geniale, Edwin Morgan si è occupato di fantascienza, di futurismo, di una poesia all’avanguardia estremamente innovativa nella forma e nel contenuto, ma non ha mai rinunciato al tema più caro a tutti i grandi poeti: l’amore. Un amore però controcorrente, condannato in Scozia fino a pochi decenni fa: l’autore decide di far diventare pubblica la propria omosessualità – ben celata nelle sue poesie – soltanto a settant’anni, dopo una lunga relazione di quindici anni con un uomo, lo stesso a cui dedicò la raccolta Poems of Thirty Years nel 1982.

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Se da un lato il voler nascondere il proprio orientamento per ben settant’anni potrebbe risultare un atto di grande forzatura, di costrizione e sofferenza, dall’altro questa scelta rende le poesie di Morgan uniche, universali, valide per qualsiasi tipo di sentimento. Il poeta infatti preferisce essere discreto riguardo alla sua attrazione per gli uomini, utilizzando per esempio dei semplici «my love» o «my honey» per descrivere la persona amata. Il risultato è emozionante: leggendo le poesie in lingua originale si ha la sensazione che l’amore descritto vada al di là dell’identità di genere e al di là dell’orientamento sessuale. I versi di Morgan sono per tutti, per ogni tipo di amore, e lo precisa anche James McGonigal, amico ed esecutore letterario: «Morgan scrive poesie d’amore per tutta l’umanità. È inclusivo: uomini e donne possono identificarsi».

Tra le poesie più note di questo filone possiamo ricordare Fragole, pubblicata nel 1968 nella raccolta The Second Life. Forme, colori e sensazioni si intrecciano in questi versi: il rosso delle fragole, il bianco dello zucchero, l’azzurro dei piatti, la luce dei fulmini estivi. Il testo inglese ha la grande particolarità di non specificare, come detto prima, il genere dell’amante: una difficoltà non indifferente per i traduttori italiani, che nella maggior parte dei casi hanno scelto di ritrarre l’amore tra due uomini, rifacendosi all’esperienza privata di Morgan.

Fragole

Mai ci furono fragole
Come quelle che mangiammo
Quel pomeriggio afoso
Seduti sul gradino
Del balcone aperto
Uno di fronte all’altro
Le tue ginocchia tra le mie
I piatti azzurri sul grembo
Le fragole che brillavano
Ai raggi caldi del sole
Le intingevamo nello zucchero
Guardandoci negli occhi
Rallentando il banchetto
Perché ce ne fosse un altro
I piatti vuoti
Posati insieme sulla pietra
Con le due forchette incrociate
E io che mi chinavo su di te
Dolce in quell’aria
Fra le mie braccia
Abbandonato come un bambino
Dalla tua bocca impaziente
Il sapore delle fragole
Nel mio ricordo
Si sporge ancora
Lasciami amarti
Lascia che il sole batta
Sulla nostra distrazione
Un’ora di tutto
Quel calore intenso
E i fulmini d’estate
Sulle colline di Kilpatrick
Lasciamo lavare i piatti al temporale

Vivere novant’anni di poesia comporta assistere all’evoluzione della società: i versi di Morgan si fanno via via più espliciti con il passare degli anni, seguendo il cambiamento della mentalità scozzese. Per esempio, A Book of Lives si chiude con la sezione Love and a Life, una sequenza di cinquanta versi in cui il poeta rivive gli amori degli ultimi sessant’anni: questa volta è però libero di esprimere ogni suo pensiero, ogni sua sensazione senza pudore, tanto che lo scrittore ebbe inizialmente qualche dubbio sulle poesie poiché estremamente personali, intime.

L’editore Hamish Whyte le considerò però un capolavoro che non poteva non essere sottoposto agli amanti della letteratura. In queste righe appare G., un uomo che, nonostante ami la moglie, bacia il poeta «at Central Station, on the lips in broad daylight»: i versi del Morgan adulto mostrano la necessità di amare per sopravvivere, ribellandosi ai canoni della società senza paura.

Quando te ne andrai,
semmai te ne andrai,
ed io dovessi volerne morire,
null’altro mai mi salverebbe
che il ricordo di quella volta in cui
ti addormentasti tra le mie braccia
in un abbandono così teneramente fiducioso
e la stanza dove la penombra si addensava
si imbevve sino all’ultimo della sera,
finché il riposo o la pioggia novella
gentilmente ti riscossero dal sonno.
Ti domandai
se avessi sentito la pioggia in sogno
e semiaddormentata ancora
solo mi rispondesti, ti amo.

Gli amori presentati nelle poesie di Morgan sono estremamente semplici, illustrati tramite immagini quotidiane come appunto la stazione, la pioggia, gli alberi, la città, i cuscini, delle coperte che immaginiamo stropicciate; l’autore non dimentica però delle metafore più complesse, suggestive e a volte inestricabili. Inoltre, lo scrittore non rinuncia a riferimenti più alti – a personaggi storici o letterari, come quelli shakespeariani – o a riflessioni sull’amore di carattere generale, dove il sentimento viene considerato nella sua astrattezza, in quelle emozioni condivise dal genere umano, dando forma attraverso le parole al desiderio, alla mancanza, alla passione. Morgan padroneggia tanto il lirismo quanto il linguaggio colloquiale, tanto l’inglese standard quanto lo scozzese: una varietà inusuale ma di grande effetto, in grado di coinvolgere il lettore colto e quello semplicemente curioso.

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Si può quindi parlare della passione come uno degli elementi chiave della poesia di Morgan, un tema che non abbandona mai il poeta, nemmeno nei primi anni 2000, quando ha ormai ottant’anni: i sentimenti non scadono con la vecchiaia, le passioni e i tormenti sono sempre al centro dei suoi versi, tanto nella giovinezza quanto nell’età adulta. Sembra infatti che la vita stessa dell’autore sia stata costellata da storie d’amore. Il carattere autobiografico delle opere è evidente: non mancano nomi, indicazioni temporali, chiari segnali che si tratti della vita del poeta, che sembra divertirsi disseminando indizi precisi per le persone che gli hanno rubato il cuore.

Le storie d’amore di Morgan non sono necessariamente felici, ma sono accomunate da un pensiero generalmente positivo: anche quando le poesie ritraggono amori spezzati, la malinconia sembra lasciar trapelare la gioia, mostrando la strana felicità che si prova guardando indietro a un passato ormai superato. Lontano dal pessimismo che affligge molti poeti interessati all’amore, Morgan propone una visione della passione come forza salvifica per vivere appieno la vita. Come ricorda il poeta: «Love is the most mysterious of the winds that blow./ L’amore è il più misterioso dei venti che soffiano» (Absence, da Love and a Life).

Fonti: https://www.theguardian.com/books/2008/jan/26/poetry

 


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Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.

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