Elezioni USA: a che punto siamo?

Le aspettative del mondo intero non sono state deluse. Le elezioni presenziali negli Stati Uniti hanno regalato ore di tensione e colpi di scena tanto da tenere tutti noi col fiato sospeso. 

Due Americhe a confronto

Non avendo ancora dei dati certi, possiamo affermare che queste elezioni sono state avvincenti e più combattute di quello che facevano intendere i sondaggi della vigilia. 

Leggi anche:
Elezioni USA, la quiete prima della tempesta

I mesi di campagna elettorale hanno mostrato un paese diviso e variegato che ha dato prova di grande partecipazione. Due candidature molto diverse hanno fatto riferimento ad elettorati caratterizzati da diverse sensibilità. Da un lato, la candidatura solitaria del presidente Donald Trump. La sua campagna si è incentrata su una narrativa molto cara al suo elettorato, legata a temi come la sicurezza e la forza di un’America che può tornare grande solo se guarda ad una linea isolazionista e unilateralista.

Dall’altro, la candidatura plurale di Joe Biden, un politico con una carriera lunga quasi mezzo secolo che in questa campagna elettorale ha beneficiato della forza esplosiva della sua Vice Kamala Harris e del sostegno di due leader come Barack e Michelle Obama. A questi, si aggiunge il supporto di una corrente meno moderata e vicina ad un elettorato giovane come quella che durante le primarie democratiche ha sostenuto il socialdemocratico Bernie Sanders.

nbcboston

Siamo stati abituati a vedere comizi diversi. Da un lato, comizi in modalità drive-in per mantenere il distanziamento fisico. Dall’altro, comizi classici in cui spesso i cappellini rossi hanno sostituito le mascherine, in beffa alle regole anti contagio. 

Nei dibattiti tra i due candidati non si sono viste la cordialità e la correttezza che nel tempo hanno contraddistinto i dibattiti tra Obama e McCain, o tra Bush e Gore. Durante il primo dibattito tra Trump e Biden si sono contate 93 interruzioni totali, oltre ai toni forti che hanno spinto a sedare i due successivi dibattiti.

euronews

Too early to call?

Guardando ai risultati finora disponibili, è semplice analizzare la concentrazione dei voti democratici nelle aree urbane più popolose e una prevalenza repubblicana nelle aree rurali. Uno dei fenomeni analizzati da chi ha seguito lo spoglio è l’apparente rimonta di Donald Trump dopo un iniziale vantaggio democratico. In realtà, tale fenomeno è legato alla maggiore velocità nel conteggio e nella comunicazione dei voti da parte dei seggi nelle aree urbane. Questo spiega l’iniziale vantaggio di Joe Biden anche in Stati successivamente assegnati ai repubblicani.

Senza dubbio, il risultato del Presidente uscente è andato oltre le aspettative dei sondaggisti. L’Onda Rossa delle prime ore di spoglio si è però scontrata con una ripresa democratica legata ai risultati arrivati nella giornata di ieri. La prevedibile vittoria democratica in Stati come California, Oregon e Washington viene seguita da quella in Wisconsin e nel Michigan. Questi ultimi sono attualmente gli unici flipping States passati ai democratici dopo la vittoria repubblicana alle elezioni del 2016.

bbcnews

È ormai chiaro che l’elezione si giocherà nei 6 Stati rimanenti – Pennsylvania, North Carolina e Alaska in cui è in vantaggio Trump e Nevada, Arizona e Georgia in cui è in testa il candidato democratico Joe Biden. A ciò si aggiunge il fatto che in Pennsylvania sono considerati validi i voti espressi per via postale recapitati fino a tre giorni dopo l’election day

Tra questi, Pennsylvania e Georgia sono gli stati più combattuti. Dopo un iniziale ampio vantaggio repubblicano, lo spoglio dei voti giunti via posta ha portato ad un crollo vertiginoso del gap tra i due candidati. Tutto fa presagire che, come già avvenuto per la Georgia, la corsa si concluda con un soprasso democratico sul Presidente Donald Trump.

Se i risultati attuali venissero confermati, Joe Biden supererebbe la soglia dei 270 grandi elettori utili per l’elezione, sebbene sia molto probabile un ricorso alla Corte Suprema da parte del Presidente uscente per contestare i risultati in battlegroung States, come il Michigan.

Le prime reazioni e le prime accuse

Le prime impressioni a caldo dei due candidati dovrebbero essere necessariamente caute. Nella mattinata di mercoledì, lo sfidante Joe Biden ha chiamato i suoi alla prudenza affermando che né lui né Donald Trump possano cambiare i risultati. Adesso sono i voti a dover parlare e ogni voto è importante per arrivare ai 270 grandi elettori necessari per diventare il prossimo Presidente degli Stati Uniti.

Nella retorica dal Presidente in carica non si è palesato lo stesso rispetto della macchina democratica. Già dalle prime ore del pomeriggio di mercoledì, the Donald ha twittato commenti infuocati sul sistema elettorale americano e sul sistema di voto postale denunciando brogli ed insinuando nel suo elettorato il dubbio che questo sistema possa favorire il competitor democratico contro il volere del popolo americano. Per la prima volta, un Presidente in carica si scaglia pubblicamente contro il sistema elettorale del suo Paese e contro i suoi avversari. Si tratta di una tecnica collaudata che punta a delegittimare un sistema che potrebbe dare un risultato sfavorevole. 

Uno dei temi più divisivi di questa tornata elettorale è proprio quello del voto postale, sistema che permette agli elettori di votare in anticipo e in sicurezza, evitando le lunghe file ai seggi. Dalle previsioni, il voto postale dovrebbe premiare Joe Biden, vista la maggiore prudenza del suo elettorato durante la campagna presidenziale e l’importanza data dalla comunicazione democratica a questo sistema di early voting.

Dalla chiusura dei seggi, le manifestazioni dei sostenitori del Presidente Trump per fermare il conteggio dei voti postali si sono moltiplicate in tutti gli Stati ancora in bilico. Sono state sufficienti poche notizie confuse su fantomatici brogli e non ben specificati ritrovamenti di schede elettorali per aizzare vari gruppi di sostenitori repubblicani contro i seggi ancora impegnati nel conteggio. L’operato del Presidente in carica non ha di certo calmato gli animi. Affermare pubblicamente che città come Detroit e Philadelphia fanno parte del sistema democratico corrotto e che gli operatori dei seggi sono impegnati a duplicare i voti democratici, è grave oltre che pericoloso.

In tal senso, ha avuto un ruolo fondamentale il sistema usato durante queste elezioni da Twitter e Facebook per evitare la diffusione di fake news e di dati non corretti. Alcuni post sono stati eliminati o accompagnati da una comunicazione che spiega che il conteggio dei voti è ancora in corso e che l’informazione potrebbe essere imprecisa o fuorviante.

Ci chiederemo a cosa ci servirà aver imparato tutto sulle contee del Michigan, ma in fondo il bello di seguire un’elezione è proprio questo. Continuiamo a seguire un conteggio per capire le sorti dei battleground States perché da queste elezioni dipende il futuro degli Stati Uniti e del loro ruolo nel mondo.

 


Segui Frammenti Rivista anche su Facebook e Instagram, e iscriviti alla nostra Newsletter

La cultura è reale solo quando è condivisa, potremmo dire parafrasando Lev Tolstoj. La cultura vive solo nello scambio, nella condivisione; altrimenti rimane lettera morta. Ed è proprio per questo motivo che nasce il FR Club: condividere cultura, far parte di un gruppo che si riconosce nei valori della cultura. Scopri di più.

* * *

Sì, lo sappiamo. Te lo chiedono già tutti. Però è vero: anche se tu lo leggi gratis, fare un giornale online ha dei costi. Frammenti è una rivista edita da una piccola associazione culturale no profit, Il fascino degli intellettuali. Non abbiamo grandi editori alle spalle, anzi: siamo noi i nostri editori. Per questo te lo chiediamo: se ti piace quello che facciamo, puoi sostenerci con una donazione. Libera, a tua scelta. Anche solo 1 euro per noi è molto importante, per poter continuare a essere indipendenti, con la sola forza dei nostri lettori alle spalle. 

Condividi:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.