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Sardegna, un laboratorio politico con radici forti

dalla newsletter n. 41 - luglio/agosto 2024

14 minuti di lettura

Si fa presto a dare la patente di laboratorio politico o di speranza per l’uno o l’altro schieramento di sovvertire le sorti della politica italiana, ma quello che è successo in Sardegna negli ultimi mesi, mostra come la politica dell’isola non solo mostri un cambiamento radicale rispetto ai risultati delle precedenti elezioni regionali e amministrative, ma anche che l’unione delle forze progressiste e riformiste del cosiddetto campo largo porti a risultati inimmaginabili solo qualche mese fa. Non è un caso che l’unione tra il Partito Democratico (le cui caratteristiche in Sardegna sono leggermente diverse rispetto al resto del Paese), il Movimento 5 Stelle e la sinistra in cui sono presenti i Progressisti sardi e Alleanza Verdi e Sinistra abbia portato a risultati storici come quelli delle Regionali, in cui si è affermata la candidatura di Alessandra Todde (già Sottosegretaria allo Sviluppo economico del governo Conte II e Viceministra allo Sviluppo economico del governo Draghi), e delle amministrative che trovano ulteriore conferma nelle vittorie di Cagliari, Sassari e Alghero.

Bisogna capire cosa vuol dire essere Isola

Probabilmente, le peculiarità della Sardegna sono date non solo dalla sua storia politica e umana, ma, ancora più alla base, dal suo essere isola. Per comprendere la politica delle isole bisogna spogliarsi delle convinzioni che si hanno a livello nazionale ed europeo. Le dinamiche cambiano, così come cambiano i rapporti di forza. L’essere isola, che troppo spesso ha fatto rima con l’essere isolati, contribuisce a creare un sistema che gode di vita propria e assume sembianze non sempre comprensibili all’esterno. Non è un caso che la Sardegna, così come la Sicilia, siano i terreni scivolosi dove le dinamiche nazionali e i temi di comune vulgata hanno meno appeal. Servono soluzioni diverse, per certi versi migliori, ma sicuramente soluzioni cucite addosso a territori aspri, ruvidi, e insieme ricchi di contraddizioni e meravigl…

Giuseppe Vito Ales

Classe 1993. Cresciuto tra le montagne di Piana degli Albanesi, sono un Arbëresh di Sicilia profondamente europeo. Ho studiato economia, relazioni internazionali ed affari europei tra Trento, Strasburgo, Bologna e Bruxelles per approdare infine a Roma. Tra le grandi passioni, la politica, l’economia internazionale e i viaggi preferibilmente con uno zaino sulle spalle e tanta voglia di camminare.
Credo che nel mondo ognuno di noi possa contribuire al miglioramento della collettività in modo singolare e specifico, proprio per questo non mi sta particolarmente simpatico chi parla per frasi fatte o per sentito dire e chi ha la malsana abitudine di parlare citando pensieri e parole d’altri. Siate creativi, ditelo a parole vostre!

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