fbpx
festival di Yulin

Il festival di Yulin in Cina (spiegato bene, oltre i pregiudizi)

I cinesi mangiano i cani? Cerchiamo di andare a fondo. Per non confondere fatti, dati e narrativa.

4 minuti di lettura

Il 21 giugno, in occasione del solstizio d’estate, in Cina si tiene il controverso festival di Yulin, nonché il festival della carne di cane. Tuttavia, è bene inquadrare questa usanza per evitare di cadere nel solito cliché del «i cinesi mangiano i cani». 

Il festival, della durata di dieci giorni, nasce nel 2010 a Yulin, nella provincia del Guanxi, e prevede, indubbiamente, una pratica becera: migliaia di cani tenuti in condizioni pietose, uccisi e mangiati. 

Bisogna sottolineare, però, che non è solo l’Occidente a indignarsi, ma anche gran parte della Cina. Consumare carne di cane non fa parte delle tradizioni cinesi, si tratta di un festival nato per ragioni puramente commerciali, non sicuramente per retaggi culturali. Anche per questo motivo la maggioranza degli attivisti che si batte per fermare questo massacro è, per l’appunto, cinese. 

Se è capitato che in Cina si mangiasse carne di cane, è successo in periodi di povertà assoluta. Durante la Rivoluzione culturale, o il Grande Balzo in Avanti di Mao Zedong, per esempio, la carestia era tale che le persone erano costrette a mangiare cortecce di alberi. Eppure, in tempi di forte povertà anche in Italia non si faceva tanto diversamente. Lo stesso Fabrizio De Andrè, nella sua canzone Crêuza de mä, parla di «paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi», nonché «pasticcio in agrodolce di gatto». Quindi anche nel nostro paese ci sono stati tempi duri in cui la gente mangiava gatti per disperazione, eppure questo non significa che cucinare «gatti in agrodolce» sia una nostra specialità. 

Secondo un’indagine della Xinhua, l’agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, il 70% dei cinesi non ha mai mangiato carne di cane ed è contro il suo consumo. Nel 2016, 11 milioni di attivisti cinesi hanno firmato una petizione del Animal Rights Activists per fermare questo scempio. 

Lo stesso governo cinese è intervenuto e, nel 2020, ha rimosso cani e gatti dalle liste di carne da macello, classificandoli come animali da compagnia. Attualmente, il mercato della pet economy in Cina è alle stelle. Nel 2019, infatti, ha prodotto una spesa di circa 26 miliardi di dollari, ed è destinato a crescere fino a 472 miliardi dollari entro il 2023.  

Tutto ciò chiaramente non significa che non sia doveroso e necessario denunciare gli abusi inflitti a queste povere creature, anzi. Tuttavia, bisogna fare attenzione alla narrativa usata dai media occidentali. Questi spesso usano un approccio orientalista, puntando il dito contro la Cina per le atrocità del festival di Yulin (senza specificare che la stragrande maggioranza è totalmente contraria) e dimenticandosi di citare le oscenità inflitte a polli, mucche, maiali negli allevamenti europei e statunitensi. Nei primi sei mesi del 2022, negli Stati Uniti, sono stati uccisi più di 8 miliardi di polli, 36 milioni di mucche e 124 milioni di maiali. In Italia, secondo dati ISTAT, da gennaio ad aprile 2022 sono stati uccisi più di 3 milioni di suini e 1 milione di ovini. Gli allevamenti intensivi sono fonte di sofferenza, virus e inquinamento. Quelle povere creature vengono tenute in condizioni tanto disumane quanto quelle inflitte ai poveri cani del festival di Yulin. 

In conclusione, se si decide di perseguire la nobile causa di denunciare i soprusi inflitti agli animali, bisogna farlo con attenzione. È un attimo cadere in una narrativa ipocrita che dipinge l’Occidente come il gigante buono e la Cina come il mostro mangia cani. 

Ottavia Bettelli

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!

Segui Frammenti Rivista anche su Facebook e Instagram, e iscriviti alla nostra newsletter!

Immagine in copertina da Pinterest

Redazione

Frammenti Rivista nasce nel 2017 come prodotto dell'associazione culturale "Il fascino degli intellettuali” con il proposito di ricucire i frammenti in cui è scissa la società d'oggi, priva di certezze e punti di riferimento. Quello di Frammenti Rivista è uno sguardo personale su un orizzonte comune, che vede nella cultura lo strumento privilegiato di emancipazione politica, sociale e intellettuale, tanto collettiva quanto individuale, nel tentativo di costruire un puzzle coerente del mondo attraverso una riflessione culturale che è fondamentalmente critica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.