Tapisserie di Bayeux

Litigando per un fumetto di 960 anni fa: la tapisserie di Bayeux in prestito a Londra

Il capolavoro normanno lascia la Francia per Londra: il viaggio più discusso dell’arazzo che raccontò il 1066 tra timori conservativi e diplomazia culturale.
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Ribadiamolo ancora una volta: l’arazzo di Bayeux non è tecnicamente un arazzo. In un arazzo, i fili colorati sono integrati direttamente durante la realizzazione del tessuto. Nel capolavoro normanno quasi millenario i fili di lana delle coloratissime scene sono stati applicati sul rotolo di lino solo in seguito alla tessitura, esattamente come in un ricamo. È un’opera celebrativa e propagandistica meravigliosa, lunga 70 metri e alta circa mezzo, con cui la nuova monarchia normanna narrò le vicende che condussero il duca di Normandia, Guglielmo il Conquistatore, sul trono d’Inghilterra dopo la Battaglia di Hastings del 1066. Fu realizzato su suolo inglese o francese probabilmente su commissione dell’alto clero per adornare la cattedrale di Bayeux (l’arazzo è completamente esplorabile online qui).

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Il viaggio che divide

Non è tuttavia su venali questioni lessicali o storiografiche che si sono concentrate le recenti polemiche tra artisti, specialisti di arte medievale e di museologia, bensì sul fatto che l’opera lascerà per la prima volta in tutta la sua storia il territorio francese per approdare al British Museum di Londra, in mostra dal prossimo settembre 2026 a luglio 2027. Lo scontro tra i detrattori e i sostenitori non ha tardato a divampare.

Gli oppositori sono preoccupati soprattutto per il viaggio: se l’opera è in condizioni apparentemente così buone nonostante la sua età, è proprio perché non è mai stata spostata troppo, sosteneva già qualche anno fa Isabelle Bédat, che mise le mani sulla tapisserie per un intervento conservativo tra il 1981 e il 1983. La collega Béatrice Girault aggiungeva che ogni manipolazione di un lavoro simile causa perdite di fibre tessili, inevitabili per quanto grandi siano le precauzioni prese (articolo completo in inglese qui). Nonostante le rassicurazioni degli esperti francesi e inglesi, tanti artisti e critici hanno preso posizione contro l’esposizione (qui per maggiori informazioni), insieme a più di 77 mila persone che hanno firmato una petizione online per bloccare il viaggio. Alle polemiche di natura puramente artistica si sono aggiunte quelle di chi accusa il presidente francese Macron di aver anteposto le finalità politiche del prestito a qualunque altra valutazione degli esperti (qui l’articolo in questione). L’opera è stata comunque rimossa dalla sua collocazione abituale lo scorso 14 ottobre, data scelta perché anniversario della Battaglia di Hastings (qui il video).

Diplomazia culturale e memoria condivisa

La questione politica non è in effetti così secondaria: il gesto celebra un passaggio di storia condivisa e le radici culturali comuni delle due nazioni, che spesso vengono dimenticate. La Francia, con un atto esageratamente generoso, si propone come mediatrice ideale tra un mondo anglo-americano ormai lontanissimo e l’Europa, estraendo dal cilindro un manufatto che risale a un’epoca in cui nessuno (tranne i Normanni!) sapeva cosa ci fosse al di là del grande oceano. Insomma, sembra un tentativo di ricordare ai britannici che le loro radici sono al di qua dell’Atlantico.

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L’idea stessa di questo prestito ha una storia a sé: gli intellettuali inglesi già dall’Ottocento avevano un’affezione particolare per l’opera, intensificatasi con sparute richieste di prestito o addirittura di donazione alla corona. L’opposizione francese è stata sempre irremovibile, fino alla promessa dello stesso Macron arrivata nel gennaio 2018: le trattative sono durate fino allo scorso luglio 2025. Lo stesso Macron, mentre comunicava il raggiungimento dell’accordo, commentava scherzosamente che era servito più tempo a definire i termini del prestito che per la Brexit (qui l’articolo in questione). Uno dei pochi dettagli noti al momento è che l’opera sarà coperta da un’indennità del Tesoro britannico per 800 milioni di sterline – circa 916 milioni di euro.

Scambi, restauri e ritorni

Il prestito consentirà un rinnovamento radicale per il museo che ospita l’opera a Bayeux dal 1983. L’arricchimento culturale che deriverà da tutta questa storia sarà indubbio: il British Museum consentirà studi, analisi ed esposizione mediatica e turistica che, nel bene e nel male, non sono possibili nella bella Normandia – il museo di Bayeux ha ospitato “solo” 423 mila visitatori nel 2023 contro i 6.5 milioni del British nel 2025. Nel frattempo, la Francia otterrà in prestito – o forse in ostaggio – alcuni preziosissimi manufatti, come dei pezzi degli scacchi di Lewis e del tesoro di Sutton Hoo. Alcuni ipotizzano anche la possibilità di un vero restauro completo della tapisserie al rientro in Francia nel 2027. Chiaramente il piano per il trasporto non è pubblico, ma certamente l’opera verrà arrotolata – e non piegata – e conservata in un ambiente climatizzato durante il trasporto, che dovrebbe avvenire via mare.

Tra timore e meraviglia

Chi scrive trova difficile schierarsi in questa faccenda. L’opera è fragile, sembra potersi sfaldare anche solo guardandola attraverso lo schermo del pc, figurarsi di persona; l’idea che un danno, anche minuscolo, sia stato calcolato fa trattenere il respiro per un secondo, perché la bellezza della tapisserie è qualcosa di indescrivibile. I dettagli, i ricami in rilievo, le espressioni dei personaggi, i “fumetti” che coronano ogni scena, gli animali, le torsioni innaturali dei feriti, mettono noi osservatori in contatto con le persone che hanno imparato la storia del proprio popolo ammirando questo telo di lino. Dall’altra parte c’è la gioia al pensiero di quanti adulti e quanti bambini avranno la possibilità di confrontarsi con le stesse emozioni e appassionarsi al magico e cruento mondo del Medioevo.

Ricucire oltre la Manica

Questo prestito è anche, soprattutto, un chiaro atto politico, di quelli che si pianificano nelle stanze a cui i comuni mortali non hanno accesso. E chissà cosa c’è dietro. Ma in parte sapere che la politica internazionale sa ancora intraprendere le vie dell’arte e della storia, può ricordarci che a volte noi umani sappiamo parlare la stessa lingua. E allora, che i fili ricamati dalle donne normanne quasi mille anni fa possano in qualche modo ricucire i legami tra noi continentali e ciò che c’è al di là della Manica.

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Daniele Rizzi

Nato nel '96, bisognoso di sole e di pace. Sono specializzato in storia medievale, insegno lettere alle medie. Mi fermo sempre ad accarezzare i gatti per strada.

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