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Morire è solo una pura formalità

4 minuti di lettura

di Susanna Causarano

In una notte buia e tempestosa echeggia uno sparo. Un uomo corre sotto ad una pioggia scrosciante, nella foresta, e viene fermato da due poliziotti ad un posto di blocco. Deciso a proseguire la sua corsa disperata li aggredisce, tentando di fuggire. Purtroppo il tentativo non va a buon fine e viene portato dagli agenti in commissariato. Qui incontra un commissario molto particolare, con cui passerà una lunga notte, forse la notte più importante della sua vita. Ma chi è costui? E da cosa fuggiva?  é proprio attorno a questi interrogativi che si dipana la trama di Una pura formalità, adattamento teatrale di Glauco Mauri dell’omonimo film  di Giuseppe Tornatore,  in scena al Teatro Carcano di Milano dal 15 al 26 aprile 2015.  Glauco Mauri , oltre ad aver curato la versione teatrale e la regia, interpreta magistralmente il commissario che si trova ad interrogare il vagabondo, in realtà un famoso scrittore, Onoff, molto ammirato dal commissario. Onoff, interpretato da Roberto Sturno è anche l’unico personaggio ad avere un nome proprio, e questo è uno degli indizi che ci porta a pensare quanto quella stazione di polizia sia un luogo a metà tra la realtà e la finzione, dove gli orologi non hanno lancette e le penne non lasciano segni sui fogli e dove le domande poste dal commissario sono uno spunto per Onoff, che si ritrova a rispondere ad interrogativi decisivi sulla sua vita e sulla vita stessa.

Glauco Mauri Una pura formalità

Si scopre infatti che il suo nome vero non è Onoff, bensì Biagio Febbraio e che deve il suo pseudonimo  ed il primo successo letterario ad un enigmatico barbone, suo maestro ed amico. Rievoca poi la burrascosa giornata precedente, dove ha avuto una lite con Paola, sua segretaria ed amante, e quindi si è tagliato la barba rivela inoltre la sua crisi artistica che gli impediva di scrivere nuovi libri, culminata col desiderio di essere dimenticato da tutti. Confessa dunque la verità, che il commissario sembrava avere già intuito o addirittura conoscere dall’inizio: l’uomo ucciso dallo sparo nella notte è egli stesso, suicida. Onoff ora comprende perché non funzionava la linea telefonica con la quale voleva avvisare Paola, e perché le penne con cui aveva provato a scrivere non avevano inchiostro: quel posto non è del mondo terreno. Alle prime luci dell’alba e senza opporre più resistenza, Onoff viene portato via dalla caserma a bordo di una camionetta non prima di essersi accomiato cordialmente con il Commissario, il quale  gli confida di avere iniziato a leggere il manoscritto del suo ultimo racconto inedito, trovato a casa sua, e di averlo trovato eccelso. Questo dialogo ha ovviamente senso se inquadrato in una logica terrena, visto che che è molto probabile che Onoff sia già a conoscenza di ciò. L’atmosfera da thriller psicologico  tiene lo spettatore attaccato alla poltrona, ansioso di scoprire il bandolo della questione. In realtà molti quesiti restano insoluti, primo fra tutti la destinazione di Onoff, ma ancor più il percorso che dovrà compiere per giungervi,  simboleggiato dal gioco di luci e di ombre sulle scenografie, quasi a volerci far intuire che a certe domande nemmeno la morte può rappresentare una risposta. L’allestimento scenografico minimale permette allo spettatore di concentrarsi sui dialoghi tra il Commissario e Onoff, giudice e imputato, due facce della stessa sdrucciolevole medaglia: un “IO” travagliato da dubbi e timori nel quale ognuno di noi può trovare una qualche similitudine.

 

Redazione

Frammenti Rivista nasce nel 2017 come prodotto dell'associazione culturale "Il fascino degli intellettuali” con il proposito di ricucire i frammenti in cui è scissa la società d'oggi, priva di certezze e punti di riferimento. Quello di Frammenti Rivista è uno sguardo personale su un orizzonte comune, che vede nella cultura lo strumento privilegiato di emancipazione politica, sociale e intellettuale, tanto collettiva quanto individuale, nel tentativo di costruire un puzzle coerente del mondo attraverso una riflessione culturale che è fondamentalmente critica.

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