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«Green Book», una strana amicizia contro il razzismo

Giovedì 31 gennaio è uscito nelle sale italiane Green Book, film di Peter Farrelly vincitore di tre Golden Globes (miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura e miglior film brillante) e già premiato al box office nel nostro Paese. La pellicola è basata su una storia vera.

Un’amicizia atipica contro il razzismo

Protagonista del film è Tony Vallelonga, detto Tony Lip (Viggo Mortensen), buttafuori italo-americano che d’un tratto si ritrova senza lavoro. Gli viene consigliato di proporsi come autista per il pianista nero Donald Shirley (Mahershala Ali), per accompagnarlo in una tournée nel Profondo Sud.

Donald e Tony non potrebbero essere più diversi: se il primo è un uomo colto e raffinato, il secondo è ben più rude, più avvezzo ai fatti che alle parole. Eppure, nelle otto settimane che passeranno insieme impareranno molto non solo l’uno dell’altro, ma anche di sé stessi.

Soprattutto, l’amicizia con Donald sarà per Tony la possibilità di comprendere l’assurdità della segregazione razziale, che era la norma nel lontano 1962 – un anno dopo, a Washington DC, Martin Luther King avrebbe pronunciato il suo celebre discorso che cominciava con «I have a dream».

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Viggo Mortensen e Mahershala Ali in una scena del film. Foto da Wikipedia

Il «libro verde» della segregazione

Il titolo del film rimanda a un vademecum di cui dovevano servirsi i neri che cinquant’anni fa viaggiavano nel Profondo Sud. Si trattava di una lista di strutture alberghiere in cui gli afroamericani potevano alloggiare senza il rischio di essere aggrediti.

Tony scoprirà, con sempre maggior incredulità, la quotidianità di Donald, in cui discostarsi dal green book significa andare incontro a umiliazioni gratuite. Quello degli Stati Uniti degli anni Sessanta era un mondo in cui per il colore della pelle si poteva negare a una persona un tavolo in un ristorante o lo stesso bagno dei bianchi.

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Un green book. Come si legge in copertina, era destinato ai «viaggiatori negri». Foto da Time Magazine

«Allora chi sono?»

Tony non impiega molto a rendersi conto che Donald è una persona sola. La sua solitudine nasce da una condizione particolarissima: come lui stesso afferma in una scena del film, si sente «troppo nero per i bianchi, ma troppo bianco per i neri». Infatti, finiti i suoi concerti, i bianchi tornano a trattarlo con sufficienza, come fanno con qualsiasi persona nera, e nel contempo i neri gli rinfacciano uno stile di vita troppo agiato, “da bianco” per l’appunto, distante dalle privazioni del loro quotidiano. «Allora chi sono?», si chiede Donald.

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Un momento del viaggio di Tony e Donald. Foto da kulturalneingrediencje.blogspot.com

Una storia per ridere e pensare

Come si è visto, Green Book tratta delle tematiche molto serie, ma agli ultimi Golden Globes concorreva nella categoria dedicata ai film brillanti. Ha infatti il merito di riuscire a far riflettere lo spettatore su un tema più attuale di quanto si possa pensare, e nel contempo di suscitargli in diverse scene una vera e propria risata. Meravigliosa ed esilarante, in questo senso, la sequenza in cui Tony convince Donald a mangiare con le mani del pollo fritto.

Non solo la critica, ma anche il pubblico sembra apprezzare la storia di Tony e Donald. A due giorni dalla sua uscita nel nostro Paese, il film ha già incassato più di duecentomila euro. La speranza è che questo possa essere un buono spunto di riflessione in un momento difficile per l’Italia, in cui non mancano i rigurgiti razzisti.

 

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata a pieni voti assoluti in Scienze Linguistiche e specializzanda in Traduzione. Innamorata della letteratura e dell’arte. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate.