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Innamorati di Hans Christian Andersen: 3 fiabe per iniziare

Chi non ha mai letto da piccolo le fiabe di Hans Christian Andersen? Conosciuto anche come lo “Shakespeare dei bambini”, Andersen è stato il più famoso e prolifico scrittore di favole del mondo. La sua grande intuizione è stata quella di considerare i bambini come dei veri e propri lettori che, al pari degli adulti, avrebbero saputo apprezzare una storia complessa e ben raccontata. E così è stato.

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Riscopriamo insieme l’autore danese immergendoci in quell’atmosfera natalizia mista a malinconia che tutti noi conosciamo e, un po’ sadicamente, apprezziamo. Forse, ora che siamo adulti, rivivremo queste storie sotto una nuova luce.

Chi era Hans Christian Andersen, il re delle fiabe?

Nato a Odense, Danimarca, nel 1805, Andersen visse la sua infanzia in povertà insieme al padre Hans, calzolaio, e alla madre. Dalla miseria vissuta da bambino, però, fioriranno più tardi alcuni tra i suoi più famosi racconti quali La piccola fiammiferaia e Il brutto anatroccolo

Andersen conoscerà l’agiatezza da adulto grazie alle sue fiabe riprese dal folklore nordico e ripensate sì per i bambini, ma completate con tutte le sfaccettature della vita: la nascita e la morte, il dolore e la felicità, il buio e la luce. I bambini non erano lettori di serie B e il suo successo lo dimostra.

Andersen è passato alla storia fra i grandi autori di fiabe dell’Ottocento, ma è stato un autore prolifico toccando molti generi, dal romanzo, alle poesie, alle opere teatrali; prediligendo, da grande esploratore quale era, i diari di viaggio.

Morì nel 1875 a Copenaghen, dove si può ammirare una scultura bronzea in suo onore, oltre alla famosa statua de La Sirenetta.  

Per il 23 dicembre: «L’abete» (1844)

La storia di un piccolo e sciocco abete che voleva crescere in fretta a tutti i costi. Passa così la sua giovinezza a invidiare gli alberi più maestosi di lui, non godendosi le piccole cose della vita: il vento gentile che lo accarezza, i leprotti che saltellano sulle sue radici, la neve che si posa sui suoi rami. Il tempo passa finché non diventa un bell’abete, perfetto per diventare un albero di Natale

Il resto lo possiamo immaginare. Una fiaba triste che insegna quanto sia importante godersi ogni istante della propria vita, non dando nulla per scontato. Una storia perfetta per ricordarci che «l’oggi è un dono per questo si chiama presente».

I bambini ripresero a giocare nel cortile e il più piccolo si era messo al petto la stella dorata che l’albero aveva portato nella serata più felice della sua vita; ora questa era finita, e anche l’albero era finito, e così anche la storia: finita, finita, come tutte le storie.

Per la vigilia: «La piccola fiammiferaia» (1848)

Una delle storie più famose di Andersen. La piccola fiammiferaia è una bambina povera, sola, costretta a rimanere al freddo finché non venderà tutti i fiammiferi, altrimenti il patrigno la picchierà. Per trovare un po’ di sollievo dal freddo pungente, la piccola accende un fiammifero e ad ogni fiammella appaiono davanti ai suoi occhi immagini felici: una stufa calda, una tavola imbandita, un albero di Natale. Per ultima la cara nonna. Per perpetuare questa visione, la piccola accende tutti i fiammiferi, morendo alla fine di freddo, ma raggiungendo così la nonna. Alla faccia del lieto fine.

Allora ne accese un altro. E si trovò ai piedi del più bello degli alberi di Natale. […] Le innumerevoli candele dell’albero di Natale salirono sempre più in alto, fino a diventare le chiare stelle del cielo; poi una di loro cadde, formando nel buio della notte una lunga striscia di fuoco. «Ora muore qualcuno!» disse la bambina, perché la sua vecchia nonna, l’unica che era stata buona con lei, ma che ora era morta, le aveva detto: «Quando cade una stella, allora un’anima va al Signore».

Per Natale: «La regina delle nevi» (1844)

Una delle fiabe più lunghe e più conosciute dello scrittore e che è stata trasposta in tutte le salse al pari di Canto di Natale di Dickens.  

Due bambini, Gerda e Kay, dovranno superare innumerevoli ostacoli in nome della loro amicizia. Kay infatti, vittima di un sortilegio, gettato nel mondo dal Diavolo attraverso uno specchio stregato, viene rapito dalla Regina delle Nevi che lo tiene prigioniero nel suo castello di ghiaccio. Inizia per Gerda un lunghissimo viaggio tra i paesaggi nordici, fino ad arrivare in Lapponia a cavallo di una renna. Una volta trovato Kay, dovrà sciogliere l’incantesimo e il ghiaccio nel suo cuore.

«Ahi! Ho avuto una fitta al cuore, e mi è entrato qualcosa nell’occhio!».
La bambina gli prese il capo; lui sbatteva gli occhi, ma no, non si vedeva niente.
[…] Era proprio uno di quei granellini di vetro che si erano staccati dallo specchio, dallo specchio magico, ce lo ricordiamo quell’orribile specchio che rendeva tutte le cose grandi e buone che vi si specchiavano piccole e orribili, mentre le cose cattive e malvage risaltavano molto e di ogni cosa si vedevano subito i difetti. Povero Kay, anche lui aveva ricevuto un granello, proprio nel cuore. E il cuore gli sarebbe presto diventato di ghiaccio.

 


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Azzurra Bergamo

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