Il canto onirico dell’inconscio: Schwanengesang D744

Schwanengesang D744 (“Canto del cigno”) di Romeo Castellucci sconvolge. Tratto da un Lied di Schubert lo spettacolo si articola in diversi canti eseguiti da una meravigliosa Kerstin Avemo, soprano svedese di estrema capacità espressiva.

Noi come Romeo

Il regista vuole coinvolgere anche il pubblico nella domanda che gli è sorta:

«…come fa questa donna che canta […] a conoscere la mia intimità più a fondo di me stesso? Qual è l’origine della sua canzone che tocca così profondamente la mia origine?.»

Castellucci non è solo regista, è artista completo e ce lo dimostra gestendo uno spettacolo talmente essenziale che accoglie la realtà umana completa: in tutte i suoi difetti, amori e desideri. Ci porta all’interno della sua mente mostrandoci la sua visione più profonda di questo “canto del cigno”. 

La delicatezza della morte

Schwanengesang D744 è uno spettacolo sottilissimo, un filo di nylon che se stringe troppo lede la carne.

Il canto è regolato perfettamente nel descrivere i sentimenti della donna senza scadere nel tragico e plateale. Il mezzo lirico non ha mai la meglio su una sottigliezza attenta nei riguardi dell’argomento di cui si tratta. Le parole della donna sono fortissime e alludono a una sofferenza intensa nella donna, ma questo non porta al patetismo bensì all’incrinatura di un canto acuto ma debole che porta il pubblico a sentirsi in intimità con questa donna. 

Le tematiche affrontate sono tra le più svariate, ma tutte affrontate con un perfetto equilibrio sentimentale anche andando nel profondo di temi quali la morte o il dolore di un amore lontano o la tenerezza di un figlio. 

Chi è questa donna?

Potrebbe essere una madre, un’amante, una figlia…ognuno di noi. Non è dato saperlo. Non si comprende se sia necessario immedesimarsi in lei, compatirla oppure semplicemente ascoltarla. 

Non ha nemmeno un nome: potrebbe essere chiunque e allo stesso tempo nessuno. 

Si sa che ama, piange, prova dolore e che è protagonista di un fraintendimento

Qual è questo fraintendimento? Che cosa intende? 

Non è dato saperlo. 

La forza del silenzio

Si avverte subito la rottura quando la donna smette di cantare. La musica continua e così anche i sovratitoli, lasciando che la parola scritta si sostituisca al canto. Sono forse le parole più crude e iraconde di tutto lo spettacolo e il regista ha deciso di farle dire alla musica e al silenzio di lei. Significativo è anche il far abbandonare il pianoforte al musicista lasciando che solo dei suoni naturali accompagnino le parole della cantante. 

Schwanengesang D744

www.triennale.org

Un canto irrequieto che sfiora l’incubo

Non è possibile uscire dal teatro dopo aver visto Schwanengesang D744 senza esserne rimasti colpiti e/o turbati.

La potenza intrinseca di questo spettacolo colpisce nelle viscere e non concede tregua non fino a che non ci si rassegna al fatto che non si è davvero compreso del tutto

Come il nostro inconscio

Schwanengesang D744
concezione e regia: Romeo Castellucci
musiche: Franz Schubert
con: Kerstin Avemo (soprano) e Alain Franco (pianista)
produzione: Socìetas Raffaello Sanzio
Triennale Teatro dell’Arte, 1-3 febbraio 2019

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