Il Figlio di Fedez come categoria filosofica

Leone è il figlio di Fedez e Chiara Ferragni, è la nuova, meravigliosa immagine della natalità. Di lui sappiamo tutto grazie al lavoro certosino dei genitori, solerti registi della sua esistenza. Instagram straborda di suoi ritratti, video, foto: Leone che mangia, Leone che gioca, Leone che dorme, Leone vestito da Batman o mentre suona il pianoforte esplodendo di gioia. Che noia, direte, il solito articolo-pistolotto su quanto sia vana l’esistenza social. No, nulla di tutto questo. Ognuno fa quello che vuole, così i Ferragnez, e Frammenti, per carità, non è un pulpito. Il caso di Leone è solo uno tra tanti, utile per sviluppare qualche argomento filosoficamente interessante.

Il Figlio di Fedez

Premessa. Bisogna stare attenti: a noi non interessa Leone in quanto Leone, Leone in quanto infante figlio di Fedez e Chiara Ferragni, nato il …, a…, ecc.. A noi interessa Leone in quando Figlio di Fedez, che è diverso. Introduciamo questa figura per esigenza di chiarezza: Il Figlio di Fedez non è un individuo particolare, non è questo individuo particolare, in carne ed ossa. Il Figlio di Fedez è una categoria filosofica e designa l’individuo che nasce, cresce, sviluppa la propria identità diviso entro due contesti separati.

Esistenza Standard

Da un lato il Figlio di Fedez, come qualsiasi altro bambino, conduce un’esistenza che chiameremo Standard. L’Esistenza Standard è l’esistenza che accomuna tutti gli umani a partire dal momento in cui vedono la luce: nella confusione dei sensi, in una sempre più chiara visione di sé, degli altri, del mondo, il Figlio di Fedez costruisce la propria identità come noi tutti abbiamo fatto, sperimentando prima sensazioni fisiche, poi accresciute in emozioni, poi divenute un piccolo bagaglio mentale che gli permetterà di dire “io”. Insomma, l’esistenza Standard è l’esistenza standard: uno nasce, cresce, arriva a vent’anni che più o meno sa chi è e sa da dove è venuto.

The Truman Show

Dall’altro lato, invece, il Figlio di Fedez conduce un’esistenza che chiameremo Truman. Ed è questa la sua peculiarità. Che cos’è l’Esistenza Truman? Presto detto.

L’idea del film The Truman Show è semplice ma geniale. C’è quest’uomo, Truman, che conduce la sua esistenza Standard (nasce, cresce, s’innamora, ecc.). Senza saperlo, però, Truman è continuamente filmato da telecamere nascoste, mandato in onda, teletrasmesso in mondovisione. Lo Show è l’esistenza Standard di Truman, questa specie di Grande Fratello che non chiude mai il suo occhio. Truman non sa di essere filmato. Truman è convinto che la sua esistenza Standard sia vera (True-man) quando, invece, costruita anche nei minimi dettagli, dall’identità dei vicini (nient’altro che semplici attori), al discorso dell’amico nel momento di crisi (nient’altro che una recita ripetuta tramite auricolari), dalla moglie che pubblicizza coltelli, ai suoi più intimi traumi d’infanzia. Il creatore dello Show si chiama, sorpresa delle sorprese, Christof, e gira con gli occhialetti tondi e la coppola. Tutto il film si gioca sul rapporto fra verità e finzione: noi, insieme al pubblico del Truman Show (ossia, in un loop efficacemente escheriano: noi) sappiamo ciò che Truman non sa e, soprattutto, sappiamo che la nostra realtà è quella reale. Truman, ovviamente, no.

Figlio di Fedez

Esistenza Truman

L’esistenza Truman è l’Esistenza di Truman, ovvero l’esistenza Standard che, in più, ha un pubblico. C’è qualcuno che assiste all’Esistenza Truman non perché ne faccia parte, ma perché desidera guardare lo Show rappresentato dall’Esistenza Truman. Oltre alle conoscenze (sociali, familiari, affettive) gli spettatori sono parte strutturale dell’Esistenza Truman, come il The Truman Show esiste, prima di tutto, per essere mostrato (show).

Ora, che c’entra il figlio di Fedez? (attenzione, qui senza maiuscole: quindi facciamo riferimento al figlio di Fedez, Leone, di cui abbiamo parlato in apertura, e non al Figlio di Fedez in quanto categoria). C’entra, perché si ha l’impressione, dando una rapida scorsa alla pagina Instagram di Fedez o di Chiara Ferragni, che quello che valeva per Truman, valga anche per Leone. Leone è continuamente filmato, fotografato, ritratto mentre mangia, dorme, beve, gioca, si arrabbia, e subito caricato sotto forma di post su Instagram e social vari. Come di Truman, anche di Leone possiamo considerarci il buon vecchio zio di famiglia che partecipa dal di fuori all’evoluzione del piccolo angioletto: l’abbiamo visto nascere, muovere il primo passo, dire “mamma”, dire “papà”, poi camminare, sappiamo cosa lo fa arrabbiare e cosa lo diverte. Il figlio di Fedez conduce la sua Esistenza Standard, per buona parte, sotto i nostri occhi di spettatori inteneriti. Ed è per questo che, insieme, la sua esistenza, oltre che Standard, è Truman.

Figlio di Fedez

Il figlio di Fedez come categoria

Il Figlio di Fedez come categoria filosofica, dunque, designa quella vita in cui Esistenza Standard ed Esistenza Truman si sovrappongono. Ecco perché, come dicevamo all’inizio, il Figlio di Fedez sviluppa la propria identità entro due contesti diversi, Standard e Truman. Il Figlio di Fedez condivide l’evoluzione della propria Esistenza Standard con il mondo intero: egli ha un pubblico, egli è il protagonista di uno spettacolo.

Differenze: reale\virtuale

Bisogna precisare, tuttavia, che a differenza del Truman Show, per quanto riguarda il Figlio di Fedez la linea che separa il reale dal virtuale, che separa la vita dallo show, non è così visibile. Nel caso di Truman noi spettatori sapevamo con certezza che lui, Truman, era quello ingannato, e noi, pubblico, quelli realmente reali. Possiamo dire lo stesso per quanto riguarda il Figlio di Fedez? Possiamo dire che siamo noi quelli reali e lui quello virtuale, che la sua è solo una recita e la nostra solo una platea? Evidentemente no. La sua recita coincide con la sua vita, e la sua vita coincide con lo show. In fondo, tutto questo non è altro che una breve nota a piè di pagina a Jean Baudrillard, Guy Debord e compagnia, che già sapevano che la realtà è morta, uccisa dai mass media.

Conseguenze

Il seguito del discorso è inquietante (anche se spesso ciò che ci inquieta è quel pezzo di realtà che non siamo ancora pronti a pensare). Intanto: quali sono le conseguenze a livello di sviluppo psicologico per il Figlio di Fedez? Le due esistenze separate, Standard e Truman, si sovrappongono e coincidono. Diventa allora pressoché impossibile, per il Figlio di Fedez, distinguere quale sia la sua Esistenza Standard e quale sia la sua Esistenza Truman. Dove finisce la sua recita e dove inizia il lavoro su di sé? Quando la vita si riduce ad uno spettacolo per un pubblico, allora vivere significa recitare. Ma, in questo modo, il Grande Altro rappresentato nell’Esistenza Standard dalla società, dalla famiglia, da tutto ciò che lì fuori non è noi stessi e con il quale, per contrapposizione, noi cresciamo e costruiamo la nostra identità, per il Figlio di Fedez dovrà subire una duplicazione. Il Grande Altro è, certo, la società, la famiglia, gli affetti ecc., ma, insieme ad esso, la telecamera (in senso lato, s’intende). Il Figlio di Fedez si troverà diviso in questo processo di doppia oggettivazione da parte dell’Altro: egli è oggetto pubblico e, allo stesso tempo, oggetto privato. Uno scalino in più in quell’ascensione che si chiama Fatica di essere se stessi, per citare un gran bel libro di Alain Ehrenberg. Libro che, tra parentesi, per restare allusivi, è uno studio sulla depressione e fenomeni attigui, come la schizofrenia…

Restare (attenzione: spoiler)

Ad un certo punto del film, Truman scopre quello che non doveva scoprire, che la sua Esistenza Standard manda avanti uno show, anzi, lo show più seguito al mondo. Scopre che non ci sono fatti, ma solo attori più o meno bravi a recitare. Decide di scappare. Prende una barca, raggiunge i confini fisici del microuniverso nel quale è vissuto fino ad allora (una parete dipinta di blu che funge dal cielo) e vede una scalinata che conduce a una porta. (Intanto Platone saluta dall’alto). È questo forse il momento più interessante del film. Si palesa Christof, che parla da un microfono. Come succede, dicono, con Dio, Truman non vede Christof, ma Christof, seduto sulla postazione del regista, vede Truman. E gli dice: Truman, non uscire. Non andartene. Resta qui. Lì fuori non c’è nulla che possa renderti più felice di quanto che ci sia qui. La realtà, la vera realtà, è brutta e fa male. Truman saluta, ringrazia, ed esce.

La domanda è: c’è un di fuori per il Figlio di Fedez? Può scegliere la vita vera, il Figlio di Fedez? Forse Christof, che nel film passa per il cattivone, ci vedeva lungo: a Truman conveniva restare dov’era.

Condividi: