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Il Governo taglia ancora sulla musica, orchestre storiche costrette a chiudere

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Da Roma arriva il nuovo taglio che colpisce duramente i bilanci (già precari) della musica locale italiana: il recente decreto del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact) ha fissato i contributi del Fondo unico spettacoli. Un provvedimento che ha creato dispiaceri in tutta Italia, visto che sono stati cancellati i sostegni a decine di orchestre e associazioni, mentre altre realtà hanno potuto ricevere anche cinque volte i contributi previsti.

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Sul sito del Mibact sono comparse le cifre del decreto: più di 60 realtà musicali sono state «non ammesse al contributo», cioè condannate ad estinguersi. Molte altre pesantemente penalizzate, poche premiate. In molti di questi casi sfuggono i motivi delle scelte e l’oggettività che doveva essere garantita dai parametri del nuovo decreto appare penalizzata da decisioni tutt’altro che sostenibili. Perché finanziare con 750 mila euro l’Orchestra Sinfonica Siciliana e 240 mila in meno la Toscanini di Parma? E perché, mentre dal governo giungono continui inviti alla ricerca e alla sperimentazione, vengono punite le associazioni più attive come il Centro Ricerche Musicali, l’Ex Novo Ensemble di Venezia, storico gruppo dedicato alla musica contemporanea e l’Associazione Nuova Consonanza di Roma, scuola reale per tanti giovani compositori?

 

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Fonte: www.centralpalc.com

«Quali competenze sono state messe in campo per tali drastici giudizi?» ha affermato Massimo Mercelli, direttore artistico del Festival dell’Emilia Romagna, riferendosi alla scarsa adeguatezza tra lavoro e vita musicale della maggioranza dei componenti della Commissione musica del ministero, dalla quale lo scorso 22 luglio si è dimessa Silvia Colasanti in disappunto dalle molte decisioni prese dai colleghi. La compositrice romana ha inviato una lettera al ministro Dario Franceschini e al direttore generale dello Spettacolo dal vivo Salvatore Nastasi, motivando la sua decisione col fatto che l’attuale legge (il D. M. del 1° luglio 2014 sullo spettacolo dal vivo) lascerebbe poco spazio ai criteri qualitativi nella valutazione dell’attività delle varie istituzioni musicali, mettendola dunque nell’impossibilità di conseguire gli obiettivi culturali legati alla sua figura.

Un esempio ormai reale di questa presa di posizione è la situazione critica dell’orchestra di Mantova che ha all’attivo una stagione con 800 abbonati come Tempo d’Orchestra e che questa primavera ha riempito la città con il festival Trame sonore a Palazzo e si è vista ridurre il finanziamento di 60mila euro (erano 200mila, un taglio del 30 per cento), con la prospettiva di ulteriori tagli nei prossimi anni. Ignorata totalmente dal Ministero, invece, la Società della Musica, anch’essa protagonista dalla musica cittadina mantovana: da due anni otteneva un contributo di 10mila euro, ora ridotto a zero. Cancellate anche le poche migliaia di euro che andavano a sussistere l’attività musicale dell’Accademia Nazionale Virgiliana, mentre non è stata accolta la richiesta di contributo inoltrata da Stefano Maffizzoni, promotore della stagione dei Concerti della Domenica.

Come sta accadendo per il teatro, anche le molte associazioni musicali hanno chiesto «l’accesso agli atti» e stanno presentando ricorso, prima al Ministero, poi al Tar del Lazio. Inoltre, una grave polemica coinvolge l’Agis, l’Associazione dello spettacolo che raggruppa tutte le categorie del settore. Si rimprovera all’attuale presidente Carlo Fontana una pessima tutela dei soci e una cattiva gestione sui parametri espressi dal nuovo regolamento, per i quali la qualità è un valore che acquista e perde valore secondo le leggi di mercato più infimo, lasciando, ancora una volta, l’umanità del prodotto fine a se stessa.

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Andrea Brunelli

Studente di ingegneria a Trento con la passione per la musica, quella vera. Cercatore di verità oltre il muro grigio.

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