Impressionismo

«Impressione, levar del sole» di Claude Monet: l’alba dell’Impressionismo

«Senza i tubetti di colore non ci sarebbero stati Cézanne, Monet, Sisley o Pissarro, niente di ciò che i giornalisti avrebbero chiamato Impressionismo». Questa citazione viene attribuita a Renoir e rimarca un’innovazione determinante nel successo della pittura en plein air: i tubetti di stagno per conservare i colori ad olio, inventati nel 1841 dal ritrattista americano John Rand. La comodità di poter lavorare all’aria aperta e non richiusi in un atelier ad impastare e triturare colori, è alla base di grandi capolavori, come Impressione, levar del sole realizzato da Claude Monet nel 1872, conservato al Musée Marmottan Monet, e dal cui titolo trae origine la definizione della corrente impressionista.

«Impressione, levar del sole» di Monet: analisi dell’opera

Questa opera non è un unicum ma fa parte di una serie di sei tele raffiguranti lo stesso soggetto, ripreso in diverse ore della giornata e da differenti visuali.

Il porto di Le Havre è immerso in una foschia eterea che rende il paesaggio sfocato e indistinto. In primo piano, troviamo tre barche, posizionate in diagonale e delineate in modo meno definito man mano che lo sguardo si addentra nella nebbia verso l’orizzonte. Sullo sfondo da sinistra si intuiscono alcune fumose ciminiere, gli alberi e i pennoni delle imbarcazioni più grandi ormeggiate, sulla destra le gru e i mezzi per lo spostamento delle merci.

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Il sole, appena sorto, irradia, con diversa intensità, toni aranciati su tutto il dipinto. Questa luce così calda, che si riflette sul mare, si contrappone ai colori freddi azzurro-grigi del cielo plumbeo e dell’acqua. Non c’è un disegno preparatorio, le pennellate sono veloci e brevi, di colore puro.

Tutto ciò rende la scena surreale, l’atmosfera quasi onirica. La realtà non è riprodotta fedelmente, come vorrebbero i dogmi accademici. Il soggetto dell’opera passa dall’esterno reale (il paesaggio) all’interno immateriale (lo sguardo e la sensibilità dell’artista) e diventa impressione, l’emozione vissuta e immortalata proprio in quel luogo, in quell’esatto momento.

A proposito di Claude Monet

Da abile caricaturista, Claude Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926) ebbe la possibilità di crescere artisticamente grazie all’incontro con Eugène Boudin e la conoscenza a Parigi di Gustave Courbet. Nel 1862 entrò a far parte dell’accademia di Charles Gleyre da cui si allontanò per le rigide regole della tradizione pittorica insegnate. Insieme a Camille Pissarro, Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Pierre-Auguste Renoir, Monet abbracciò l’arte en plein air.

La prima mostra con altri colleghi innovativi fu nel 1874 nell’atelier del fotografo Nadar. Risale ad allora la spietata stroncatura del critico Louis Leroy sulla rivista Le Charivari che, giocando con il titolo di Impressione, levar del sole, denigrò le opere tacciando gli autori di incapacità artistica e tecnica. Monet dovette aspettare il 1889 e una sua personale alla galleria Petit di Parigi per ottenere il successo che meritava. Trasferitosi a Giverny, continuò a dipingere la natura, spesso in serie come le sue famose Ninfee, anche quando si ammalò di cataratta e diventò quasi cieco.


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Lorena Nasi
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